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Processo ultrà, in aula Ruggeri: “Vendetti la Dea per paura di aggressioni”

Ripreso di fronte al giudice Maria Luisa Mazzola il maxi processo a 147 ultras: in Aula si è presentato l'ex presidente nerazzurro Alessandro Ruggeri, assenti Tiberio Guarente e Antonio Conte.

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E’ ripreso giovedì 15 gennaio di fronte al giudice Maria Luisa Mazzola il maxi processo a 147 ultras figlio di un’inchiesta partita nel 2009 dal sostituto procuratore Carmen Pugliese e dalla squadra mobile. In Aula l’accusa ha portato alcune testimonianze pesanti, come quelle dell’ex presidente Alessandro Ruggeri. 

 Il massimo dirigente nerazzurro dal 2008 (subentrando al padre Ivan gravemente malato) al 2010, ha parlato dei suoi rapporti con la tifoseria atalantina, e in particolare con quello che è considerato il numero uno della Curva Nord, Claudio Galimberti: "Fin dai tempi di mio padre presidente i rapporti con gli ultra sono sempre stati pessimi, ricordo che andavamo allo staddio scortati per paura di aggressioni – ha dichiarato Ruggeri in aula – . Poi quando son salito io alla presidenza sono un po’ migliorati. Ma è stata solo una tregua, perchè da febbraio 2010 hanno tornato a essere tesi. Tanto che, su consiglio della Digos, non mi recai nemmeno allo stadio per l’ultima partita contro il Palermo". 

Ruggeri ha parlato anche di una serata con il Bocia: "Il 28 novembre 2009 mi chiamò e mi disse se potevo andare a far visita a un tifoso detenuto agli arresti domiciliari. Per cercare di mantenere dei buoni rapporti accettai. Ci incontrammo in via Broseta e andammo a trovarlo. Eravamo solo io e lui, senza giocatori. Non so se poi loro fecero lo stesso. Una volta invece mi chiamò perchè a un gruppo di tifosi era stata inflitta una pesante multa, circa 40mila euro. Gli dissi che mi sarei mosso io, poi non ricordo come andò a finire. In ogni caso non mi chiesero mai un euro durante il mio periodo di presidenza, questo lo posso affermare con certezza".  

L’ex presidente ha parlato poi dei rapporti tra i componenti della squadra e gli ultrà: "Conte sicuramente li ha avuti con il Bocia. Così come Gregucci, di cui ricordo un incontro in ritiro. Dopo che Conte se ne andò, il Bocia mi scrisse di prendere Agostinelli. Doni era molto amato dalla tifoseria. Io non volevo rinnovargli contratto, ne avremmo parlato a fine stagione eventualmente. Questa agli ultrà non andava bene. Doni era un personaggio forte nello spogliatoio e a volte creava problemi. Ricordo che dopo la socnfitta a Livorno del 2009, ebbe un acceso diverbio con Conte negli spogliatoi".

Ruggeri arriva infine alle ultime settimane di presidenza: "L’ultimo periodo è stato terribile. Vivevo con la scorta per paura di aggressioni da parte degli ultras. Manifestavano contro di noi a Zingonia ma anche fuori da casa mia. Avevo un padre in fin di vita, una sorella e una mamma: non potevo più andare avanti così. Per questo decisi di vendere la società a Percassi". 

Ruggeri ha parlato anche dei rapporti con Daniele Belotti, l’attuale segretario leghista e da sempre vicino al mondo degli ultrà nerazzurri: "Non ci sono mai state molte interazioni far di noi. Ricordo che ci sentimmo una volta, nel febbraio 2010, quando ai nostri tifosi era stata impedita la trasferta a Milano contro il Milan. Lui si mosse insieme a Maroni e ad altri politici, riuscendo a far revocare la decisione". 

In aula erano attesi anche altri testimoni. Come l’ex centrocampista Tiberio Guarante, che non si è presentato a causa di un problema al ginocchio, o come Cristaino Doni e Antonio Conte, ma nemmeno loro si sono visti. 

Il processo è stato aggiornato a giovedì 22 gennaio, con una nuova convocazione per Guarente. 

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