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Processo Puppo, parla il presunto mandante: Aveva un debito con me

Fabio Bertola davanti ai giudici venerdì mattina: "Roberto mi doveva una cifra superiore ai 60mila euro, ma era un amico e sapevo che prima o poi me li avrebbe ridati". La deposizione interrotta dal padre della vittima: "Quante bugie".

"E’ vero, Roberto mi doveva una grossa somma di denaro, ma eravamo amici e sapevo che me li avrebbe ridati prima o poi". A parlare venerdì mattina, di fronte alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Antonella Bertoja, è stato Fabio Bertola, il presunto mandante dell’omicidio di Roberto Puppo, il bergamasco ucciso in Brasile da un ragazzino di 17 anni su commissione di tre amici della vittima che, secondo gli inquirenti, volevano incassare gli introiti assicurativi e riparare economicamente un affare legato a un bar andato male.

"Prima di partire per il Brasile Roberto mi doveva una cifra che superava i 60mila euro – ha raccontato Bertola ai giudici -, una somma nata da prestiti e debiti legati ad affari fatti insieme durante gli anni. Ma per me non è mai stato un problema quel debito: eravamo amici, sapevo che prima o poi mi avrebbe ridato i miei soldi. Nel 2007, per aiutarlo a sistemare la sua situazione economica, gli ho consigliato l’acquisto di un appartamento, che avrebbe poi potuto affittare. Gli ho pure mostrato un’abitazione, volevo dargli una mano".

Durante la deposizione il padre della vittima, presente in aula, si è alzato e ha iniziato a urlare contro al presunto mandante dell’omicidio del figlio: "Basta, stai dicendo solo bugie". L’uomo, visibilmente scosso, è stato fatto allontanare.

"Io e Roberto – ha così continuato Bertola – ci siamo conosciuti a Cuba, nel 2003, durante una vacanza, grazie a degli amici in comune che ci hanno presentati. Tornati in Italia ci siamo frequentati sempre più di frequente, facendo nascere una bella amicizia. Spesso ci incontravamo al Bar Ritrovo Brazil, in via Marconi, oppure a casa mia. Più di una volta ho cucinato per lui".

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