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Panda Bear, filastrocche elettroniche originali e ipnotiche: da ascoltare

"Meets The Grim Reaper" di Panda Bear alias Noah Lennox, 4 stelle e l'ammissione di Brother Giober: "La recensione più difficile da quando ho iniziato la collaborazione con Bgnews". Ricorda un po' i Prefab Sprout e la bellissima "Appetite è la canone della settimana.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: Panda Bear

TITOLO: Meets The Grim Reaper

GIUDIZIO: ****

Panda Bear è lo pseudonimo dietro il quale si nasconde Noah Lennox, musicista underground nato a Baltimora, Maryland, nel 1978. Dopo un primo lavoro solista nel 1998, intitolato appunto PANDA BEAR, Lennox fonda nel 1999 il gruppo Animal Collective trasferendosi a New York, dove con Scott Mou fonda anche il duo Jane. Nel 2004 pubblica il secondo album YOUNG PRAYER quindi, nel 2007, PERSON PITCH, che ottiene un buon successo di critica che lo eleva a musicista cult e compositore originale e di rango. A distanza di tre anni Panda Bear pubblica il nuovo disco TOMBOY, anticipato da quattro singoli tra cui "You can count on me".

Ne scrivo perché in questi ultimi giorni mi sono sovente imbattuto in articoli che lo riguardano o in recensioni relative alla sua ultima opera, riscontrando un’unanimità di consensi.

Devo segnalare anche che di ogni recensione che ho letto ci ho capito poco o niente ma poi dal primo ascolto del disco mi sono subito reso conto che descriverne il contenuto sarebbe stato tutt’altro che semplice.

A primo udito mi sono trovato di fronte a filastrocche, ritornelli, nenie (“Tropic of cancer”) e il primo riferimento che mi è venuto in mente è stato quello di Jonathan Richman e dei suoi Modern Lovers: la stessa “insostenibile leggerezza dell’essere”, lo stesso approccio fanciullesco, lo stesso stupore che provoca, quando non è banalità, la semplicità.

Ma diverso è invece il contesto sonoro, perché laddove Jonathan Richman componeva ed eseguiva le sue canzoni utilizzando prevalentemente strumenti acustici, qui le sonorità sono elettroniche, i ritmi ipnotici, quasi mai basati sul battito delle percussioni ma invece sulla ripetitività del testo cantato, piuttosto che su un refrain ripetuto all’infinito (Mr Noah).

Poi, sforzandomi di andare oltre, ho riascoltato il disco più volte, e ogni volta ho trovato nuovi motivi di stupore, ora quella melodia originale, ora un arrangiamento particolarmente curato e innovativo.

E ho scoperto altro: una predisposizione alla melodia che mi ha ricordato i Prefab Sprout, le stesse atmosfere impalpabili, la psichedelia di alcune composizioni dei Beatles, quella di SGT Pepper, tanto per intenderci, con le dovute distanze. Un caleidoscopio di suoni, profumi, atmosfere che ti stupiscono ad ogni brano, ad ogni nota.

Atmosfere che nulla hanno a che vedere con quello che potrebbe far pensare il titolo del lavoro considerato che, se non erro, Grim Reaper è la personificazione della morte.

La spensieratezza è la base, sulla quale però spesso si inseriscono motivi di inquietudine più o meno velata, che si coglie in particolare quando l’elettronica diviene rumore, a volte persino fastidioso, o le voci sono più stranianti che altrove come in Sequential Circuits.

Ma anche quando è l’elettronica a prevalere e i suoni diventano gelidi è la facilità del “Panda” ad innestare raffinate melodie pop a colpire : è il caso di Mr Noah, il singolo di “(non grande) successo” che richiama alcuni temi dei lavori del passato dei Tom Tom Club (diaspora dei Talking Heads), soprattutto nello sviluppo ipnotico del brano, oppure di Come to Your Senses, meravigliosa, psichedelica, dove su una base di puro rumore, ripetuta all’infinito si sviluppa un canto di pura tradizione pop che potrebbe, alla lontana, ricordare almeno nelle intenzioni alcune composizioni di Brian Wilson così come l’arte, in generale, dei Beach Boys può essere considerata ispiratrice della musica del “Panda” come conferma anche l’ascolto di This Side of Paradise (presente nella sola versione Deluxe), dove la sovrapposizione delle voci ricorda molto da vicino gli intrecci vocali del gruppo dei fratelli Wilson.

