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“Medicine ai siriani: la verità sul progetto di Greta e Vanessa”

Nell'articolo firmato dalla dottoressa e pubblicato su "Huffington Post" viene spiegato per filo e per segno quale progetto avrebbero voluto portare le due ragazze in terra siriana. Dove sarebbe dovuta andare anche la stessa dottoressa Vitale.

Rosamaria Vitale è un medico chirurgo, specialista in psicologia e psicoterapeuta, che Vanessa Marzullo e Greta Ramelli le conosce molto bene: con loro, infatti, ha lavorato fianco a fianco per mesi nel centro di accoglienza Via Novara, a Milano, toccando con mano il grande sforzo compiuto quotidianamente dalle due giovanissime ragazze che ogni giorno partivano dalle rispettive abitazioni per raggiungere il capoluogo lombardo e dare una mano ai profughi siriani appena sbarcati. "Parlavano entrambe molto bene l’arabo, ho sempre ammirato il loro andare e venire ogni giorno dai loro paesi a Milano".

Nell’articolo firmato dalla dottoressa e pubblicato su "Huffington Post" viene spiegato per filo e per segno quale progetto avrebbero voluto portare le due ragazze in terra siriana. Dove sarebbe dovuta andare anche la stessa dottoressa Vitale.

 

Non volevo scrivere di loro, non c’era alcun bisogno, secondo me, di buttarsi come avvoltoi su due ragazze molto semplici che hanno fatto solo quello che si sentivano di fare, cioè aiutare gli altri. Ma purtroppo si sono scatenati contro di loro avvoltoi, gufi, aguzzini. Tutte persone che niente ne sanno. Allora proviamo a dire le cose come stanno. Ho qui davanti a me il progetto che loro stesse mi avevano inviato nel mese di aprile, quando mi hanno chiesto se ero disponibile ad andare con loro in Siria per attuare quel progetto. Me lo hanno chiesto per telefono ed ho detto subito di sì, che avrei volentieri collaborato con loro. Non ho mai avuto il minimo dubbio.

Avevo conosciuto Greta e Vanessa molti mesi prima, quando lavoravamo insieme in Via Novara, in uno dei primi centri di accoglienza messi a disposizione dei profughi siriani dal Comune di Milano. Quei centri che in pochi mesi sono diventati 9 e dai quali sono passati circa 70.000 siriani. Nel gruppo che in quei primi mesi accoglieva i profughi siriani non c’era alcuna organizzazione precisa. Greta e Vanessa facevano parte di un gruppo di "attivisti", cioè dipendevano, come noi tutti, solo da se stesse. Io solo in parte, perché ero lì come medico nel campo profughi in base ad un accordo stipulato tra la mia associazione "Medici volontari italiani" ed il comune di Milano. Tale accordo è andato avanti fino a giugno 2014. A quei tempi il gruppo di attivisti faceva quello che poi è stato messo in atto dal Comune. Accoglieva i profughi che arrivavano alla Stazione Centrale, li accompagnava nei centri di accoglienza, li aiutava ad arrivare nei paesi a cui erano diretti. Se a volte era necessario, io stessa offrivo ospitalità ai profughi nella mia casa. Greta e Vanessa erano presenti nel centro di via Novara quasi giornalmente. Ambedue parlavano molto bene l’arabo, si occupavano soprattutto dei bambini. A volte lasciavamo il centro insieme e davo loro un passaggio in auto, fino alla fermata della metropolitana accanto a casa mia. Ho sempre ammirato il loro andare e venire ogni giorno dai loro paesi a Milano.

Il progetto che mi avevano presentato era molto interessante. Gli obiettivi erano stati messi a punto dopo aver effettuato un’analisi attenta dei bisogni del territorio in cui il progetto si sarebbe attuato, nelle zone rurali di Idleb. Si diceva che il 50% dei medici era fuggito all’estero, molti altri erano stati uccisi ed imprigionati, strutture mediche ed ospedali erano stati distrutti dai bombardamenti. Tutto estremamente realistico. Nella missione che avevano effettuato precedentemente erano state evidenziate le cure più urgenti e le carenze mediche alle quali si sarebbe potuto sopperire.

Gli obbiettivi erano due. Primo: attivare un corso di primo soccorso fornendo il materiale necessario. Secondo: garantire ai malati di patologie croniche l’accesso alle giuste terapie. Per motivi vari alla seconda missione in Siria non ho partecipato, e neanche alla terza, a luglio, poiché ero impegnata sulle navi della Marina Militare, nell’Operazione Mare Nostrum. Ma ho sempre seguito da vicino e da lontano il loro progetto, soprattutto per quanto riguardava le terapie ed i farmaci. Si trattava quasi sempre di farmaci di difficile reperibilità, per malattie non comuni, croniche. Oltre a quelli di uso comune. Le foto che qualche volta mi hanno inviato per meglio farmi vedere le malattie mi sono rimaste nel cuore ed ogni tanto sono ritornata a vederle, come per ricordare a me stessa la tragicità della vita. Ora tutto è scomparso dal mio computer. Non so perché.

