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Da Hallstrom a Olmi Al Sorriso di Gorle torna il cineforum

Da mercoledì 14 gennaio al cineteatro “Sorriso” di Gorle torna l’appuntamento con il cineforum. A dare il via alla “Rassegna film di qualità – Gennaio/febbraio 2015” è il film drammatico “Amore, cucina e… curry”, firmato da Lasse Hallstrom. Tra i titoli in programma anche il film drammatico “Torneranno i prati”, di Ermanno Olmi.

Al cineteatro “Sorriso” di Gorle torna l’appuntamento con il cineforum, “Rassegna film di qualità – Gennaio/febbraio 2015”. Per questo ciclo è in programma la visione di cinque pellicole, a cadenza settimanale, il mercoledì sera, dal 13 gennaio all’11 febbraio.

Le proiezioni, che saranno introdotte dalla professoressa Annunciata Pellegris, avranno inizio alle 20.45 e saranno seguite dalla possibilità di prendere parte a un dibattito sui temi emersi.

Ecco tutti i film che verranno proposti, con relative recensioni.

– Si inizia mercoledì 14 gennaio con il film drammatico “Amore, cucina e… curry”, firmato da Lasse Hallstrom. “Magica, raffinata commedia agrodolce sulla ricerca della perfezione dei sapori, sulla tolleranza delle idee e principi contrapposti, “Amore, cucina e…curry” è una parabola sullo studio e l’accostamento di spezie e vol-au-vent nella conquista di equilibri sentimentali ed espressivi, in un incontro tra la varietà della cucina indiana e l’eleganza sofisticata di quella francese. E’ una festa per gli occhi e per il gusto, apparecchiata e servita dalla scintillante sceneggiatura di Steven Knight, che riesce a sorprendere e divertire eliminando le coordinate temporali, con stuzzicherie ironiche e umoristiche, timidezze amorose, concorsi e citazioni di film sportivi, conservando la struttura del melodramma per continuare a celebrare la possibilità e la grandezza del sogno americano… Dopo la tragica scomparsa della madre in un incendio, Hassan Kadan decide di trasferirsi in Francia per aprire, assieme alla famiglia, un ristorante indiano; ma la proprietaria di un locale stellato posto di fronte al suo decide di ostacolarli con ogni mezzo, bloccando le forniture, innescando una guerra per mandare in rovina i rumorosi vicini. Nel trionfo incantato dell’artificio e della finzione, il film attraversa tutti i generi cinematografici per una gioia colorata con l’aiuto di attori a tre stelle, filmando piatti e prelibatezze con naturalezza, senza dimenticare tensioni etniche, desideri personali di affermazione, silenzi e recriminazioni” (Domenico Barone).

– Mercoledì 21 gennaio il film drammatico “Class enemy”, di Rok Bicek. “Nemico di classe o nemico in classe: entrambi le versioni del titolo originale potrebbero adattarsi a “Class enemy”, la cui storia estende le risonanze dalla dimensione claustrofobica di una classe liceale a quella più ampia di un’intera società. Il brillante esordio del giovane regista sloveno Rok Bicek, presentato alla settimana della Critica di Venezia 2013 e vincitore di 7 Slovenian Awards, fra cui quello per il miglior film, è infatti una lucida riflessione sulle ragioni, i torti, le contraddizioni di due parti nemiche, contrapposte per età e formazione culturale, condotta con la distanza di un osservatore acuto. La storia prende spunto da un episodio reale vissuto dal regista al liceo: la rivolta dei compagni contro i professori, accusati di rappresentare un sistema oppressivo che aveva spinto una studentessa al suicidio. Nel film, a turbare l’equilibrio di una classe fino allora tranquilla, è l’arrivo del nuovo professore di tedesco. Zupan sostituisce la ‘democratica’ professoressa titolare, in congedo per maternità, con metodi d’insegnamento totalmente opposti… Il Suo sistema educativo è rigido e autoritario e la sua capacità di insegnare incontestabile. I contrasti esplodono quando la timida Sabina si suicida dopo aver subito un rimprovero dal professore. Zupan, bollato di simpatie naziste, diventa il bersaglio di una rivolta adolescenziale che ha origini antiche ma contiene al fondo anche il contemporaneo disconoscimento dell’autorità e delle asprezze della vita, nascoste da genitori iper-protettivi e da una scuola politicamente corretta” (Barbara Corsi).

