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Chi vuole la morte delle Banche Popolari?

Nel 2008 toccò alle BCC rischiare: chi voleva mangiarsele forse oggi punta alle Popolari.... è il dubbio che si pone Monsieur E

di Monsieur E

Qualche anno fa, nel 2008, le BCC furono oggetto di una minaccia di procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea per una presunta violazione dei trattati in relazione allo speciale trattamento fiscale del fondo di riserva.

Le BCC si attivarono rapidamente a Brussels e la vicenda venne rapidamente chiarita nei suo reali contorni.

Andando però più a fondo, per capire meglio da dove avesse tratto origine l’intera vicenda (che sembrava originata unicamente da diligenti e prudenziali scrupoli tecnici dei funzionari della Commissione Europea), si scoprì che un qualche ruolo di “suggeritori” lo avevano avuto alcuni colossi bancari esteri (uno olandese, in particolare) che, verificato che le BCC rappresentavano una fetta sostanziosa ed interessante del mercato bancario italiano, avevano cercato un sistema per “mangiarsela”.

Le Banche Popolari italiane sono tradizionalmente poco attive sulla piazza di Brussels (non è una caratteristica settoriale, ma nazionale: il nostro Paese non ha ancora metabolizzato il fatto che Roma non è più caput mundi da qualche secolo).

Se lo fossero maggiormente, probabilmente avrebbero avuto sentore dei movimenti che, da alcuni mesi, c’erano attorno a loro e non certo da parte della Commissione Europea o a motivo del problema del voto per testa (l’ex Commissario Mc Creevy, alla fine di un lungo tira e molla, ha archiviato definitivamente la pratica della richiesta di abolire la regola del one share one vote anni fa, chiarendo che il dossier era chiuso una volta per tutte da parte della Commissione Europea).

In particolare avrebbero potuto dare la giusta attenzione ad un articolo di Nadege Jassaud, funzionaria del FMI, intitolato The Role of Corporate Governance in strenghtening Italian Banks (http://www.voxeu.org/article/aqr-results-and-italian-bank-governance) pubblicato dal portale VoxEU.org ed in particolare al passaggio dedicato alle banche popolari e alle conclusioni finali.

Delle banche popolari, la Jassaud dice inizialmente che esse rappresentano oggi il 14% del mercato bancario del nostro Paese, che a differenza della grandi banche non hanno mai avuto esposizioni finanziarie pericolose, che per questo hanno resistito egregiamente alla crisi e che dal 2008 hanno continuato a rappresentare il partner principale delle PMI italiane.

Dopo di che, in maniera abbastanza sorprendente, da queste premesse trae la conclusione che le banche popolari sono pericolose per la stabilità del sistema bancario italiano (in che senso non si capisce, visto che poche righe prima lei stesso scrive l’opposto) perché la loro struttura di governance non permette di attrarre investitori strategici ed offre opportunità limitate per garantire la presenza di un management affidabile (a quale modello di affidabilità di management si riferisca non ci comprende bene, visto che quello delle grandi banche internazionali è stato all’origine della crisi finanziaria da cui stiamo faticosamente uscendo).

Si arriva così alla conclusione dell’articolo, in cui la Jassaud auspica che le banche popolari siano incoraggiate a trasformarsi in società per azioni normali.

Ora, VoxEU.org è il Policy Portal del CEPR (Centre for Economic Policy Research) di Londra, ha un bilancio che supera i 3 milioni di sterline all’anno e si regge non tanto coi finanziamenti di molte banche nazionali quanto soprattutto di grossi gruppi bancari internazionali (JP Morgan in testa) (http://www.cepr.org/content/supporters-cepr) ed è gestito in consorzio con alcuni siti nazionali.

Tra essi l’italiano lavoce.info (tanto che Tito Boeri è uno dei cinque membri del comitato di redazione di VoxEU.org) dal quale proprio il premier Matteo Renzi ha attinto in questi mesi a piene mani i collaboratori economici più stretti e fidati (in primis lo stesso Boeri, nominato all’INPS).

Dalla pubblicazione dell’articolo di VoxEU.org al decreto del governo Renzi sono passati solo tre mesi.

E’ lecito domandarsi se e quale relazione ci sia fra questi due fatti, alla luce del precedente delle BCC del 2008?

Commenti

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  1. Scritto da 8 miliardi

    non ditemi che banche che capitalizzano più di 8 miliardi sono banche “popolari”.

    1. Scritto da Rovettese

      Si ti confermo sono banche popolari. Questo conferma che il popolo plebeo è + ricco e i patrizi sono + poveri :-) Amen

  2. Scritto da Alberto

    L’unico interesse di Renzie con questo decreto è quello di far inglobare MPS (nei cui scandali il PD è coinvolto fino alla gola) in qualche altra Popolare per mantenerne in qualche modo il controllo. Chissenefrega (dicono loro) se poi le altre Popolari saranno fagocitate da qualche gruppo straniero, che come sempre inizierà poi a tagliare posti di lavoro e portarsi a casa la cassaforte…

    1. Scritto da Robademacc

      Certo che ne dici di sciocchezze : un fiume in piena. A parte la solita stupidata su mps, dove non c’è un solo politico pd indagato, secondo te una popolare che diventa spa (ma in ogni caso) si interessa a mps per hobby ? Per quale cavolo di motivo ? La cosa soddisfa i tuoi deliri notturni ?