Devo ricordare che nel centro di via Novara, specialmente agli inizi, capitava spesso che i pazienti mi facessero vedere foto della loro vita precedente, in Siria. Bene. Molte di quelle foto li mostravano nei loro abiti e nelle loro funzioni di "combattenti", ed i pazienti le esibivano con molto orgoglio. D’altra parte se da un lato c’era Assad che distruggeva il suo popolo, dall’altro c’era un popolo di sopravvissuti che fuggiva alla ricerca di una nuova vita. Il tutto non credo sia cambiato nei mesi successivi, se non in peggio. Se io fossi stata siriana sarei stata fra quelli che combattevano per difendere la propria famiglia, la propria casa, la propria vita. Ovvio che, in quanto medico, mi sarei presa cura di tutti, da un lato e dall’altro delle barricate, anche se i kalashnikov mi fanno molta paura.

Ora andrei ancora in Siria? Sì, perché chi è rimasto ha molto bisogno di aiuto medico. Ritengo che la mia professione sia una missione. Ma anche per Greta e Vanessa la loro vita è una missione, niente altro. C’è chi nasce così, e mette al primo posto il bene degli altri, anche a costo della propria vita. Anzi, alla propria vita non ci pensa proprio, altrimenti non andrebbe da nessuna parte.

Ed infine, scendiamo ai livelli più bassi ed arrivano i discorsi sui soldi, sui riscatti, sulle eventuali armi acquistate con i riscatti. Ma a chi la raccontiamo? Evidentemente viviamo in due mondi diversi!

Rosamaria Vitale

 

Clicca qui e guarda il progetto di cooperazione in Siria di Greta e Vanessa

Commenti

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  1. Scritto da Mauro

    Tutti bravissimi a criticare davanti alla tastiera.
    Tanto di cappello invece a chi mette tanto impegno nell’aiutare gli altri.

    1. Scritto da Daniele

      Concordo in pieno.

  2. Scritto da Ettore Muti

    Da questo articolo arriva la conferma della brutta verità che già si sapeva: le due “cooperanti” erano in Siria per dare aiuti alle bande di assassi che cercano da tempo (e si spera con esito negativo) di rovesciare il governo del legittimo presidente Assad.È bene ricordare che Assad ha l’appoggio della maggioranza del popolo siriano,chi lo combatte (cioè gli amici delle “cooperanti”) sono una minoranza di fanatici assassini perlopiù non siriani.

    1. Scritto da Daniele

      Assad è diventato “buono” da quando i governi occidentali hanno deciso di sostenere la causa della ribellione. Prima di allora persone come te o lo consideravano un dittatore al pari di Saddam Hussein, oppure manco sapevano chi fosse.
      Comunque visto che la sai tanto lunga perché non scrivi un articolo a riguardo? Qualcuno che pubblicherà il tuo punto di vista sicuramente lo trovi.

  3. Scritto da Filippo

    Un bel discorso, meno quando cade in partigianeria contro Assad. Allora emerge la dottoressa chicchettona radical chic di sinistra.
    Ma con Assad quel popolo stava meglio prima che qualcuno, per ovvi interessi, lo sobillasse con la presa per il sedere di portare la democrazia

    1. Scritto da Patrizio

      Non conosco la Dottoressa se sia di sinistra. lei la conosce o lo da per scontato perchè fa volontariato?
      E’ vero quelli di destra difficilmente fanno volontariato, di solito gli interessa l’egoismo e l’economia.

  4. Scritto da Vito

    Qualunque sia il progetto umanitario (lodevole) non cambia la valutazione della pericolosità’ poi vericatasi della missione

  5. Scritto da schierate

    “Chi si arma del bene, in una guerra, non lo fa aiutando una parte piuttosto che un’altra. Questo non è amore per il bene, questa è partigianeria coperta da un niqab.”
    http://www.huffingtonpost.it/deborah-dirani/greta-vanessa-figlie-tutti_b_6499448.html?utm_hp_ref=italy
    partigianeria di bassa lega, con la p e la l minuscole.

  6. Scritto da amen

    “da un lato c’era Assad che distruggeva il suo popolo”, se è evidente che la Siria di Assad non era il migliore dei mondi possibile, è altrettanto evidente che era mille volte meglio della Siria di oggi. Allora in Siria c’erano chiese, quartieri e villaggi cristiani. A Maalula ho sentito recitare il Padre Nostro in aramaico. Oggi l’internazionale del terrore ha fondato lo stato islamico. Chi si schiera con una delle parti in lotta, NON è un cooperante, è un combattente.

  7. Scritto da Tuditanus

    In effetti su questa storia si sono scatenate tutte le mezze calzette e le vecchie carampane che popolano l’Italia (purtroppo), dando un’ampia dimostrazione di essere davvero mezze calzette e vecchie carampane. A costoro si può solo inviare una molto regale e popolare risposta: porqué no te callas? Ma perché non stai zitto?

    1. Scritto da renato

      E’ vero, si sono scatenate molte cose. Credo in parte vere ed in parte false. Ma un progetto così, se vogliamo, ambizioso, è stato dato a 2 ragazze che sono poco più che adolescenti, in un paese di riconosciuta pericolosità? Io non riesco a vederci chiaro in questa storia. Mi sembra che il tutto sia stato fatto con leggerezza mentre il CESVI non manda nessuno in quelle terre considerate ancora molto pericolose. Scusatemi ma qualcosa non viene detto.