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Grande Guerra, pillola 41 La rivincita inglese: scontro alle Falklands fotogallery

La vittoria delle Falklands restituì morale alla marina inglese, depressa dopo il disastro subito da Cradock: l'ago della bilancia, almeno sul mare, cominciava a pendere dalla parte dell'Intesa. Allora quasi nessuno colse la reale importanza dell'episodio, determinante ai fini della lotta per gli approvvigionamenti.

di Marco Cimmino

La squadra navale dell’ammiraglio Von Spee, ossia, tecnicamente, la squadra dell’Asia orientale, dopo la brillante vittoria di Coronel, diresse verso la stazione radio britannica di Port Stanley, nelle isole Falklands.

Può sembrare bizzarro che una flotta da battaglia dedicasse tante attenzioni a quello che, ancora oggi, appare come uno sperduto avamposto oceanico: bisogna, tuttavia, tener presenti due fattori essenziali della guerra di corsa, ossia il fatto che gli impianti radio a lunga portata erano ancora piuttosto rari e che distruggerli rappresentava un grosso successo, e che la creazione della nebbia logistica, tanto per mare quanto per terra, era un elemento fondamentale per sorprendere l’avversario.

Per questo, la radio di Port Stanley fu individuata dai germanici come un obiettivo tanto primario da dirigere la prua dei loro incrociatori verso le Falklands: purtroppo per i tedeschi, questa mossa era prevedibile, e proprio lì diresse anche una potente squadra navale britannica, ben decisa a vendicare il disastro dell’ammiraglio Cradock.

A questo scopo, il comandante supremo inglese, Lord Fisher, aveva radunato, sotto la bandiera dell’ammiraglio Sturdee, una squadra poderosa, che comprendeva 2 incrociatori da battaglia di ultima generazione, l’Invincible e l’Inflexible, dotati di cannoni da 305 millimetri, cui lo Scharnost e lo Gneisenau di Spee potevano contrapporre solo dei 20,8 centimetri, come massimi calibri, oltre ad altre 6 unità di caratteristiche inferiori: gli incrociatori corazzati Kent, Canarvon e Cornwall, gli incrociatori leggeri Bristol e Glasgow e la vecchia corazzata Canopus, che era stata fatta arenare a Port Stanley, come un immenso cetaceo d’acciaio, per essere utilizzata come fortezza a protezione del porto.

In definitiva, la bordata complessiva della squadra inglese era enormemente più pesante di quella dei loro avversari. Spee era stato avvertito della presenza di navi che incrociavano nel settore, ma credette, erroneamente, che si trattasse di vascelli nipponici: perciò, attaccò, l’8 dicembre del 1914, pensando di potersi poi ritirare con relativa tranquillità verso il Rio de la Plata. Quando la sua squadra cominciò ad essere bersagliata dalle navi britanniche, l’ammiraglio tedesco comprese il proprio errore e virò di bordo, cercando di guadagnare il mare aperto: egli non aveva precedentemente sfruttato l’occasione di colpire gli inglesi che erano all’ancora nel porto ed ora doveva fuggire, inseguito dalle più veloci navi nemiche, che, in breve lo costrinsero ad accettare lo scontro, per quanto impari.

Gli incrociatori di Sturdee si erano mossi alle 10 del mattino e all’una e venti ingaggiarono battaglia con la squadra nemica. Inizialmente, sia lo Scharnost che il Gneisenau riuscirono a mettere dei colpi a bordo dell’Invincible, ma ben presto la superiorità delle artiglierie britanniche prese il sopravvento. L’ammiraglia di Spee, Scharnost, affondò per prima piuttosto rapidamente: la seguirono a breve intervallo il Gneisenau, il Nurnberg ed il Leipzig. Soltanto l’incrociatore leggero Dresden riuscì a sganciarsi e ad evitare (o, meglio, a dilazionare) la propria fine: la nave, tallonata dal nemico, si sarebbe arresa ed autoaffondata il 14 marzo, nei pressi delle isole Juan Fernandez.

La squadra dell’Asia orientale non esisteva più e la sconfitta di Coronel era stata vendicata. Gli inglesi persero dieci marinai, contro i 2.200 germanici: nessuna delle navi britanniche subì danni gravi. La vittoria delle Falklands restituì morale alla marina inglese, depressa dopo il disastro subito da Cradock e, soprattutto, azzerò le capacità tedesche di infastidire le rotte commerciali britanniche d’alto mare.

L’ago della bilancia cominciava, almeno sul mare, a pendere dalla parte dell’Intesa: forse, allora quasi nessuno colse la reale importanza di questo episodio, apparentemente assai periferico, rispetto al baricentro del conflitto. Esso, invece, fu determinante ai fini della lotta per gli approvvigionamenti, che sarebbe divenuta il fattore decisivo della guerra, di lì a qualche anno.

Curiosità: Falklands o Malvinas

Come abbiamo visto, nel 1914 l’avamposto delle Falklands assunse notevole importanza, per via della sua stazione radio. In realtà, dopo la prima guerra mondiale, queste isole, nominalmente britanniche, ma vicine alla costa dell’Argentina, furono pressochè dimenticate. Tornarono prepotentemente alla ribalta in tempi assai più recenti, quando divennero l’epicentro di una guerra moderna.

Nel 1982, l’Argentina versava in una gravissima crisi economica: così, il dittatore argentino, generale Galtieri, pensò di distogliere l’opinione pubblica dai problemi interni, eccitandone il sentimento nazionale, tramite il rispolvero delle vecchissime rivendicazioni argentine sul piccolo arcipelago, che gli Argentini chiamano Islas Malvinas.

Il 2 aprile del 1982, le truppe di Galtieri occuparono militarmente le due isole principali, scatenando la reazione furiosa di Londra: si trattava, come spesso accade in queste circostanze, di un rifiorire di orgogli e di nazionalismi di matrice ottocentesca, che portarono al conflitto tra i due stati.

Esattamente come era accaduto nel 1914, dopo la battaglia navale di Coronel, i britannici, dapprima presi alla sprovvista, reagirono massicciamente, inviando verso le Falklands, letteralmente dall’altra parte del globo, una potente forza d’attacco, che in tempi piuttosto rapidi ebbe ragione delle forze argentine, assai inferiori militarmente e, soprattutto, tecnologicamente.

La guerra si concluse con la vittoria britannica il 20 giugno 1982: era costata 255 morti inglesi e 649 argentini. Curiosamente, la portaerei ammiraglia britannica nella guerra delle Falklands (o Malvinas, se preferite) si chiamava Invincible, proprio come l’incrociatore da battaglia che, nel 1914 aveva combattuto contro la squadra di Spee.

Le analogie tra i due episodi non si limitano a questo: come la vittoria di Sturdee aveva dato enorme entusiasmo agli inglesi, dopo la delusione di Coronel, così la vittoria del 1982 risollevò l’autostima della Royal Navy, del Regno Unito e del suo primo ministro Margaret Tatcher, dopo la figuraccia rimediata dai britannici nell’ultima azione bellica prima di questa, ossia durante la crisi di Suez del 1956. Per la cronaca, le isole Falklands sono una colonia britannica dal 1839.

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