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Quel Dna è di Bossetti: il procuratore replica alle accuse sul test

Francesco Dettori replica alle notizie sulla scarsa attendibilità del test del Dna che inchioderebbe Massimo Bossetti come killer di Yara Gambirasio. Negli ultimi giorni, diversi giornali, dopo un intervento dell'avvocato Claudio Salvagni, avevano avanzato ipotesi sul fatto che il test effettuato sulle tracce di Dna ritrovate sugli indumenti della ragazzina potessero non appartenere al carpentiere di Mapello

Il procuratore della Repubblica Francesco Dettori replica alle notizie sulla scarsa attendibilità del test del Dna che inchioderebbe Massimo Giuseppe Bossetti come killer di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola.

Negli ultimi giorni, diversi giornali, dopo un intervento dell’avvocato Claudio Salvagni, legale di Bossetti, avevano avanzato ipotesi sul fatto che il test effettuato sulle tracce di Dna ritrovate sugli indumenti della ragazzina potessero non appartenere al carpentiere di Mapello in carcere dallo scorso 16 giugno. 

Ecco il comunicato diffuso dal procuratore Francesco Dettori:   

"Sulle notizie apparse sui mezzi di comunicazione di massa in ordine alla valenza probatoria del DNA repertato e utilizzato nel processo a carico di Massimo Giuseppe Bossetti, mettendola in qualche modo in discussione e incentrando le relative critiche sulla distinzione tra DNA mitocondriale e DNA nucleare, la Procura della Repubblica di Bergamo ribadisce che tale profilo è stato già oggetto di ampia e approfondita valutazione in sede di accertamenti tecnici, con i risultati ampiamente conosciuti e che tali evidentemente rimangono".

Commenti

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  1. Scritto da Sileno

    A mio parere, non è equo né equilibrato che ìn Italia, le Procure della Repubblica abbiano sede nei Tribunali. Ciò per motivi di contiguità, frequentazioni, influenzabilità emotiva, di subalternabilità dei caratteri, dei ruoli, delle personalità e storie professionali dei diversi esponenti delle istituzioni, ora tutti dirimpettai di corridoio all’interno d’ogni Tribunale. L’indipendenza del Giudice inizia dall’equidistanza, anche lavorativa, dalle parti che l’adiranno.

    1. Scritto da Fabio

      Sì, ma non introduciamo ulteriori elementi di incertezza nell’operato dei Giudici. Siamo passati da una loro insindacabile onnipotenza di qualche decennio fa al più recente sport di mettere in discussione tutto quello che fanno (sapientemente sollecitato da qualcuno interessato ad insinuare dubbi …..). Il DNA è DNA e se il Procuratore precisa che la differenza tra DNA nucleare e DNA mitocondriale è già stata presa in considerazione, bisogna credergli e l’avvocato fa solo il suo mestiere

    2. Scritto da erminia

      Non capisco l’attinenza di questo commento… a Bergamo le sedi dei due uffici Procura e Tribunale sono dislocate in edifici separati e non contigui…dunque…

      1. Scritto da Silene

        Come può leggere dal commento sopra, di Fabio, è così che “bisogna credere ai Giudici” anche se a parlare è il Procuratore. E si deve credere…… Ancor prima del dibattimento! Per le sedi degli uffici giudiziari, la titolazione degli edifici, il flusso lavorativo e tutto ciò che va a contestualizzare l’iter storicizzato in sé di ogni procedimento giudiziario, molto ancora si può fare in Italia per l’obbiettivo dell’equo, rapido e non pre-schierato processo dibattimentale, in aula.

  2. Scritto da Vacario

    Et de hoc satis.