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Unimpresa, previsioni buie “Nel 2015 nessuna ripresa Serve una cura choc”

Secondo il centro studi di Unimpresa per il 2015 non c'è nessuna prospettiva concreta di miglioramento nè indicazioni particolarmente positive: per il 62% delle micro, piccole e medie imprese italiane quest'anno non rappresenterà la svolta per il rilancio dell'economia.

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Secondo il centro studi di Confindustria il 2015 sarà l’anno dell’uscita dalla crisi: una previsione sulla quale non sembra concordare Unimpresa che, dopo aver condotto un sondaggio sulle 122mila aziende associate, ha presentato in una nota risultati non molto incoraggianti.

Nessuna prospettiva concreta di miglioramento né indicazioni particolarmente positive – ha rivelato il centro studi: per il 62% delle micro, piccole e medie imprese italiane, il 2015 non rappresenterà la svolta per il rilancio dell’economia”.

Per tre imprese su cinque la ripresa appare sempre più come un miraggio: “Non ci saranno salti di qualità sul versante della produzione e nemmeno sul fronte dell’occupazione: i 12 mesi appena iniziati si preannunciano critici ed estremamente incerti con l’uscita dal tunnel della recessione ancora lontana”.

Le previsioni sul versante dell’occupazione concordano con quelle rilasciate a dicembre da Confindustria che, per tutto il 2015, parlava di tasso di disoccupazione ancora alto sui livelli dell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle e con un 12,9% di media. Gli imprenditori associati a Unimpresa individuano i problemi e i motivi d’ansia principali nella difficile concessione del credito da parte delle banche, nella difficoltà nel rispettare scadenze e adempimenti fiscali, nei ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione, nei mancati incassi da clienti privati, nell‘impossibilità di pianificare investimenti, nella scarsa flessibilità nel gestire l’occupazione nonostante la riforma contenuta nel jobs act.

“Per quanto riguarda le esportazioni – continuano da Unimpresa – si confida sull’attuale quotazione dell’euro con il peso sceso sensibilmente specie in rapporto al dollaro Usa. Una bassa valutazione della moneta unica potrebbe favorire gli operatori che hanno una quota consistente di fatturato legata all’export, ma i vantaggi consequenziali all’andamento valutario potrebbero non bastare a dare slancio agli ordinativi. A frenare una crescita delle produzione e quindi delle vendite sono anche in questo caso le voci ‘italiane’: spesa energetica, costo del lavoro, pressione fiscale, burocrazia, infrastrutture, credito bancario”.

Di cosa hanno bisogno le imprese per avvicinare la ripresa? La risposta prova a darla il presidente di Unimpresa Paolo Longobardi: “Una cura choc da parte del governo. Servono ben altre misure per mettere le famiglie e le imprese in condizione di guardare con fiducia al futuro. Le legge di stabilità per il 2015 proposta dal governo e poi varata dal Parlamento non contiene le misure necessarie per la ripresa. Credito e tasse sono le due parole magiche che speriamo possano diventare la stella polare per il governo di Matteo Renzi”.

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Commenti

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  1. Scritto da Angelo Marchetti

    Non si vede assolutamente una via d’uscita alla lunghissima crisi, le imprese sono sempre di più con l’acqua alla gola e le promesse dei politici ormai non le ascolta più nessuno, fin quando la pressione fiscale non sarà diminuita e le banche saranno più disponibili ad elargire prestiti, la situazione non potrà che peggiorare.

  2. Scritto da Luigi

    Finché non taglieranno tutti i privilegi e gli sprechi pubblici, che richiedono tasse sempre più alte per essere alimentati dissuadendo di conseguenza gli imprenditori ad investire e ad assumere, non ne verremo mai fuori. Politici vergognosi

  3. Scritto da il polemico

    che novità..è dalla fine del 2011 che per il pd serviva la svolta per far ripartire l’italia.in 3 anni si è avuto il 35% di disoccupati in più ,fatto crollare definitivamente il serttore edile e indotto che assicurava miliardi nelle casse statati e comunali,triplicate la tasse…e non è ancora finita.solo il governo farlocco a guida pd e sempre meno dei loro fedeli votanti credono che il 2015 ci sarà la ripresa…