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Puppo, ucciso in Brasile per polizza vita: in aula il presunto mandante

Si avvicina alla sentenza il processo per l'omicidio in Brasile dell'imprenditore bergamasco Roberto Puppo, organizzato da tre suoi amici per incassare gli introiti assicurativi e riparare così a un affare legato a un bar del centro andato male. Oggi interrogato Fabio Bertola, il presunto mandante

 Si avvicina alla sentenza il processo per l’omicidio in Brasile del bergamasco Roberto Puppo, organizzato da tre suoi amici per incassare gli introiti assicurativi e riparare così a un affare legato a un bar andato male. Oggi, venerdì 23 gennaio, atteso in aula uno dei presunti mandanti, Fabio Bertola, 47enne di Verdellino.

L‘imprenditore di Osio Sotto era stato assassinato nel 2010 in Brasile (dove era andato con la proposta fittizia di un lavoro remunerativo) all’età 42 anni, vittima – secondo l’accusa – di un agguato organizzato da Alberto Mascheretti, 44 anni di Sorisole, Valentino Masin, 46 anni di Verdellino e dallo stesso Bertola, per riscuotere cinque polizze “puro rischio morte” da 1 milione e 250mila euro e recuperare così i duecentomila euro persi con la società che gestiva l’Hemingway Cafè di via Borfuro, a Bergamo. 

Mentre i primi due hanno patteggiato una condanna rispettivamente a un anno e otto mesi e a un anno di reclusione con sospensione condizionale della pena, Bertola è ancora in carcere con l’accusa di aver ideato il delitto, che sarebbe poi stato portato a termine da Vanubia Soares da Silva, la 30enne brasiliana, sua ex compagna, accusata di aver agganciato Puppo e di aver contattato il killer, un ragazzino di 17 anni.  

Oggi in aula a Bergamo, davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Antonella Bertoja, Fabio Bertola sarà sottoposto a una serie di domande per chiarire definitivamente tutti gli aspetti legati a quell’agguato che inizialmente sembrava una rapina degenerata in omicidio. Dalle indagini degli inquirenti italiani emerse invece un’altra verità. 

Il 18 novembre 2010, una volta trasferitosi in Brasile con la scusa di un lavoro economicamente vantaggioso, Puppo viene accolto in aeroporto da Vanúbia che lo porta a Maceiò, capitale dello stato di Alagoas.

Durante un trasferimneto su un’auto con a bordo la donna, un vigilantes di 42 anni, Cosme Alves da Silva, e un 17enne, viene simulato un guasto alla vettura lungo una stradina isolata di Satuba.

Gli occupanti della macchina scendono e il minorenne spara quattro colpi a Puppo che muore sul colpo. Il suo cadavere viene abbandonato sul ciglio della strada, in un campo di canne da zucchero: sarà ritrovato il giorno dopo. 

La sera stessa il ragazzino, che per l’omicidio incassa 330 euro, si reca in un bar per festeggiare, vantandosi di aver ucciso un italiano. La voce inizia a circolare e da qui partono le indagini degli inquirenti brasiliani, che grazie alla confessione del 17enne risalgono alla fidanzata di Bertola.

Lei ammette subito e racconta della trappola organizzata dai tre italiani. La notizia arriva in Italia e inizia a fare il giro su giornali e siti internet.

Bertola, tirato in ballo in prima persona, decide di denunciare la brasiliana per calunnia.

Scattano quindi le indagini degli inquirenti italiani, dirette dal procuratore capo Francesco Dettori e dal pm Carmen Pugliese, che grazie a una serie di intercettazioni telefoniche (in una delle quali Puppo veniva definito “Un povero sfigato”) e a un viaggio in Brasile riescono a smascherare il presunto piano criminale.

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