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Grande Guerra, Pillola 42 L’incursione di Hipper contro le coste inglesi fotogallery

Nel mare del Nord si inizia a fare sul serio: alla metà di dicembre del 1914 i tedeschi azzardarono un'incursione contro le coste inglesi. Una serie di scontri che misero ancora una volta in mostra fraintendimenti figli di una logistica primitiva e da strumenti di osservazione e rilevamento che non permettevano di essere certi dell'entità delle forze avversarie.

di Marco Cimmino

L’unità di intelligence navale britannica, quella “Room 40” resa celebre da tanti film e romanzi, aveva informato il comando della Royal Navy circa la possibilità che, intorno alla metà di dicembre del 1914, i tedeschi azzardassero un’incursione contro le coste inglesi: per stornare questa minaccia, l’ammiraglio Warrender era stato dislocato nel Mare del Nord con una forza navale notevole (6 navi da battaglia, 4 incrociatori da battaglia, 4 incrociatori pesanti, 6 incrociatori leggeri e 8 sottomarini), che avrebbe dovuto intercettare la squadra d’assalto nemica.

In realtà, temendo che gli incursori potessero essere seguiti dal grosso della Hochseeflotte, il comandante della Grand Fleet, ammiraglio Jellicoe, raccomandò che Warrender fosse coperto alle spalle da forze maggiori, ma l’ammiragliato non se ne diede per inteso.

L’azione, dunque, cominciava con un’ingenuità, e sarebbe proceduta con diversi equivoci, da entrambe le parti, che, di fatto determinarono l’esito di questo primo episodio di guerra navale in acque britanniche. Il lettore, forse, si stupirà dell’alto numero di questi fraintendimenti negli scontri sul mare del 1914: essi trovano parziale giustificazione in una radicata prudenza, da parte dei comandanti, nel mettere a repentaglio le proprie preziose navi, ma dipesero anche da una logistica ancora primitiva, da strumenti di osservazione e di rilevamento, oltre che di comunicazione, che, in effetti, non permettevano di essere certi dell’entità delle forze avversarie.

La miscela di questi fattori, portò, inevitabilmente, ad una guerra che, se non era cieca, era, sicuramente, fortemente annebbiata nella vista. Tant’è che, nel primo mattino del 16 dicembre, Warrender avvistò le fumate di navi all’orizzonte, ma ritenne che si trattasse di unità minori, che seguivano la squadra principale dell’ammiraglio Hipper (la 1° flotta esplorante d’alto mare, con 5 navi da battaglia, scortate da incrociatori leggeri e cacciatorpediniere): viceversa, erano le corazzate della Hochseeflotte dell’ammiraglio Ingenohl, che seguivano a distanza il gruppo d’attacco.

Al contempo, Ingenohl credette di essere al cospetto dell’intera Grand Fleet di Jellicoe: così, prudentemente, diede alle sue navi l’ordine di invertire la rotta e dirigere verso la propria base. Hipper non venne avvertito dell’avvistamento e proseguì verso i propri bersagli, che erano le installazioni costiere di Hartlepool, Scarborough e Whitby, nello Yorkshire, contro cui, alle 8.10 del mattino, iniziò un pesante cannoneggiamento (1.150 colpi), che causò tra gli inglesi 137 morti e 592 feriti. Le batterie costiere “Heugh” e “Lighthouse” cercarono di rispondere al fuoco, sparando, a loro volta, 143 colpi, che raggiunsero 3 navi germaniche, tra cui l’incrociatore pesante Blucher.

Warrender, avvertito via radio dell’inizio dell’attacco, mosse alla massima velocità verso i porti bombardati, mentre da Scapa Flow usciva in mare la Grand Fleet e 8 antiquate corazzate pre-dreadnought muovevano dal porto di Rosyth, circondando, di fatto, la squadra tedesca. L’ennesima cantonata britannica, questa volta dovuta ad un difetto di segnalazione, permise ad Hipper di sfuggire alla trappola, sfilando sotto le navi da battaglia dell’ammiraglio Beatty: eppure, certe volte, da una disgrazia può derivare un vantaggio.

Imbaldanziti dal successo, infatti, i tedeschi avrebbero ritentato il colpo nel tardo gennaio 1915: questa volta, però, le cose sarebbero andate diversamente. Il 24 gennaio, infatti, Hipper sarebbe stato intercettato e sconfitto nella battaglia di Dogger Bank, da cui la sua squadra d’attacco sarebbe uscita piuttosto malconcia. Sulla stampa britannica, più che sottolineare l’attacco tedesco a porti inglesi (in realtà, le installazioni militari giustificavano, teoricamente, quell’attacco), si badò a criticare l’ammiragliato per non averlo saputo predire e stornare: presto, però, ben altri scontri avrebbero calamitato l’attenzione dei giornalisti e dei corrispondenti di guerra.

Curiosità: come si combatteva sul mare nel 1914

Dopo aver raccontato la storia di diversi scontri navali, Coronel, le Falklands, Scarborough, in cui uno dei fattori decisivi si è dimostrato l’equivoco o, addirittura, la topica clamorosa, probabilmente è il caso di fare un po’ di chiarezza su come funzionava, allora, un ingaggio.

Cominciamo col dire che tutto si basava sulla telemetria ottica: non vi erano, cioè, strumenti elettronici che facilitassero tanto l’avvistamento quanto il calcolo della distanza ed il tiro delle artiglierie. Il più delle volte, l’osservazione era ancora, in gran parte, affidata a marinai dagli occhi ben allenati, che scrutavano l’orizzonte con potenti cannocchiali, alla ricerca della fumata rivelatrice. Quando, poi, veniva rilevato fumo all’orizzonte, restava da capire quale fosse l’origine di quel fumo: certo, una grande nave da battaglia faceva più fumo di una torpediniera ed una flotta ne produceva più che una piccola squadra. Spesso, però, le navi viaggiavano distanziate, e il fumo che si scorgeva era solo quello delle unità più vicine: non era detto che non ve ne fossero altre, dietro la linea d’orizzonte.

Comunque, prima di aprire il fuoco, era necessario riconoscere se la nave fosse amica, nemica o neutrale: se fosse, infine, una nave da guerra o una nave civile. Solo a questo punto, i comandanti si trovavano a dover scegliere se attaccare o scappare: e non sempre era una scelta facile o felice.

Ecco perché, in tantissimi contri, forze inferiori hanno dovuto, contro ogni logica apparente, accettare battaglia contro squadre navali molto più forti: per un errore di valutazione pregresso. Vanno poi considerate ulteriori incognite: la velocità dell’avversario, la posizione rispetto al sole, quella rispetto alle artiglierie (di prua o poppa o di bordata), il calibro dei cannoni.

Insomma, non era poi così facile la guerra sui mari, nell’anno 1914: la radio non sempre funzionava e, comunque, c’era il rischio di venire intercettati e decifrati, perciò, spesso, si preferivano le vecchie segnalazioni ottiche. E poi esisteva, come sempre, il fattore umano. Dunque, non ci si stupisca di questi errori: paradossalmente, avrebbero dovuto essere molti di più…

Commenti

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  1. Scritto da Gen

    Eccezionali le capacità di calcolo combinato di almeno tre vettori: in movimento. Non avranno ancora avuto l’hardware idoneo, ma il software c’era già, perfetto! Peccato che l’uso fosse per distruggere….però, così va il progresso!