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Il dialogo con il colore di Cavalleri e Afran in mostra a Milano

Giovedì 15 gennaio verrà inaugurata negli spazi dell'Ex Fornace a Milano la mostra “Apologia del colore”, un progetto bipersonale di due artisti molto diversi tra loro, ma legati dal dialogo sinergico con il colore: il bergamasco Giovanni Cavalleri e il camerunense Afran.

Dal 16 al 30 gennaio il colore si difenderà negli spazi dell’Ex Fornace di via Alzaia Naviglio Pavese a Milano. Il progetto di mostra bipersonale “Apologia del colore”, che verrà inaugurata il 15 gennaio, riunisce le opere di due artisti: Afran e Giovanni Cavalleri.

Nonostante siano molto distanti tra loro sia dal punto di vista dell’espressività creativa che da quello della provenienza geografica (Afran è camerunense, Cavalleri di Bergamo), le loro opere, in apparenza antitetiche, sviluppano in realtà un dialogo sinergico attorno alle stesse tematiche, applicando differenti chiavi di lettura alla medesima realtà che sono il riflesso delle rispettive origini e dei percorsi personali.

Giovanni Cavalleri nasce a Seriate nel 1991. La passione per la pittura, la grafica e il colore, che lo aveva accompagnato durante gli studi classici conclusi nel 2010, trova una concretizzazione nel 2014, quando ottiene il diploma in Graphic Design all’Istituto Europeo di Design a Milano. La sua ricerca presenta colori campionati da una realtà, sia essa un soggetto tangibile, esperienza o sensazione, e li dispone in composizioni regolari che ne esaltanto la capacità espressiva. Il colore si mostra come protagonista e strumento. Spesso è dipinta solo la parte centrale della tela e i margini svelano il supporto rompendo l’illusione della corrispondenza tra il quadro e il soggetto dipinto, dichiarando così la totale autonomia del colore.

Afran, nome d’arte di Francis Nathan Abiamba, nasce a Bidjap, in Camerun, nel 1987. Dopo essersi diplomato in ceramica all’Istituto di Formazione Artistica di Mbalmayo, coltiva la passione per la pittura negli atelier dei più grandi pittori congolesi e camerunensi, fino ad arrivare in Italia, dove, grazie a Salvatore Falci, professore di arti visive all’Accademia Carrara di Belle Arti, si apre all’arte contemporanea. Le sue opere, caotiche e sovraccariche al punto da dare una sensazione di saturazione ansiogena, si concentrano sull’aspetto superficiale e vacuo della forma e ne denunciano il potere incontrollato sulla società contemporanea, che corre verso l’impoverimento dell’identità.

La mostra sarà aperta negli spazi dell’Ex Fornace di Milano dal 16 al 30 gennaio, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 22, il sabato e la domenica dalle 10 alle 22.

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