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Agguato Berghem Fest, Bocia avvisò poliziotta: ‘Non so come va a finire’

"La sera dell'assalto alla Berghem Fest incontrai il Bocia e mi avvisò che sarebbe potuto succedere qualcosa". Sono le parole di Francesca Ferraro, dirigente della Digos di Bergamo dal 2008 al 2010, chiamata a testimoniare nel corso del processo contro i tifosi atalantini

"La sera dell’assalto alla Berghem Fest incontrai il Bocia e mi avvisò che sarebbe potuto succedere qualcosa". Sono le parole di Francesca Ferraro, dirigente della Digos di Bergamo dal 2008 al 2010, chiamata a testimoniare nel corso del processo contro i tifosi atalantini che si sta svolgendo al tribunale di via Borfuro.

L’agente ha ricostruito in particolare la serata di mercoledì 25 agosto 2010, quella dell’assalto degli ultrà atalantini alla Berghem Fest di Alzano Lombardo per protestare contro la tessera del tifoso, ideata dall’allora ministro degli interni Roberto Maroni, presente quella sera alla manifestazione leghista.

"Entrammo in servizio già dalla mattina, dopo alcune segnalazioni arrivate un paio di giorni prima che ci avvertivano di possibili tensioni quella sera, anche se non sapevamo di che entità fossero – ha raccontato l’agente Ferraro davanti al pubblico ministero Carmen Pugliese – . Sapevamo solo che volevano manifestare contro la tessera del tifoso davanti al ministro Maroni, presente quella sera insieme a Roberto Calderoli e Giulio Tremonti. Quindi ci fu un sopralluogo al mattino per coordinare le nostre operazioni".

"Sapevamo che verso le 21 si sarebbero riuniti in una zona di Alzano conosciuta come "grattacielo". Così ci recammo prima sul posto e in effetti iniziarono ad arrivare in tanti, anche di più di quelli che pensavamo. A un certo punto arrivò il Bocia (Claudio Galimberti, Ndr) a bordo di un motorino guidato da Pasini, conosicuto nell’ambiente ultrà come Paso. Mi avvicinai e gli chiesi cosa volevano fare. Lui iniziò un lungo discorso sull’ispettore Gambin, sulla tessera del tifoso, e poi disse che non sapeva come sarebbe andata a finire quella sera. Ma questo lo dice spesso, parla da leader ma poi lascia aperto uno spiaglio a possibili disordini non controllati da lui".

"Allora io chiamai Daniele Belotti (ora segretario della Lega, tra gli organizzatori della festa) e il ministro disse che era favorevole a un incontro con una piccola delegazione di ultrà. Lo riferii al Bocia, e questo lo spiazzò. Si girò verso gli altri e poi mi disse ‘O tutti o nessuno’. Ma non potevamo farli entrare tutti, essendo presesti alla festa anche famiglie con bambini. Gli ultrà rifiutarono l’incontro, e allora gli resi inaccessibile l’ingresso alla festa".

"A quel punto un gruppo si staccò e passando dai binari della ferrovia tentarono di entrare dal retro. Lì c’erano Maroni, Tremonti e Calderoli. Iniziarono a lanciare molotov e bombe carta contro le nostre auto e quelle della polizia locale di Alzano che erano parcheggiate davanti, e in pochi minuti presero fuoco. Uno scenario apocalittico".

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