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Pensieri d’inizio anno: la musica è lo spunto O, forse, l’approdo

Dubbi, incertezze, domande: Brother Giober inizia il 2015 con una serie di riflessioni in cui la musica è solo il punto di partenza. Poi recensisce il disco fuori tempo e fuori mercato di Nicolas J. Roncea...

Sono le otto di sera e sono ancora in studio, mi aspetta il Rotary ma sento che non è, almeno stasera, il posto dove voglio essere. Ci andrò più tardi.

Non ho neppure tanta voglia di recensire dischi, forse la musica oggi, che è l’8 di gennaio 2015, può aspettare.

Provo amarezza, un po’ di scoramento, non so il perché, sarà la paura del nuovo anno, mi piacerebbe dire una volta tanto qualcosa di profondo, ma non ne ho le capacità letteraria, né la cultura.

Lasciatemi fare però qualche piccola riflessione, neppure tanto logica, ma per stasera è così.

 

 

Riflessione n.1: inizia un nuovo anno e si invecchia, il che per chi vuole scrivere di musica di un certo tipo non è proprio il massimo anzi suona come una contraddizione.

Riflessione n. 2: la convinzione di cui al punto precedente è rafforzata dal tentativo, vano e frustrante, di cercare qualcosa di cui scrivere di nuovo. Che ne so, qualche gruppo in grado di stupire, di usare un linguaggio veramente innovativo, che non sia privo di senso. Complice l’inizio dell’anno non ho trovato nulla o quasi: o meglio ho trovato un sacco di nomi di cui non conoscevo l’esistenza, poi mi sono ascoltato alcune tracce dei loro lavori imbattendomi in una musica che poco aveva a che vedere con il rock o, perlomeno, con quanto io intendo con questo termine. Capisco solo ora l’imbarazzo di mio padre, raffinato musicista, quando tredicenne lo obbligavo ad ascoltare la PFM o i King Crimson.

Riflessione n. 3: le riviste musicali stanno sparendo dalle edicole, l’ultima, Outsider, che era veramente buona, ora la si può avere, mi dice il mio edicolante di fiducia, solo per abbonamento. D’altra parte, mi chiedo, a chi possa interessare una rivista che mette in copertina nel 2014 Joni Mitchell o dedica 40 pagine alla Allman Brothers Band. A nessuno appunto. Pochi mesi prima la stessa fine ha fatto Jam che ora la possiamo leggere solo sul WEB. Le uniche pubblicazioni che continuano a vendere sono quelle scandalistiche o quelle che trattano di crime–story. Sarà perché ci sono tanti negozi di parrucchieri. Tra un po’ anche le edicole saranno solo on line. E anche i barbieri e i parrucchieri saranno obbligati a dotarsi di computer.

Riflessione n. 4: il pericolo oggi si chiama deflazione che, detto in parole povere avviene quando i prezzi al consumo si riducono. Posso capire perché ciò sia un pericolo, ho fatto Economia e Commercio, insegnavo all’università, i redditi calano e il valore reale del debito di conseguenza aumenta. Poi però penso alla povera gente che non ha i soldi per mangiare e quindi se i cibi costano meno penso ne possano avere un vantaggio. E allora non ci capisco più niente … nonostante gli studi.

Riflessione n. 5: è morto Pino Daniele un grande, per me un grandissimo. L’ho amato sin dall’inizio e ho consumato fino ad esaurimento Nero a Metà e ancor di più Sciò il suo primo album dal vivo. Un esempio lungimirante del significato del saper suonare, dell’aver voglia di suonare. Un album dotato ancor oggi di una vitalità travolgente, pregno di soul, di sole, di acqua, di aria, di tutti gli elementi di base della vita. Mi ha stupito lo scalpore che la sua morte ha suscitato, maggiore di quello che mi sarei aspettato. In fin dei conti Pino Daniele era sì conosciuto, ma erano anni che non faceva un disco di vero successo, né era un personaggio mediatico come poteva essere Lucio Dalla. Eppure io stesso ho provato una forte commozione, inaspettata. Forse perché Pino Daniele, nella sua carriera, è stato schivo ma inequivocabilmente sincero, come pochi; forse perché faceva musica vera, senza tanti effetti speciali, ma la faceva con l’anima, con il cuore. O forse solo perché era una persona perbene.

Riflessione n. 6: ho seguito, questa mattina, alla televisione un’intervista di qualche tempo fa al direttore di Charlie Hebdo che mi ha profondamente colpito e mi ha fatto riflettere, circa la vita, e l’inutilità della mia.

