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Persone, progetti e fondi per far rinascere le periferie del Bel Paese fotogallery

Il convegno annuale della Fondazione Italcementi, che si è svolto sabato 24 gennaio alla Fiera di Bergamo, ha lanciato alcuni idee programmatiche per il recupero delle periferie italiane.

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Il tema è ostico, anche se affascina. “Rammendo e rigenerazione urbana per il nuovo Rinascimento”. Sottotitolo: “Rammendare le città e il territorio, a partire della periferie urbane”.

La Fondazione Italcementi Cav. del Lav. Carlo Pesenti ormai ci ha abituato a volare in alto con il suo convegno annuale e, quest’anno, non è da meno.

L’appuntamento di sabato 24 gennaio alla Fiera di Bergamo riserva diverse sorprese. L’atrio del polo fieristico è un vero incantevole giardino, degno del Rinascimento, anche se il vero obiettivo di portarci fuori dal chiostro del Medioevo (leggi la crisi economica che attanaglia da sette anni il mondo intero) sono gli interventi dei relatori.

Ad aprire il cancello che si affaccia sul nuovo Rinascimento è Giam Piero Pesenti, presidente del Gruppo Italcementi, che nel fare gli onori di casa rammenta che serve “una rinascita che cambi in meglio le realtà urbane, le periferie in particolare, e la vita stessa delle persone che le vivono. È accaduto e accade in molte parti del mondo e dell’Europa: pensiamo a Marsiglia, Berlino, Londra e alle molte altre realtà urbane in cui zone vecchie e degradate dei centri abitati hanno lasciato il posto a quartieri più sostenibili, più belli, più vivibili, contribuendo alla rinascita economica e sociale di intere città”.

Un augurio? Forse qualcosa di più.

Un progetto realizzabile, se lo delinea un architetto come Renzo Piano che con il suo contributo video ne traccia le linee guida. Piano cita Londra, Berlino facendo eco a Pesenti.

E Bergamo non è lontana. Il rammendo, antica arte del cucito per recuperare un abito ferito da una lacerazione, sta alla base anche del progetto RIFO promosso da Italcementi e realizzato dall’Università di Bergamo con il coordinamento dalla professoressa Emanuela Casti, che in un video spiega il percorso di ricerca che ha portato a individuare in diverse città lombarde, tra cui in particolare Bergamo, gli spazi inutilizzati che potrebbero essere recuperati in un’ottica di “rigenerazione urbana”. Una strategia che prevede la demolizione di caseggiati ormai non più sostenibili dal punto di vista della sicurezza e delle qualità ambientali, architettoniche e urbanistiche e la loro sostituzione con edifici realizzati con nuovi materiali e tecnologie.

 

La matita sulla planimetria di una città è come un ago della rammendatrice. Lo evidenzia l’architetto Mario Cucinella, fondatore dell’organizzazione no profit “Building Green Future”, che osserva: “A volte per migliorare la vita di un quartiere può bastare una nuova biblioteca, un giardino curato, un percorso pedonale tra una scuola e una palestra. Non interventi dall’alto, da “archistar”, ma soluzioni che migliorano la vita quotidiana e favoriscono l’incontro tra le persone”. Come in una sartoria dove si confrontano le scuole di taglio, anche il convegno vede scontrarsi due scuole di pensiero capitanate da una parte da Silvano Petrosino, Filosofo e professore dell’Università Cattolica che rimarca “l’impossibilità dell’uomo di non abitare, ovvero di prendersi cura dei luoghi e della loro buona gestione. Una legge ormai capovolta che occorre ripristinare per aprire le possibilità del nuovo Rinascimento”.

Dall’altra Geminello Alvi, scrittore ed economista, va più al sodo e chiede un grande investimento di fondi per rammendare quel tessuto urbano. Senza denari non si va da nessuna parte.

