BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Da Popolari a Spa Riforma con l’accetta Chi perde è il territorio

Il Governo Renzi ha dato il via ad una riforma della Banche Popolari con attivi oltre gli 8 miliardi di euro che entro 18 mesi dovranno trasformarsi in Società per Azioni (Spa). Istituti di credito che sono diventati colossi nell'arco di un secolo e mezzo vengono così snaturati. La storia insegna che le riforme si fanno con calma, non con l'accetta.

Il drammaturgo Vaclav Havel, l’ultimo presidente cecoslovacco e il primo presidente ceco dopo la caduta dell’ex regime comunista nel 1989, è passato alla Storia per essere stato il vero artefice di quella che è stata definita la “rivoluzione di velluto”. Non era facile, ma da uomo illuminato e saggio riuscì a traghettare un Paese da un regime comunista alla democrazia con pazienza e senza pesanti costi.

La Storia è maestra. Ma forse non a Palazzo Chigi, dove il Governo Renzi con un colpo inaspettato ha dato il via libera alla riforma delle Banche Popolari.

Dieci istituti cooperativi – con attivi oltre 8 miliardi di euro – dovranno trasformarsi in Società per Azioni entro 18 mesi.

Che ci fosse necessità di una riforma delle banche popolari è vero. Ma sono le modalità di intervenire che pongono domande.

Una cosa però è certa: queste banche subiranno un trauma che potrebbe pesare sulla stessa economia italiana. Se si considera poi che molte di loro sono nelle regioni del Nord del Paese – il motore economico dell’Italia – la riforma è un azzardo a occhi chiusi in un periodo dei più grigi.

Chiunque abbia un minimo di conoscenza economica sa benissimo la natura di una società per azioni e diversa da quella di una cooperativa.

I fini sono diversi. Perché diversi sono i valori che animano questi due tipi di società.

Che poi nel tempo questi istituti da cooperativi fossero diventati dei colossi è vero. Ma è anche vero che per gestire un colosso è necessario muoversi con delicatezza. Colossi che contano migliaia di piccoli azionisti, l’anima del risparmio italiana che regge l’economia delle piccole e medie imprese.

Parliamo di Ubi Banca. Che ha il cuore a Bergamo e conta circa 80mila azionisti. Lavoratori che sanno accantonare come formiche per i tempi che verranno, per gli investimenti da fare sulla propria azienda. Piccoli imprenditori che sono clienti e soci della stessa banca.

Il voto capitario era già stato corretto in corso d’opera. Per votare in assemblea in Ubi Banca – per esempio – era necessario possedere almeno 250 azioni.

Ciò che stupisce invece è osservare come questa riforma sia stata ventilata pochi giorni prima delle decisioni poi prese dal Governo.

Non c’è stato dibattito, confronto. Insomma, un fulmine a ciel sereno.

E solitamente chi subisce non è mai contento. Ora, basta osservare come hanno reagito i mercati nei giorni scorsi.

Le Popolari hanno avuto un balzo di circa il 20%. Possibile che nessuno si sia chiesto a chi giovi questo sprint?

Possibile che nessuno abbia alzato un sopracciglio per chiedersi chi stava dietro questo acquisto massiccio di azioni? E con quale fine?

Il rischio, per il terrritorio, è che queste società perdano – oltre la loro natura – anche la governance per lasciare spazio ai grandi investitori pronti a reclamare il posto di comando nelle banche dove hanno massicciamente investito. In questo quadro si deve leggere anche l’attuale realtà di Ubi Banca dove Brescia pesa più di Bergamo e ha gioco più facile, perché i bresciani nella ex Banca Lombarda (già Spa) erano allora presenti con un patto di sindacato.

Le Popolari sono saldamente legate al territorio, bastava leggere un po’ la loro storia per accorgersi di questo che non è un dettaglio.

Facciamo un’ipotesi, al fondo cinese o statunitense che ha investito in Ubi Banca poco importerà del piccolo imprenditore delle valli orobiche che chiede un prestito.

Una società per azioni segue un altro fine che è esclusivamente economico. La storia dimostra che le grandi banche inglesi all’epoca di Margaret Thatcher lasciarono la forma cooperativa per trasformarsi in Spa. Se ora si va a vedere da vicino queste banche inglesi, si nota che fanno finanza, non banca.