  3. Scritto da ANTONIO

    …E’ invece interessante considerare che con l’abolizione del voto capitario gli azionisti bergamaschi di UBI perderanno il controllo della Banca a favore degli azionisti bresciani minori per numero ma molto più ricchi in capitale investito.
    Mi pare sacrosanto che il voto di un azionista che detenga azioni per 1 milione di euro, conti di più di chi ne detiene per un valore di € 10.000,00.
    Dove e’ lo scandalo?

    1. Scritto da stefano

      …ma i bresciani hanno gia’ fatto danni.

      1. Scritto da Gio

        Tanto, saranno entrambi scalati da un terzo. Si supereranno i provincialismi e la ridondanza dei CDA delle banche rete quando le popolari diventeranno istituti moderni ed aperti al mercato. Io, anche se non sono renziano, credo si una riforma ottima, al tempo stesso credo però sarà difficile attuarla viste le potenti lobbi catto/bancarie… per inciso, qualcono ancora crede che le popolari siano davvero governate dal basso?

  4. Scritto da stefano

    poi non lamentatevi se finira’ come MPS, Monte dei Paschi di Siena, che senza interventi pubblici sarebbe fallita.
    Quando una banca fallisce alla fine pagano i correntisti…..

  5. Scritto da ANTONIO

    ma mi dite cosa c’e’ di popolare in una banca che rappresenta per dimensioni il terzi gruppo in italia per capitalizzazione?? e che ha lo stesso statuto delle banca di credito cooperative che sono si legate al territorio.
    E’ semplicemente ridicolo questo coro di lamentale.

  6. Scritto da megliodi

    preferisco un padrone straniero onesto che porti reale concorrenza (abbiamo i costi di conto corrente piu’ alti d’europa) che i personaggi che hanno gestito le “grandi” popolari come se fossero di loro proprieta’ e senza rischiarci un soldo, anzi distinguendosi per una serie di malefatte (ponzellini, ubileasing, bazoli, etruria, etc etc) senza peraltro pagar pegno alcuno. Sicuramente un padrone serio non avrebbe rifinanziato Sorgenia con centinaia di milioni quando gia’ debitore per 2 miliardi!

    1. Scritto da Dolores

      Vero, ma la soluzione proposta è peggiore della situazione attuale. E’ la stessa cosa che succede con le riforme renziane: al grido di “facciamo le riforme” stanno partorendo delle schifezze buone solo per i poteri forti e che vanno contro l’interesse della gente comune. Per questo vanno riformate anche le popolari, ma in senso contrario a quello sinora proposto.

      1. Scritto da perche'?

        perche’ abolire il voto capitario (anacronistico e senza logica per banche che gestiscono patrimoni di queste dimensioni) è peggio della situazione attuale? Guardi se c’e’ qualcuno che odia lo sbruffone di Firenze da capo a piedi sono io. Pero’ gli riconosco molto coraggio a fare questa riforma che andava fatta 20 anni fa’ ma che mai nessun politico ha “osato” fare. Poi saranno uno scandalo anche le fondazioni bancarie, ed altre mille cose ma almeno con questo si e’ iniziato a fare qualcosa.

        1. Scritto da Giovanni

          Concordo (anche io non di certo renziano), siamo un economia banco centrica, dobbiamo liberarci da sistema di lobby e potentati che appesantiscono un economia che si vuole definire moderna. Solo aprendo al mercato un sistema più essere spinto alla competitività.

        2. Scritto da giupì

          Sbruffone sì, ma di Firenze proprio no!. E’ di Rignano s/Arno, in provincia di Firenze.

  7. Scritto da spieghiamocimeglio

    pensate ad una grande “azienda” con un giro di affari gigantesco. Questa azienda invece di essere comandata da chi ci investe viene gestita da un gruppo di persone che solo grazie a clientele, amicizie e scambi di favori riesce a farsi mettere in quei posti. Ora questo andava bene finche’ l’azienda era di fatto una cooperativa di tanti soci, ora che l’azienda è divenuta uguale per dimensione, patrimonio e modalita’ altre aziende mi sembra il minimo chiedere che si comporti come le altre aziende

  8. Scritto da Luciano Avogadri

    Sento lo scricchiolio delle unghie sui vetri di tutti questi Mandarini abituati a comandare con i soldi degli altri e a non rispondere mai a nessuno. Finalmente finalmente finalmente. Lo so che continueranno a insinuare tutto su tutto, a cercare di creare fumo su fumo, ma spero che il Parlamento non abbocchi e Renzi e Padoan tengano duro.

  9. Scritto da MonsieurD

    Le “grandi” banche popolari sono anacronistiche ed una minaccia all’economia in quanto: 1) hanno perso completamente lo spirito “cooperativistico” che le ha fatte nascere e prosperare per decenni divenendo “de facto” delle banche “normali” 2) Grazie al voto capitario i loro patrimoni immensi sono gestiti (malamente con sconfini nell’illegale) da ristretti gruppo di persone che rischiano poco o nulla del loro e rispondono prima agli interessi di chi li elegge invece che a quelli del territorio

  10. Scritto da Sére

    Articolo molto condivisibile! Spiace però constatare che per essere libero di scriverlo, in scienza e coscienza, l’autore abbia rinunciato al proprio nome e sia dovuto ricorrere allo pseudonimo.

  11. Scritto da retroscena

    E’ un bene che si cominci ad indagare su questa improvvisa necessita’ di colpire un settore che si vuole far diventare scalabile !