Riflessione n. 7: ho scaricato un disco, bellissimo, di un tale che si chiama Nicolas J. Roncea. Non so chi sia, né da dove venga. Il suo disco, fatto di 8 canzoni, lo potete scaricare da ITunes a 2,99 euro. Avete letto bene 2,99 euro! Solo voce e chitarra e tanta, ma tanta anima. Vi troverete dentro più arte che nel 90% della produzione musicale del 2014. Mi chiedo solo, tolto quello che spetta a I.Tunes e alla casa discografica, quanto resterà nelle tasche dell’artista. Forse nulla. Però il disco c’è e, ripeto, è un grande disco e forse il suo autore ne farà in futuro altri e sarò contento se li farà strapagare e… non li regalerà.

Riflessione n. 8: due mesi fa è morto il mio miglior amico. Ci sentivamo al telefono tutte le mattine alle 7,30 puntuali e ci insultavamo dicendoci tutto il peggio possibile. Era il nostro modo per esorcizzare le paure della giornata, una sorta di rito liberatorio. Era un pazzo, perché era buono , sincero, altruista, ottimista ed era un entusiasta della vita. Ha lasciato a me e ai suoi amici il suo ricordo , il suo più bel regalo. Ha voluto che il suo funerale avvenisse in forma civile, nel piazzale di una chiesa (l’ho detto era matto), con sottofondo le canzoni di De André. Mai ho sentito a me così vicino Dio. Ancor oggi quando scendo in citta bassa alle 7,30 del mattino e “becco” il semaforo rosso, faccio il suo numero. Prima o poi dovrò convincermi a toglierlo dalla mia agenda.

Riflessione n. 9: casualmente mi sono imbattuto sul web in una performance di Sarah Jane Morris che insieme ad una band di grandi musicisti, dall’aspetto però dimesso, interpreta una I shall Be released di Dylan/The Band veramente strepitosa. nonostante lei abbia nulla della diva, addosso qualche decina di chili in più e neppure, forse, un filo di trucco.

Riflessione n. 10: è il 9 di gennaio, ieri sera sono poi andato al Rotary. La serata è stata organizzata presso la UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), un’associazione che si basa sul volontariato di alcune persone che sacrificano il loro tempo a favore di chi nella vita ha sofferto e continua a soffrire. Assisterle queste persone è un vero sacrificio per chi lo fa temperato solamente dalla consapevolezza del bene che si fa. È stata una serata magnifica, in ritardo, natalizia.

Riflessioni n.11 (e ultima): non so dirvi perché ho voluto iniziare l’anno con questo pistolotto, né se il direttore lo riterrà meritevole di pubblicazione, forse dopo averglielo inviato mi pentirò. Rileggendolo un po’ di retorica c’è, e forse anche di confusione e di qualunquismo, ma mi è servito scriverlo e non ho voluto modificarlo di una sola virgola rispetto alla prima stesura.

Diciamo che al termine della terza riflessione, non mi sentivo così bene, ma poi lentamente mi sono ripreso e adesso sono tornato del mio usuale colore. Merito di piccole cose e di grandi eroi…

Questo è il mio modo di augurarvi buon anno.

Adesso torno a scrivere di musica e mi scuso….

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

ARTISTA: Nicolas J. Roncea

TITOLO: Eight (part. 1)

GIUDIZIO: ***1/2

Nicolas J. Roncea non deve aver mai studiato marketing perché ha un nome privo di qualsiasi appeal, propone un disco fuori dal tempo per solo chitarra e voce, con un titolo pesante come un macigno e noioso come lo sceneggiato dei Fratelli Karamazov.

Però pubblica un disco sincero, toccante, fatto di semplici canzoni che colpiscono l’animo, perfetto per i pomeriggi di fine inverno.

Qualche nome che meglio può farvi capire da “che parti” siamo: Jim Croce, Jackson Browne, Elliot Smith e, più recentemente Devendra Banhart e Damien Rice di cui riprende la bella The Animals Were Gone.

Eight (part 1) è il primo di una trilogia di album, ognuno composto da otto brani. In un’intervista l’autore ha anticipato che i successivi saranno diversi, nel genere, da questo.

Il lavoro è autoprodotto e inizialmente era disponibile solo in rete, scaricabile da Bandcamp (che proprio non so cosa sia) e da Itunes ma dal 25 dicembre lo potete anche richiedere allo stesso artista all’indirizzo NicolasJRoncea@gmail.com al prezzo di 8 euro (siamo in deflazione). Dubito lo possiate trovare nei negozi tradizionali.