– Mercoledì 28 gennaio il film drammatico “Viviane”, di Ronit e Shlomi Elkabetz. “Una donna battagliera forte, dalla splendida e dolorosa bellezza, che incarna una delle anime di un paese che chiede a gran voce un cambiamento radicale. In questo senso fa ben sperare il fatto che sia proprio questo il film scelto da Israele per rappresentarla agli Oscar. Presentato al Festival di Cannes. Una stanza spartana, un manciata di personaggi, la fine di una storia d’amore che non è mai esistita, una legge assurda. Da tre anni Viviane cerca invano di ottenere il divorzio dal marito Elisha. Siamo nell’Israele del presente, dove il matrimonio civile non esiste, ma vige soltanto la legge religiosa che attribuisce tutto il potere al coniuge. E’ davvero un bel film “Viviane”, uno dei pochi che abbia il legittimo diritto di fregiarsi della definizione di kafkiano. Non solo per gli ovvi rimandi a “Il processo” e per la straziante assurdità delle situazioni, ma perché, come ben sapeva Kafka e, come ad un certo punto viene detto nel film, “tutti siamo imputati”: La colpa del peccato originale non è mai stata riscattata e siamo tutti colpevoli di qualcosa. Il problema, però, è che a decidere della vita altrui è un’autorità che dice di rappresentare la volontà dell’Onnipotente e la contestazione di Viviane della legge è in questo senso decisa e irremovibile. Ci piace sottolineare la bravura di tutti gli interpreti di questa storia drammatica e paradossale, dalla cui rigorosa messa in scena scaturiscono, inattesi, anche momenti di pura ilarità” (Cinefilos).

– Mercoledì 4 febbraio il film drammatico “Torneranno i prati”, di Ermanno Olmi. “Il nuovo film di Ermanno Olmi è una grande ferita al nostro confuso presente, raccontando una sola notte di quasi cent’anni fa, simile a tante altre notti di quella spaventosa Prima Guerra Mondiale iniziata per l’Italia nel 1915…”Torneranno i prati” ha l’inconfondibile tocco di Olmi, che in 80 minuti racconta di uomini umili e spaventati mandati inutilmente a morire per ragioni che non conoscono, obbligati a diventare eroi ignoti senza volerlo in quei giorni che precedettero la sconfitta di Caporetto: lassù, su quell’Altipiano dei sette Comuni a 1800 e 1100 metri d’altezza, Olmi in pieno nevoso inverno ha girato il film con la collaborazione del regista Maurizio Zaccaro, un film vero e toccante come non tutti i film su quella guerra, che fece 17 milioni di morti, di cui 600mila italiani. E’ una notte di nuvole nere e di luna splendente, di montagne cupe e di luminosa neve. Gli uomini nel silenzio di una natura invernale addormentata sono in uno degli avamposti sotto terra circondato da filo spinato e cavalli di frisia, col compito di segnalare i movimenti del nemico e semmai di morire per primi. Il gelo è crudele, non saranno certo quelle mantelline svolazzanti a vincerlo. Sottoterra, nella trincea dove si aspetta che si veda il nemico invisibile (e non lo vedremo mai) pagliericci, stufette, piatti di latta, biancheria lavata stesa sulla corda, fotografie di figli, e pare sentire l’odore umido dell’umanità chiusa nella paura che non sa come difendersi dal freddo, non bastano e coperte buttate sulle spalle…Olmi non si è rivolto agli storici né ai romanzi, ma ai diari, alle lettere di quell’Italia sconosciuta, ubbidiente e disperata usata per fini che non la riguardavano” (Natalia Aspesi).

– Mercoledì 11 febbraio il film drammatico “Due giorni, una notte”, di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne. “Una fabbrica di pannelli solari, quel che resta della solidarietà della classe lavoratrice: la spietata legge della competitività impone un referendum per rimettere alla volontà 16 operai e impiegati la decisione di non licenziare una collega, a patto di rinunciare al premio di produttività di 100 euro. Il clima non è dei migliori, la posizione della donna in questione è delicata ma, accompagnata dal marito premuroso, accetta, con il sostegno di due colleghi che hanno convinto il capo a votare di nuovo lunedì mattina, di fare il giro dei paesi limitrofi per incontrare i colleghi e persuaderli a non determinare il licenziamento. “Due giorni e una notte”, applaudito in concorso a Cannes 2014, è tutto qui, e non è poco. Non ne riveleremo lo scioglimento ma il finale più lieto possibile suggeriscono i Dardenne, è che la donna non soccomba allo spirale di perdita di autostima che la prospettiva di perdere il lavoro comporta, per di più alimentata dal precedente stato depressivo che ne aveva determinato un’assenza per malattia. L’aspetto più convincente del film risiede proprio nella scoperta del “fattore umano”, nelle relazioni per quanto fugaci che Sandra riesce a stabilire nel corso delle visite a casa o nei momenti di hobby, di relax o di secondo lavoro in nero durante il fine settimana più lungo e stressante della sua vita. Le reazioni personali costituiscono dunque i momenti sorprendenti di una storia che rischierebbe altrimenti un andamento univoco e monocorde, con la conta dei favorevoli e dei contrari, dei convinti e degli incerti” (Mario Mazzetti).

Il biglietto di ingresso è di 4,50 euro.

Il cine-teatro “Sorriso” è a Gorle in via Piave, 2. Per avere ulteriori informazioni è possibile chiamare il numero 035656962 oppure consultare il sito internet www.oratoriogorle.net

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