Uno scontro tra titani che si sfidano a termini in greco e filosofie e scuole di pensiero. Si cita persino l’Apocalisse. “Alla termine dell’Apocalisse c’è una città celeste che va realizzata, agli architetti il compito di progettarla” conclude sarcastico Alvi.

Dalla città celeste, ovvero Gerusalemme, a New York, il passo non è breve, ma serve a Francesco Daveri, economista, per portare l’analisi di due casi: la rinascita di Harlem, da quartiere degradato a nuovo centro di gravità della Grande Mela, e un sistema d’incentivi per spingere i migliori professori a lasciare i quartieri centrali per quelli periferici. “Il recupero delle periferie parte dal basso, da chi ci vive” conclude Daveri.

Ma esistono casi di rammendo anche in Italia. L’esempio lo testimonia l’attività di Aldo Mazzocco (CEO di Beni Stabili Siiq Spa e Presidente di Assoimmobiliare) che illustrato la rigenerazione sostenibile del complesso Torri Garibaldi in area Porta Nuova a Milano, e il progetto Symbiosis, che andrà a ricucire il territorio urbano in area Porta Romana, sempre a Milano, in adiacenza con il nuovo Museo della Fondazione Prada e con l’area dismessa dell’ex scalo ferroviario. Dal suo osservatorio Mazzocco appunta che servono all’Italia per svolgere un buon lavoro di rammendo urbano: “competenze trasversali, modelli finanziari e il superamento di politiche e strumenti urbanistici obsoleti”.

“Il rammendo delle periferie necessita di punti aggregativi e di riferimento – sottolinea il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori –. Bergamo ha 23 quartieri dove c’è sempre una chiesa, una biblioteca, una polisportiva, un’associazione di volontariato. Da questo punto di vista partiamo avvantaggiati, perché per un vero rammendo servono innanzitutto coesione sociale e spirito di partecipazione. E’ pur vero che come afferma Zygmunt Barman “le città contemporanee sono una sorta di bidoni della spazzatura, dentro i quali i poteri globali lasciano cadere i problemi affinché vengano risolti”, ma la nostra città ha dimostrato anche di avere notevoli capacità di affrontare questi problemi e tanto più sarà capace di partecipare e rendersi protagonista di un rammendo urbano delle periferie”.

Come in un laboratorio di sartoria, al convegno della Fondazione Italcementi, sembrerebbe che la tecnica per salvaguardare il Bel Paese anche a fronte del grande sviluppo urbano subito negli ultimi sessant’anni si sia trovata. Ma a mettere in guardia tutti è l’architetto Michele Molè, progettista del Padiglione italiano a Expo 2015: “Purtroppo però ci sono ancora zone e città in Italia dove si stanno realizzando migliaia di metri cubi che sono una porcheria, perché manca un progetto d’insieme”.

Poi mostra il video di Palazzo Italia con le nuove tecnologie, realizzato con un innovativo cemento biodinamico in casseri particolari, la sostenibilità e l’innovazione tecnologica. Uomini, mezzi e tecnologie ci sono per avviare il nuovo Rinascimento urbanistico italiano.

 

 

Le conclusioni a Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi: "Serve un quadro di legislazione unica, che dia l’indirizzo pur lasciando l’autonomia necessaria a tutte le regioni. Non è possibile avere un quadro normativo diverso per ogni ente locale italiano".

"Rammendare le periferie e il tessuto urbano è un tema profondamente innervato nel sociale – conclude Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi –: parliamo della qualità della vita delle persone, della salvaguardia del territorio e dello sviluppo economico. Lo diciamo apertamente: la creazione di valore è la precondizione necessaria per poter condividere il benessere generato dall’impresa. Un’operazione dove gli interessi collettivi si intrecciano con gli interessi dell’impresa, verso un Rinascimento sociale ed economico del nostro Paese. Questa operazione, però, può essere declinata solamente attraverso una grande visione politico-istituzionale che incoraggi l’innovazione sostenibile di prodotti e processi. Noi ci sentiamo in prima linea su questo fronte, insieme a molte altre imprese italiane". 

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