La stessa predisposizione che è possibile riscontrare in Selfish Gene, dove ancora la freddezza della base sonora, è temperata da una melodia squisitamente pop, offerta da una interpretazione, incantata, fanciullesca.

E se non vi ho ancora convinti ascoltate Crosswords, con la sua dolcezza, il suo refrain irresistibile e il modo seducente con cui Noah Lennox vi racconta le sue storie strampalate. Crosswords ha una base di puro rumore su cui plana una dolce melodia fanciullesca perfetta per un pomeriggio durante il quale proprio non si ha voglia di fare nulla, neanche di muovere una palpebra. Crosswords è un ripasso, che dura circa tre minuti, di tutti i più bei brani elettronici degli anni ’80.

Altrettanto Butcher Baker … ( titolo lunghissimo) che è la summa di tutta una certa dance elettronica degli anni ’80.

E può spiazzarti, perché non ci si è abituati, una song come Boys Latin, che di latino non ha proprio nulla , ma che invece assomiglia più ad un canto religioso creandoti però tutt’altro effetto, di pura euforia e di sorpresa.

Mah non so che dirvi, questo disco ha scalfito numerose mie convinzioni in fatto di gusti musicali e ha monopolizzato gli ascolti musicali della settimana. E faccio fatica ad offrire una descrizione che sintetizzi quanto ho ascoltato: le canzoni del Panda sembrano spesso canti religiosi, sviluppati su un tappeto elettronico, quasi sempre ipnotico, che però ha diversi piani di lettura, o meglio di ascolto.

Non è un disco di dance anni ’80 come forse, rileggendo la recensione, avrete capito, ma molto di più.

Di certo questa per me è stata la recensione più difficile da scrivere da quando ho iniziato la collaborazione con Bgnews.

I casi sono due: o sono diventato matto o è proprio un bel disco. A voi la risposta.


Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Crosswords

Se non ti basta ascolta anche:

Tom Tom Club – Woordy Rappinghood

Jonathan Richman – Back in Your Life

Prefab Sprout – Steve McQueen

La canzone della settimana:

Prefab Sprout – Appetite/When Love Breaks Down.

Ricordo perfettamente quando, non sapendo neppure chi fossero, comprai l’album di debutto dei Prefab Sprout, Swoon, convinto da una copertina accattivante e incuriosito da un paio di recensioni di cui non capìì nulla.

Ricordo anche le sensazioni che mi suscitò l’ascolto del brano posto all’apertura del lavoro, Don’t Sing.

Don’t Sing era qualcosa che non avevo mai sentito prima: sghembo, con un ritmo indefinibile e una non melodia che però mi catturò immediatamente. Da quel momento i Prefab Sprout divennero tra i miei gruppi preferiti ed ancor oggi quando voglio ascoltare qualcosa di particolare seleziono Steve McQueen, forse il loro album di maggior successo.

Peccato che i Prefab Sprout fossero in realtà solo uno strumento nelle mani del leader Paddy Mc Aloon, un genio e come tale anche un po’ pazzo. Dopo un lungo abbandono delle scene, dovuto appunto ai problemi del leader, i Prefab Sprout sono tornati alla fine degli anni ’90 senza però avere il successo di prima ma soprattutto senza mai più raggiungere le medesime vette di eccellenza.

In Steve McQueen, spiccavano in particolare due brani di grande impatto Appetite, cantato di fatto a due voci, quella di McAloon e della vocalist (per la verità per quanto ascoltato dal vivo il termine mi pare un poco eccessivo) Wendy Smith e When Love Breaks Down, una ballata di quelle che lasciano il segno, con un arrangiamento tra i più innovativi che io abbia mai sentito.

Panda Bear per certi versi, per la sorpresa che mi ha destato, per le armonie vocali, per le melodie, per una medesima sensazione di “impalpabile” mi ha ricordato da vicino i “prefab”.

Se non conoscete Steve McQueen, cercate di rimediare immediatamente, è uno dei più bei dischi degli anni ’80.

 

Commenti

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  1. Scritto da brixxon53

    Panda Bear subito scaricati, li sto ascoltando a ripetizione e cominciano a piacermi. E capisco anche perché è stata la tua recensione più difficile, comunque tranquillo, sei tutt’altro che pazzo, almeno musicalmente :-)
    Canzone della settimana: Streets of Philadelphia – Bruce Springsteen, ogni commento è superfluo. Buona musica a tutti.

  2. Scritto da baz

    no BG, non sei diventato matto, questo è proprio un gran disco….