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“E’ lui”, lo juventino picchiato riconosce ultrà Ma sms hot lo scagionano

Al processo ultrà non ha avuto esitazioni Francesco Mazzola nell'indicare Gianluca Baroni come l'atalantino che la sera del 7 maggio 2012 l'ha aggredito mentre festeggiava lo Scudetto della Juve. Ma il bergamasco in quei momenti stava messaggiando con la fidanzata e il suo telefono non aggancia mai la cella di Bergamo.

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 "E’ lui, ne sono certo. Lo riconosco dalla corporatura e dalla cicatrice in fronte". Non ha avuto un attimo di esitazione Francesco Mazzola nell’indicare lunedì 26 gennaio, al processo agli ultrà dell’Atalanta, Gianluca Baroni, 29 anni, nato a Ginevra e residente a Villa d’Almè, come l’atalantino che la sera del 7 maggio 2012 l’ha aggredito in centro a Bergamo.

Quella sera Mazzola, 43 anni, operaio di Dalmine e tifoso juventino, stava festeggiando lungo il Sentierone il 28esimo Scudetto appena conquistato dalla sua squadra del cuore, insieme al figlio di sua moglie, Lorenzo Maestroni, diciottenne. Verso mezzanotte, incrocia un gruppo di ultrà nerazzurri che si trovano di fronte all’Atalanta Store allestito in piazza Vittorio Veneto.

"Un atalantino, alto, rasato, ben messo fisicamente – secondo quanto ricostruito dallo stesso Mazzola nel corso delle precedenti udienze – mi ha sfilato la mia sciarpa della Juve. Mi ha colpito con un pugno alla tempia, che mi ha stordito, forse tenendo in mano una cintura arrotolata. In quel momento è passato anche Claudio Galimberti, il Bocia, che ho riconosciuto perché l’avevo visto in tv. E ha detto “copel de bote”, a chi mi picchiava". Poi l’aggressore srotola la cintura e lo colpisce più volte. Lo lascia quasi andare, verso i portici vicini a piazza Dante, ma lo raggiunge e lo picchia di nuovo.

Dopo averlo riconosciuto in fotografia, lunedì mattina davanti al giudice Maria Luisa Mazzola, il tifoso juventino chiamato in causa dal pubblico ministero Carmen Pugliese ha riconosciuto anche di persona Baroni. "E’ proprio lui – le parole di Mazzola in aula, in piedi di fronte all’ultrà – lo riconosco dalla corporatura e dalla cicatrice in fronte. Me lo ricordo bene, quella sera ci ho parlato per farlo desistere dalle sue intenzioni dopo che mi aveva rubato la sciarpa. Anche perchè avevo mio figlio con me". 

"Ma io non ho mai visto questa persona", ha ribattuto Baroni, che da parte sua ha due prove: la sera dell’aggressione il suo telefono aggancia solo le celle della zona di Villa d’Almè, dove vive, e mai quelle di Bergamo città; inoltre, tra le 21.30 e l’1.30 circa, scambia una lunga serie di sms, oltre 150, dall’alto contenuto erotico con l’allora fidanzata. 

Come ha spiegato lo stesso Baroni, accusato di rapina e pestaggio, lunedì in aula: "Sono uscito di casa verso le 21 e sono andato al bar del mio paese, Villa d’Almè, per guardare la partita della juve insieme ad alcuni conoscenti. Sono tornato a casa verso le 23 e ho salutato mio padre, che abita con mia madre nell’appartamento sotto al mio. Nel frattempo stavo scambiando una serie di messaggini un po’ spinti con la mia ragazza, e andammo avanti per più di tre ore. La mattina seguente, alle sei, vennero a casa mia gli agenti della Digos e perquisirono l’appartamento. Caddi dalle nuovole e ci rimasi malissimo nel sapere che ero accusato di rapina, io che non ho mai rubato nemmeno un pacchetto di caramelle". 

L’ultrà nerazzurro ha parlato da indagato anche degli incidenti avvenuti dopo Atalanta-Inter del 13 dicembre 2009, quando una cinquantina di bergamaschi tentarono di assalire i pullman che trasportavano i milanesi fuori dallo stadio, arrivando alla scontro con i carabinieri schierati: "Sono completamente estraneo ai fatti. Ricordo che quel giorno dopo la partita ero al baretto a guardare i gol della giornata. Ho sentito alcune esplosioni in lontananza, tutto qua. Non ho partecipato ai tafferugli".

Eppure il 15 febbraio 2010 Baroni viene convocato dalla Digos per quei fatti. Prima di recarsi in questura, però – come riportato nelle intercettazioni dal pm Pugliese – telefona a Claudio Galimberti per avvertirlo: lui gli dice di negare tutto e di fargli sapere come va: "Non c’ero davvero, non c’era bisogno di dirmelo". Poi, all’uscita, richiama il Bocia per riferirgli come era andata: "Gli ho telefonato perchè essendo un personaggio di spicco della tifoseria doveva essere informato sui fatti. Tutto qua".   

 

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Commenti

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  1. Scritto da angelo

    Quanta tenerezza fanno questi bamboccioni che passano dalla cameretta in casa con i genitori all’appartamento sopra la casa dei genitori? Tanto cucina, lava, stira e pulisce sempre la mamma! Loro poi fanno i grandi allo stadio, quando sono nel gregge.

  2. Scritto da il polemico

    immagino che il fatto che gli sms scambiati fossero dal contenuto HOT costituisca un elemento sostanziale per l’indagine… certo per verificarlo bisognerebbe pubblicare almeno una fotografia in bikini della fanciulla destinataria di cotanti poemi!

  3. Scritto da bergamotto

    Il cellulare diventa prova regina ? Difficile decidere, d’ altro canto il proprio cellulare può anche essere lasciato ad altri, a precostituire un alibi…Gli SMS non hanno voce….

    1. Scritto da Dax

      E’ stata peppa pig…