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Edilizia, 2015 anno nero Villa, Cisl: “Servono mille cantieri diffusi”

Battista Villa, sindacalista bergamasco di Cisl Lombardia, analizza il settore dell'edilizia che segue da anni: "Basta annunciare grandi opere, servono mille cantieri diffusi, coordinati da un'unica regia burocratica snella e consapevole delle diversità territoriali".

L’edilizia, dopo anni di crisi, si appresta a vivere un 2015 che potrebbe essere l’anno del tracollo. Soprattutto in Lombardia con Milano che ospiterà da maggio ad ottobre l’Expo’. Proprio per questo evento mondiale tutti i cantieri del capoluogo saranno chiusi. Ma c’è di più. Nella corsa contro il tempo c’è il rischio che le imprese di costruzioni che si sono affidate all’Expo’ accettando subappalti rischino alla fine di aver impegnato persone e risorse e, infine, di non riscuotere. E’ l’allarme che lancia Battista Villa, sindacalista di Cisl Lombardia.

A tre mesi dall’inizio dell’Expo’ di Milano, il settore rischia di inabissarsi in una crisi senza uscita. Dopo un 2014 che non è stato di certo l’anno del riscatto. Perché il 2015 potrebbe essere il colpo di grazia per il settore delle costruzioni?

"Certo la paralisi d’emergenza di tutti i cantieri dovuta alla presenza straordinaria a Milano, e in Lombardia, di tantissimi visitatori è parte del problema del settore delle costruzioni. Ciò che è evidente tuttavia è la causa, ovvero una bassa qualità della politica nella programmazione industriale del settore, con in testa l’incapacità istituzionale di una vera riconversione produttiva: penso al valore economico, occupazionale e sociale che avrebbe l’edilizia della cura, delle manutenzioni, delle ristrutturazioni degli edifici di pubblico interesse e del territorio a rischio idrogeologico, come anche quell’efficentamento energetico già realtà in altri Paesi europei. Insomma se non si opera da subito per spostare il lavoro edile urgentemente su ciò che può essere fatto a prescindere dalla presenza dei visitatori di Expo, il colpo di grazia sarà inevitabile e ha mandanti ed esecutori certi…"

Che cosa possano fare le imprese?

"Dopo sette anni di crisi dell’edilizia gli imprenditori seri devono rassegnarsi e convincersi che il settore non tornerà più (per fortuna) ai livelli precedenti il 2008 e con la distruzione di massa operata nel passato: consumo continuo di suolo al posto delle ristrutturazioni dei vecchi immobili nei centri storici e nei capannoni industriali/artigianali; produzione di abitazioni scadenti e ad alto consumo energetico, destinati all’investimento immobiliare; vera e propria barbarie competitiva deteminata da continui ed infiniti sub-sub-sub appalti a catena e deresponsabilizzazione a go-go; decentramento ed annullamento delle professionalità storiche dei lavoratori e delle imprese in tante false Partite Iva, in Associazioni d’impresa fasulle, ecc.. Tutto ciò ha permesso l’ingresso della criminalità organizzatae delle mafie anche in Lombardia con l’uso e il riciclaggio del denaro sporco, la tratta di esseri umani, il caporalato mafioso e così via".

Che cosa serve allora?

"Serve investire risorse innanzi tutto culturali e strategiche in innovazione e ricerca, ma dentro una strategia di sistema, appunto a favore di quella cura di cui il territorio e le città hanno disperato bisogno. In poche parole occorre un nuovo patto sociale per la responsabilità di tutti".

È necessario che il Governo Renzi intervenga per porre rimedio a questa situazione? Quali misure suggerirebbe?

"Serve un New Deal di roosweltiana memoria, come se fossimo effettivamente in una straordinaria fase post bellica, defiscalizzando, premiando e incentivando solo gli interventi responsabili e sostenibili socialmente, aiutando le imprese sane e perbene – lasciando fuori avvoltoi e amici degli avvoltoi – che vogliono effettivamente sviluppare una strategia produttiva basata sui valori sociali ed economici utili certamente ai profitti d’impresa ma attenti anche all’impatto ambientale e territoriale che queste nuove politiche – fiscali e produttive – avrebbero nell’immediato. Anche la bilateralità edile lombarda, con le sue dieci Casse Edili, con i suoi Comitati territoriali paritetici alla sicurezza e le Scuole Edili che sono state messe in rete regionale dalle parti sociali, possono essere un eccezionale strumento – banca dati e autogoverno sussidiario del sistema – a disposizione gratuita delle stazioni appaltanti degli EE.LL.e da intrecciare con gli altri presidi di legalità e di riqualificazione del prodotto e del processo produttivo. La rigenerazione energetica del costruito lombardo sarebbe un investimento a tripla dimensione benefica: economica per la competitività, ambientale per il territorio e i cittadini e sociale per i lavoratori e gli imprenditori".

Crede che il piano dell’edilizia scolastica, annunciato dal premier Renzi, o le grande sfide delle opere contro il dissesto idrogeologico, il recupero o “rammendo” delle periferie come lo chiama il senatore Renzo Piano, possano ridare fiato a questo settore?

"Certamente sono spunti interessanti, pregevoli espressioni, speriamo di volontà e non solo di spot di propaganda, ma appunto sarebbero vani se non inseriti in un piano strategico urgente che coniughi nuove discipline fiscali e utilità sociale diffusa: basta annunciare grandi opere, servono mille cantieri diffusi, coordinati da un’unica regia burocratica snella e consapevole delle diversità territoriali".

Che ruolo può giocare il credito? Le banche hanno una responsabilità sul rilancio di questo settore? 

"Certamente se il grande patrimonio immobiliare invenduto rimane in pancia alle banche che non abbassano o modificano il mercato dei prezzi ciò non può che continuare a fare male al settore e a coloro che hanno bisogno di casa. Se poi associamo a questo anche la stretta del credito alle famiglie e alle imprese il danno è ben peggiore. Sarebbe bene e urgente che le banche tornino a recuperare la corrispondenza sociale del credito con il territorio in cui operano, in poche parole sarà presto indispensabile una riforma sociale del mondo del credito".

Commenti

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  1. Scritto da Luigi

    L’edilizia si è ingrassata negli anni settanta ottanta e novanta cementificando il paese alla faccia della tutela del territorio. Ora che i soldi sono finiti il settore deve ridursi a quello che il vero mercato richiede. Perché di case vuote la provincia ne è piena caro mio!

    1. Scritto da il polemico

      piu che soldi finiti,,direi che nessuno vuole più prendersi un investimento che poi lo stato tassa al limite dell’assurdo trasformandolo in un debito.e dall’anno prossimo con la riforma del catasto,il debito edilizio aumenterà ancora