E una vera banca è quella che sta sul territorio e che “investe” sulle imprese, che pone fiducia alle idee e ai valori, che fa dei propri clienti dei soci per farli partecipi di un fine ultimo: il bene del territorio.

Impossibile pensare alle nostre banche popolari senza i generosi contributi su opere di utilità pubblica come biblioteche, scuole, banche, restauri di opere d’arte e di edifici. Per diventare colossi le banche popolari ci hanno impiegato un secolo e mezzo.

C’è voluta storia e cura. Le stesse che ci sarebbero volute per intervenire in una riforma.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Adg

    Proprio nessuno che colga la profonda intromissione criminale dello stato negli affari di società private? L’intromissione nella proprietà privata dei risparmiatori? Perché non si aboliscono anche tutte le società cooperative per renderle s.p.a.? È evidente il modo tirannico di gestire l’economia, nessuno si ricorda come era gestita l’economia sovietica e come è finita? Tutto questo per coprire MPS? Che schifo!!

  2. Scritto da vittorio

    fare banca x bene
    nessuno però dice che la trasformazione in spa di ubi è fatta esclusivamente x pigliare il monte dei Pacchi di Siena! grazie renzie distruggi in un giorno 150 anni di storia

  3. Scritto da geronimo

    Almeno adesso se diventano spa è forse meno irritante apprendere dei megacompensi che si beccano i supermanager (vedasi Massiah) che poco avevano a che fare con un popolare che avrebbe dovuto, appunto, fare gli interessi del popolo.

  4. Scritto da Luciano Avogadri

    Con calma??? Da quante decine di anni stanno aspettando? Una Dirigenza che e’ il piu’ fulgido esempio di dinosauri amovibili, irresponsabili come il Re di Francia, con prebende da Lucumoni etruschi, disposti a tutto pur di rimanere inchiodati, ovviamente a piangere di doverci rimanere per “Spirito di Servizio”. Era ora. E lasciamo perdere il territorio, che c’entra come i cavoli a merenda.

  5. Scritto da Pluto

    Chi perde sono Forza Italia e Lega e i vari cattolici ovunque dispersi che occupano i CdA di queste banche. Invece i soci piccoli e medi sono ben contenti dell’affare fatto coi rialzi in corso. Fossi stato in Renzi avrei sacagnato tutte le Popolari e pure le BCC.

  6. Scritto da Rota Bruno

    da tempo le popolari non erano più per famiglie e piccole imprese ! almeno ora saranno solo per i soliti magna magna, ma sarà una cosa ufficiale ! chedere a ubi quanti prestiti e mutui ha fatto a famiglie e piccole imprese dal 2007!!!

  7. Scritto da Anto

    “E una vera banca è quella che sta sul territorio e che “investe” sulle imprese, che pone fiducia alle idee e ai valori, che fa dei propri clienti dei soci per farli partecipi di un fine ultimo: il bene del territorio.”.
    ……..Deve essermi sfuggito qualcosa in questi ultimi anni…….

  8. Scritto da SERIO

    Al contrario. Diventando SpA anche la società madre comevlo sono le affiliate si potranno finalmente operare non solo operazioni di microcredito ma garantirle con accordi di rilevanza internazionale.

  9. Scritto da Diana

    Gentile sig. Agazzi i principi sono corretti, ma lei forse scorda che la c.d. governance di Ubi ne ha combinate tante alla faccia dei soci e del vituperato territorio.

    1. Scritto da Sère

      AgaPurtroppo è vero che negli ultimi anni il malaffare in BPB é cresciuto, è quello che va corretto e non ciò che sta facendo il Governo.
      Anche questo provvedimento, va nella direzione di aumentare ulteriormente il divario tra ricchi e poveri. A totale discapito della classe media!

  10. Scritto da palleinavanzo

    Condivisibile marginalmente il contributo “locale” delle banche, questo articolo pero’ evita di trattare il principale problema delle banche “popolari” grandi: ovvero che c’e’ un ristretto gruppo di controllori che senza rischiare di loro fanno il bello ma soprattutto il cattivo tempo. Ed in un’economia avanzata questo non e’ piu’ accettabile. Esempi a iosa (che il latore si dimentica di citare: da ponzellini a Bazoli, da ubileasing a BPM…). Ergo benvenuta la trasformazione in SPA!

  11. Scritto da Alberto

    L’ennesimo provvedimento p-idiota a favore della grande finanza (straniera ovviamente).