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Industria, Bergamo al top Galizzi: Grande orgoglio Ora innovazione e lavoro

Ercole Galizzi, presidente di Confindustria Bergamo, commenta lo studio della Fondazione Edison che evidenzia come Bergamo sia la seconda tra le prime dieci aree a vocazione industriale in Europa: “Grande orgoglio per questo risultato, merito di una classe industriale. Ma ora puntiamo ad un’innovazione incrementale e a creare più occupazione”.

Bergamo è lì che svetta. Su un podio di tutto riguardo. È la seconda area a vocazione industriale tra le prime dieci in Europa. Secondo uno studio pubblicato dal Sole 24 Ore realizzato dalla Fondazione Edison (leggi qui) e Confindustria Bergamo curato da Marco Fortis, professore di Economia industriale e Commercio estero all’Università Cattolica di Milano e tra gli esperti più ascoltati a Palazzo Chigi.

Prima Brescia, poi Bergamo, terza la zona di Wolfsburg, in Bassa Sassonia, regno della Volkswagen e dell’industria delle automobili che offre lavoro ad oltre 50mila dipendenti che lavorano nel settore.

Ercole Galizzi, presidente di Confindustria Bergamo, non nasconde la soddisfazione per questo risultato. “Sono dati che ci riempiono di orgoglio, è un grande orgoglio per la Bergamo che lavora e produce – afferma Galizzi –. Il merito va ad una classe imprenditoriale che non si è mai adagiata su se stessa, ma ha investito in nuovi prodotti e cercato nuovi mercati”.

È un dato che la sorprende?

“Bergamo è seconda assoluta e spicca non solo per il suo forte tessuto di grandi, medie e piccole imprese nazionali, ma anche per capacità di attrazione di importanti investimenti produttivi stranieri sul territorio. Inoltre Bergamo ha un valore aggiunto industriale di oltre 9 miliardi e mezzo di euro. Sono dati che non ci sorprendono, perché nei confronti con altre province italiane siamo sempre stati consapevoli di essere molto competitivi. Ora abbiamo dimostrato di essere ai vertici anche nelle esportazioni e di poterci confrontare con altre regioni europee grazie alle nostre capacità”.

Qual è, se c’è, il segreto di questo risultato?

“Credo vada ricercato nella sfida che la nostra classe imprenditoriale e industriale ha sempre perseguito: non accontentarsi mai dei risultati ottenuti, ma continuare a rischiare per migliorare e raggiungere nuovi obiettivi. Se nel 1991 ci fossimo accontentati del nono posto raggiunto in esportazioni, nel 2013 non avremmo raggiunto e guadagnato il quinto”.

Lei è sempre stato molto critico nei confronti dei lacci burocratici che bloccano lo sviluppo e la competitività delle imprese italiane. Ha cambiato idea dopo questo studio?

“No. L’Italia è un Paese che deve fare ancora molto. La politica industriale non è mai stata nelle priorità e nelle agende dei governi. A distanza di anni e nonostante questi traguardi c’è ancora ostilità verso l’industria da parte di amministratori e di cittadini”.

Anche a Bergamo?

“Purtroppo sì. Bergamo non ha ancora la consapevolezza del valore aggiunto che ha la nostra industria sul territorio e del benessere che genera”.

Cosa l’ha colpita di questo studio?

“Oltre a generare la consapevolezza di essere un’area industriale altamente competitiva in Europa, mi ha compito un punto di debolezza. Se andiamo a vedere – nelle regioni tedesche che seguono nella classifica Brescia e Bergamo – c’è un alto valore aggiunto nell’occupazione che le aree italiane non hanno. È su questo fronte che ora dovremmo lavorare, all’innovazione incrementale per migliore l’intero processo produttivo. Un altro fronte che va sostenuto è la filiera. Per questo è necessario che si maturi questa consapevolezza e si sostenga con delle politiche adeguate”.

Il 2015 si apre con un crollo del petrolio, l’intervento della Bce con il quantitative easing, il franco che si sgancia dall’euro: sono fattori che spingeranno sull’attesa ripresa?

“I dati di previsione per il 2015 suggeriscono un’inversione di tendenza. Ma nessuno ha la sfera di cristallo. Se da una parte ci sono elementi che potrebbero spingere la ripresa, che tutti ci aspettiamo, dall’altra ci sono anche fattori che pesano come la crisi russa, il terrorismo e il rallentamento del Pil in Cina. L’economia è sempre stata molto sensibile, ma ciò che incide di più oggi è la rapidità, la velocità con la quale questi avvengono. Basti pensare alla decisione della Banca Nazionale Svizzera che ha deciso di sganciare il franco dall’euro e alle ripercussioni che ha avuto in poco tempo. Detto questo, resto fiducioso nel fatto che il 2015 sia l’anno dell’inversione di tendenza”.

Commenti

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  1. Scritto da Domanda

    Area industriale al top in Europa e trasporti (strade e ferrovie) al minimo. Quando si provvederà nel merito ?