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“Il mercante di luce”: romanzo, fiaba e poesia targati Vecchioni

Roberto Vecchioni è un poeta. Esprime poesia tramite versi ritmati in musica, o più semplicemente raccogliendo la propria tradizione classicista per regalarcela sotto forma di libro. In un mondo che disdegna la cultura umanista e classica, a favore di scienza e pragmatismo, questo libro, sicuramente, ribalterà la partita a favore dell'antico sapere.

Titolo: Il Mercante di Luce;

Autore: Roberto Vecchioni;

Editore: Einaudi;

Pagine: 123;

Costo: 15,00 euro;

 

Se è vero che buona parte del meccanismo di scelta di un libro dipende dalla sua copertina, allora senza ombra di dubbio va dato un punteggio massimo alla parte grafica di "Mercante di Luce". Un titolo accattivante e pieno di poesia su un paesaggio notturno avvolto dalla foschia, e illuminato soltanto dalla fioca luce dei lampioni di Berengo Gardin. Il mercante di Luce, edito da Einaudi, racchiude in se tanta poesia. Poesia epica.

Poesia che merita i nostri sospiri. Eppure, tanto è bella la trama e il suo titolo, tanto lascia un po’ di amore in bocca la ritmica troppo veloce del racconto. Forse, oserei dire, la scrittura dell’autore si è talmente immedesimata nel suo protagonista, lo splendido Marco, da soffrirne con lui della stessa malattia: la progenia. SI cavalca il tempo come un Ussaro. Ci si affida ai classici greci per eludere il tempo e lo spazio. Questo è quanto Stefano Quondam, professore universitario di letteratura greca, può offrire al suo unico figlio.

"… doveva lasciargli un dono, il più grande possibile, oltre la felicità e l’infelicità, l’amore e il disamore, il destino o Dio, la casualità inspiegabile di nascere e morire, oltre, oltre tutto questo che è un frullar di ali in una melodia alta,più alta, immensa, che ci portiamo dentro al di là dei margini del tempo dato. E il dono è l’orgoglio di essere uomini e di vivere in questa rivelazione; perché non importa quanto si vive, ma con quanta luce dentro,senza rimpianti e senza piangere …." (pag. 14)

E lui, Marco, che vorrebbe altro dal padre, qualcosa di materiale , riuscirà a compiere una crescita spirituale tale da fargli capire,apprezzare, amare, comprendere il dono paterno. è allora che il prode Aiace, l’amore di Saffo e la lirica greca diventeranno balsamo, balsamo per un tempo cinico e beffardo, che lo vuole in ginocchio.

"…leggo e guardo, papà, forse siamo nati per gli addii. Anche gli addii sono luce, me l’hai insegnato, no? E si affrontano con la spavaldeeria di Aiace e la convinzione invincibile di Antigone…. Chi è bello. è bello solo da vedere chi è bello dentro è bello ovunque e per sempre…" (pag.99)

Marco come un vero eroe non sarà vittima, malgrado la fine, del tempo. Lo afferrerà, si proietterà nel passato per amare il presente che per lui è al tempo stesso futuro. Forse il lettore avrebbe avuto bisogno di avere qualche istante in più con Marco e con suo padre. La narrazione, per quanto densa di pathos e di veri e propri momenti aulici. Chissà, e detto con rispetto massimo per l’autore, se questa trama fosse approdata tra le mani della Tartt, sicuramente, sarebbe divenuto "epico" e con lui Marco.

La citazione che mi ha colpita: "… il tempo si allarga e si restringe a seconda di come i senti e come lo chiami: è una pia illusione che più tempo ti dia più felicità, quello che conta è saperlo il tempo che vivi. E poi, Marco, che ogni uomo sia solo sul cuor della terra o al tramonto della luna vale per tutti, indistintamente. Ma vale di più che nel tempo che sai, nel tempo che hai, la notte non maledica il tuo giorno, la notte ti sia da madre. Anche l’ansia, l’angoscia, come tu dici, sono risorse e segni di rinascita …" a pagina 53.

 

Commenti

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  1. Scritto da Luigi

    Sopravvalutato da anni, come musicista e come presunto poeta, ha partorito una noiosa e banale raccolta di citazioni, stranamente gode di grande fama che ricorda l’aura quasi mistica che accompagnava un certo Alberto Pincherle, in arte Moravia, saccente e ormai giustamente dimenticato autore che doveva i suoi fasti esclusivamente ad appartenenze politiche senza alcun merito artistico.