Nicolas J. Roncea è dotato di una voce delicata ma netta, anche se non troppo delicata e scrive canzoni dotate tutte di una melodia accattivante, il che fa ben sperare per il domani quando i mezzi a sua disposizione saranno forse più ricchi.

La partenza è affidata a Forever With Her Ghost, una ballata dal ritmo sostenuto dai profumi country & western, mentre la successiva Sand in my Eyes è più statica e riflessiva e avvicina l’artista ad alcune band che frequentano i luoghi dell’alt country. Vi è ad ogni modo in questo ultimo brano qualcosa che mi sfugge perché pur essendo scarno nell’arrangiamento che più non si può, il brano risulta alla fine tutto fuorché monotono anzi, al contrario, coinvolgente.

È bello l’arpeggio che sta alla base di The Storm, così come gradevoli i cambi di ritmo che si susseguono lungo la canzone che in qualche modo ricorda alcune melodie del quartetto di Liverpool o forse degli Oasis.

La delicata Find me, dalla melodia indefinita, ha una sua tensione appena percettibile ed ha un approccio quasi pop, mentre l’arpeggio insistito di He’s Wrong, avvicina l’artista ad alcune composizione di un altro bravo nuovo cantautore (certo più fortunato), Ben Howard.

Non so se Mary J sia o non la fidanzata di Peter Parker (alias l’uomo ragno) ma certo il brano gode di una delicatezza tutta sua con alcuni momenti in cui il dolore risalta più che altrove.

December è forse già ascoltata e priva del mordente delle precedenti composizioni anche se riascoltandola la si apprezza amggiormente, mentre la conclusiva The Animals Were Gone, l’unico brano ad essere supportato dai suoni del piano, è una signora cover, di Damien Rice, profonda e suggestiva, che chiude in modo splendido un lavoro veramente ispirato, che va ascoltato con attenzione.

Provateci ne rimarrete ammaliati.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Forever With Her Ghost

Se non ti basta ascolta anche:

Ben Howard – Every Kingdom

Damien Rice – o Devedra Banhart – The Second Coming

Commenti

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  1. Scritto da Cimar11

    Mi sono messo in pari con le letture.
    Complimenti per le riflessioni di inizio anno e per il coraggio di pubblicarle. Grande!
    Molto toccante la parte rivolta al nostro amico. Chi l’ha conosciuto capisce cosa provi e perché non ha ancora cancellato il nr. dalla rubrica….
    Bello il disco di cui parli. Non lo conoscevo.

  2. Scritto da Diego Perini

    Su Bandcamp lo si trova a 2.99 ma volendo si può dare di più. Buon songwriting, anche se un equivalente come il primo Iron&Wine (2002!) è inarrivabile. Per forza, è americano. Con i giornali specializzati ho smesso anni fa, ormai sono specializzato e faccio da me. Mi bastano delle dritte come fai anche tu e fedeli lettori.

  3. Scritto da Pier Alvise

    Consiglio all’autore la lettura di una delle opere del grande Emil Cioran. “Squartamento” o “L’inconveniente di essere nati” o “Al culmine della disperazione”, a scelta, vanno tutti bene. Garantisco che funziona come corroborante.

  4. Scritto da brixxon53

    Ciao B.G., non devi scusarti, anzi, io ti ringrazio per queste tue riflessioni. A chi non è mai capitato di farle in cuor suo? Tu hai anche la forza di renderle pubbliche, bravo. Parlando di musica, Nicolas non lo conoscevo proprio, il disco è veramente bello bello. Ho scoperto che lui è piemontese e si ispira a Elliot Smith, del quale conosco bene Face8, gran bel disco un po’ beatlesiano, di sicuro lo conosci ma se non fosse così prova ad ascoltarlo, ne vale la pena. Buona musica a tutti.

    1. Scritto da brixxon53

      scusa,è Figure 8…

  5. Scritto da baz

    …riguardo alla riflessione n°3….in edicola c’e’ ancora Rumore, Blow Up, il Busca, il Mucchio….dai, non tutto è perduto.
    E non dirmi che i copia-incolla e le castronerie del pessimo Stèfani su Outsider ti mancheranno!!! :)
    buon anno BG, e speriamo che escano dischi belli.

    1. Scritto da Gianfranco

      Sono d’accordo con te. Outsider, l’ho preso una sola volta e mi è bastato. Ho avuto la stessa tua sensazione (copia/incolla)

  6. Scritto da Andy baumwolle

    Caspita!, come diceva Woody Allen : “Dio non esiste, ha anche iniziato a piovere e io non ho neanche l’ombrello”
    Su con la vita!
    È tutta lì da prendere
    Abbiamo un colpo solo
    Meglio tentare di fare centro