Vertice Italia-Germania Bergamo locomotiva dell’industria in Europa
Da uno studio pubblicato dal Sole 24 Ore mercoledì 21 gennaio, realizzato dalla Fondazione Edison e Confindustria Bergamo, tra le prime dieci aree a vocazione industriale sei sono italiane e quattro tedesche. In testa Bergamo e Brescia. I settori trainanti: metalmeccanica, chimica e gomma-plastica.
Da uno studio pubblicato dal Sole 24 Ore mercoledì 21 gennaio, realizzato dalla Fondazione Edison e Confindustria Bergamo, tra le prime dieci aree a vocazione industriale sei sono italiane e quattro tedesche. Lo studio porta la firma di Alexander Kockerbeck e di Marco Fortis, professore di Economia industriale e Commercio estero all’Università Cattolica di Milano e vice-presidente Fondazione Edison, tra gli studiosi più ascoltati a Palazzo Chigi. Un’analisi che mette in luce gli aspetti industriali che valgono sul tavolo del prossimo vertice italo-tedesco del 22-23 gennaio a Firenze, tra il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi e la cancelliera tedesca Angela Merkel.
"L’Italia si presenta a questo appuntamento con le carte dell’economia in regola e una montagna di dati positivi per convincere il partner tedesco che la Germania deve fidarsi dell’Italia e che l’Italia non è il “problema” dell’Europa ma può esserne una soluzione" scrivono Fortis e Kockerbeck. Secondo i due analisti l’Italia si presenta all’appuntamento con i conti pubblici in ordine, con un bilancio italiano sotto il 3% e un avanzo primario alto come quello tedesco. Poi le riforme adottate, in primis quella delle pensioni e quella sul lavoro (Jobs Act).
Ma soprattutto ci saranno i punti di forza dell’economia italiana (dal record mondiale di avanzi statali primari positivi negli ultimi ventidue anni al quinto surplus commerciale manifatturiero del mondo): statistiche che spesso non solo i tedeschi ma gli stessi italiani ignorano, per la prima volta organizzate in modo sistematico nelle sezioni #prideandprejudice dei siti internet dei ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico. Alla vigilia di questo vertice, lo studio della Fondazione Edison e Confindustria Bergamo, permette di offrire una lettura diversa dei due Paesi che in tandem gestiscono l’assoluta leadership nell’industria europea.
Come si giunge a questo riconoscimento? Partendo da alcuni parametri: avere una quota di valore aggiunto e di occupati nell’industria superiore al 30%; avere una occupazione nell’industria di almeno 20mila addetti; inoltre, avere un valore aggiunto industriale per occupato sopra i 50mila euro. Al termine dell’analisi sono solamente 53 province, prevalentemente italiane e tedesche, su oltre 1.300 province dell’intera Unione Europea, che soddisfano e rispondono a questi requisiti.
E di queste, solamente 23 hanno un valore aggiunto industriale superiore ai 3 miliardi di euro (su un totale di 170 province europee che hanno un valore aggiunto industriale eccedente i 3 miliardi, ma che in molti casi non si riferisce a province specializzate o riguarda grandi province metropolitane che spesso presentano esclusivamente sedi di imprese senza però la presenza di una autentica specializzazione industriale). Insomma il cuore dell’industria europea batte intensamente nei territori profondi della Germania e dell’Italia. Lo studio riserva un dettaglio non indifferente: le province industriali italiane del Nord battono Wolfsburg e Ingolstadt. Prendendo i dati Eurostat del 2011, risulta che tra le prime dieci province industriali super-specializzate dell’Unione Europa ben 6 sono italiane e solo 4 tedesche.
"Le province italiane di piccola e media impresa, in altri termini, surclassano le province tedesche industriali di grande impresa. Inoltre, tra le prime 23 province specializzate nell’industria che eccedono i 3 miliardi di euro di valore aggiunto industriale, l’Italia ne conta ben 9, 13 sono tedesche e 1 sola è polacca. Francia, Gran Bretagna, Spagna e Olanda non piazzano nemmeno una provincia in classifica. Bergamo e Brescia si collocano al primo e secondo posto della graduatoria europea e precedono Wolsburg, la mega provincia-città della Volkswagen". L’analisi continua: "Brescia è la sola provincia europea superspecializzata nell’industria ad avere un valore aggiunto industriale di oltre 10 miliardi di euro (assieme ad altre 12 province, prevalentemente metropolitane e senza analoga specializzazione industriale prevalente, come Barcellona, Milano, Monaco, Madrid, Berlino, Stoccolma, Amburgo, ecc.).
Bergamo è seconda assoluta e spicca non solo per il suo forte tessuto di grandi, medie e piccole imprese nazionali ma anche per capacità di attrazione di importanti investimenti produttivi stranieri sul suo territorio".
La Lombardia domina con ben cinque province superspecializzate nell’industria: oltre a Bergamo e Brescia, ci sono Monza-Brianza, Varese e Mantova. Seguono il Veneto e l’Emilia-Romagna con due province a testa: rispettivamente, Vicenza e Treviso, Modena e Reggio Emilia. La metalmeccanica è il settore trainante di queste nostre province industriali vincenti, unitamente ai settori dei beni per la persona e la casa, alla chimica e alla gomma-plastica.
Sull’altro fronte, quello tedesco, sono Wolfsburg nella Bassa Sassonia, Böblingen nel Baden Wurttemberg ed Ingolstadt in Baviera le prime tre grandi province-città specializzate dell’industria manifatturiera in Germania con un valore aggiunto complessivo di oltre 23 miliardi di euro nel 2011.
A poca distanza segue Ludwigshafen nella Renania Palatinato che genera altri 7 miliardi di euro di valore aggiunto nell’industria. La specializzazione di queste grandi zone industriali rispecchia perfettamente la struttura dell’industria tedesca, in cui domina l’industria automobilistica con oltre 300 miliardi di fatturato. Seguono i settori metalmeccanico, la produzione di macchine e la chimica con un fatturato intorno ai 200 miliardi di euro ciascuno, tutti settori essi stessi in certa parte importante connessi con quello automobilistico.
Wolfsburg significa Volkswagen e automobili con oltre 50.000 dipendenti che lavorano nel settore. Anche a Böblingen, 20 chilometri al sud di Stoccarda, domina l’automobile con la Daimler e la Smart. Ingolstadt è la città della Audi e di molti fornitori collegati.
A Ludwigshafen si trova la Basf leader mondiale nella chimica con oltre 300 sedi di produzione nel mondo. Non sorprende che queste grandi province-città tedesche presentino quote di valore aggiunto nell’industria superiori al 50%, con un picco a Wolfsburg con oltre il 70%,, dove quasi una persona su due lavora nell’industria. Nelle altre grandi zone industriali tedesche specializzate la percentuale di persone che lavorano nell’industria oscilla tra il 30% e 40%, con valori estremamente elevati di valore aggiunto per occupato, tra cui un picco di quasi 170.000 euro per persona a Ingolstadt.


