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Foppa, è crisi vera: dopo gli anni dei trionfi i playoff sono a rischio

Il nostro Alberto Caprini analizza il momento molto poco brillante della formazione bergamasca che dopo il ko rimediato anche contro Conegliano vede l'obiettivo playoff traballare: Scandicci in una settimana ha recuperato 5 degli 8 punti di svantaggio.

Cose turche al PalaNorda. Trascinata dalla fuoriclasse Ozsoy e dall’opposta bulgara Nikolova (48 punti in due), l’Imoco Conegliano ha inflitto domenica la terza sconfitta consecutiva alle rossoblù, la quinta casalinga in poco più di mezzo campionato. E la classifica ora si fa preoccupante con l’obiettivo playoff non più così sicuro come qualche tempo fa. La squadra infatti mantiene ancora la settima posizione, pur vedendosi allontanare le dirette avversarie con cui ha duellato finora per quinto e sesto posto (Busto e Conegliano) ma si trova a dover rintuzzare gli attacchi di Scandicci. Le toscane in una settimana hanno recuperato cinque degli otto punti di svantaggio e saranno proprio la prossima avversaria della Foppa in uno scontro diretto caldissimo. Da qui a fine ritorno quindi un occhio alle rossoblù e un altro ai campi di Scandicci e di Montichiari, nona in classifica e prima delle escluse con quattro punti di ritardo dalle nostre ma penalizzata da un calendario proibitivo in questa fase. Due di queste tre andranno avanti, una rimarrà al palo.

SGUARDO ALLA COPPA – Ma tralasciamo per ora i discorsi legati al campionato e guardiamo al presente immediato, che si chiama coppa Italia e vedrà la Foppa impegnata ancora con l’Imoco. Il match di andata si giocherà proprio domenica prossima, 1 febbraio, al PalaNorda mentre il ritorno mercoledì 4 nella Marca. Non nascondiamoci: per quanto visto, le speranze di accedere alla Final Four sono ridotte al lumicino. Vero che le venete sono una formazione superiore sotto il profilo atletico e tecnico, potendo schierare giocatrici navigate come Barazza, Fiorin, De Gennaro e talentuose come Nikolova, Ozsoy e Adams. Però non possiamo nascondere la delusione per non aver saputo sfruttare il momento difficile che le Pantere stanno vivendo essendosi presentate a Bergamo dopo un misero tie-break contro il fanalino Urbino, tramortite dal ko in coppa CEV a Sopot, con un solo allenamento specifico (sabato) dopo un lungo viaggio di rientro, senza l’alzatrice titolare Glass, senza il primo allenatore (in panchina il vice Bertocco in attesa del sostituto dell’esonerato Negro). Insomma, un Conegliano così allo sbando non lo troveremo più ed era l’occasione giusta per approfittarne. Ma dove sta la differenza tra le due squadre?

ATTACCO SPUNTATO – La Foppa da alcune partite concede troppo alle attaccanti avversarie con un equilibrio muro-difesa poco produttivo e non riesce ad essere sufficientemente incisiva al servizio. Per abbattere le Pantere, che hanno nella ricezione il punto debole, è necessario mantenere un livello elevato dai nove metri e addirittura tante volte non è sufficiente. Bastino alcune cifre: Conegliano ha messo a terra il 37% dei palloni in cambio palla dopo una ricezione negativa, più di uno su tre. La Foppa solo il 20%. Questo divario nonostante un’alzatrice mediocre come Katic (riserva di Glass) che non ha certo impressionato per precisione. Ma se hai la fortuna di schierare giocatrici come Nikolova o Ozsoy, anche se l’alzata è troppo corta, lunga o bassa, sai che le due bocche di fuoco la gestiranno con la giusta intelligenza, evitando errori o forzature laddove non necessarie. E questo è puntualmente avvenuto.

TROPPI ERRORI – Aggiungiamo che il numero degli errori delle rossoblù è ancora troppo alto per fronteggiare squadre di vertice e che la squadra accusa qualche problema di incostanza e di equilibrio che nemmeno i frequenti cambi di Lavarini riescono a compensare. Anzi forse tolgono un po’ di sicurezza alle ragazze generando paura di sbagliare e di essere sostituite. Togli una e metti un’altra, migliori a muro ma perdi in attacco, rinforzi la ricezione ma perdi in centimetri. Cambiando gli ingredienti, il sapore purtroppo è sempre lo stesso. Infine l’alzatrice Radecka, in una fase di involuzione: poche idee e confuse. Al punto da convincere Lavarini a schierare per quasi due set la giovane Mori su cui spendiamo invece parole al miele: non ha cambiato la partita ma almeno ha cercato con più insistenza le centrali e ha mostrato di avere colpi interessanti in ottica futura.

POCA DETERMINAZIONE – Al di là degli aspetti tecnici denunciati, un altro fattore che non sta convincendo in questa fase della stagione è il vedere solo a tratti la cattiveria agonistica che ha sempre fatto parte del dna della squadra. Si pensi al primo set, dove si è incassato un terribile nove a zero che è costato il parziale senza riuscire a scuotersi. Quando un set inizia bene di solito finisce bene. Ma quando inizia all’inseguimento, si ha la sensazione che finirà male. Fuori la grinta ragazze! Il PalaNorda una volta era un fortino quasi inespugnabile. Non è accettabile che su otto partite davanti ai propri tifosi se ne siano vinte solo tre di cui due con squadre da A2 come Forlì e Urbino. Finora si è rimediato ai ko casalinghi con successi importanti fuori (Firenze, Conegliano, Montichiari) ma non sempre sarà così e rimane il rammarico per come sono state affrontate alcune partite in cui si sono lasciati per strada punti pesanti.

CI VUOLE UN’IMPRESA – La logica suggerisce quindi un quarto di finale di coppa Italia tutto in salita. Il doppio confronto (con ritorno in Veneto) favorisce ovviamente la squadra più forte che può rimediare ad una serata storta. Servirà un’impresa: testa, cuore, attenzione maniacale, tensione agonistica al 100% dal primo all’ultimo punto e anche un po’ di fortuna. Sperando che le Pantere concedano qualcosa.

Alberto Caprini

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