BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Assalto a Charlie Hebdo Colpiti non gli uomini ma i valori dell’Europa fotogallery

Paolo Bresciani, studente bergamasco di 21 anni residente a Parigi, al terzo anno di studi in Giurisprudenza italiana e francese all'Università di Paris I Panthéon-Sorbonne, racconta come vive la capitale francese dopo l'attentato al settimanale satirico Charlie Hebdo.

Paolo Bresciani, studente di 21 anni residente a Parigi, al terzo anno di studi in Giurisprudenza italiana e francese all’Università di Paris I Panthéon-Sorbonne, racconta come vive la capitale francese dopo l’attentato al settimanale satirico Charlie Hebdo.

 

di Paolo Bresciani

Parigi si aspettava da tempo di poter subire una minaccia terroristica di queste dimensioni. Per questo motivo il governo ha adottato alla fine degli anni settanta il piano Vigipirate, che consiste in una serie di misure di sicurezza atte a proteggere la popolazione da un eventuale attacco.

Il piano Vigipirate si articola in due livelli di sicurezza, a seconda dell’urgenza della situazione: un livello ‘standard’ di durata indeterminata e il livello di ‘Allerta attentato’, di durata limitata e applicato in caso di minaccia imminente.

Il 7 gennaio, quest’ultimo grado di sicurezza è stato applicato alla regione Ile-de-France, e in seguito esteso alla regione Picardie l’8 gennaio durante la caccia ai terroristi. Gli effetti della misura non hanno tardato a farsi sentire: i commissariati della città sono rimasti blindati, così come i principali centri di potere. Le zone affollate (dalle stazioni ferroviarie alla celebre rue de Rivoli) e i luoghi d’interesse turistico-culturale sono stati battuti da militari armati. Anche la mia Università (Paris I), la cui sede si trova alla Sorbona, in pieno quartiere latino, è stata sottoposta a una rigida sorveglianza: si tratta infatti di un luogo sensibile, in quanto culla della ‘pericoloso’ pensiero all’occidentale.

Se prima dell’attentato, in applicazione delle norme standard del piano Vigipirate, l’ingresso era sottoposto a una semplice verifica della tessera studente, in quei giorni è stato necessario portare con sé un documento d’identità, mentre le borse e gli zaini degli studenti sono stati controllati uno per uno prima di autorizzare l’accesso.

La reazione all’attentato è stata particolarmente intensa da parte della stragrande maggioranza della popolazione: c’è stata una vera e propria mobilitazione cittadina, che ha portato enormi gruppi di persone a riversarsi in place de la République sin dai primi momenti successivi alla carneficina. Place de la République è da sempre per Parigi e la Francia il principale luogo di raduno per le manifestazioni popolari, ‘megafono’ per il popolo che vuole farsi ascoltare.

Non ho partecipato alla manifestazione al suo apice, ma ho comunque deciso di passare in place de la République poco dopo la mezzanotte di mercoledì. Mi sono avvicinato al monumento della Repubblica, in mezzo a una folla molto meno numerosa e rumorosa di quella che aveva occupato la piazza qualche ore prima. La luna piena in cielo e sulla terra un coro di voci sommesse, raccolte intorno a un simbolo di uguaglianza, fraternità e, ora come non mai, libertà.

Penso di non aver mai assistito a una manifestazione di solidarietà di un tal genere in tutta la mia vita: ho fatto diverse foto, che parlano da sé ma non bastano a descrivere il clima di raccoglimento che ha pervaso quell’angolo di città: un piccolo santuario è stato eretto in pochi istanti in mezzo al caos di una capitale mondiale.

Quando a morire non sono solo degli uomini innocenti ma i valori universali su cui si fonda una Repubblica, è inevitabile che tutti quanti si fermino, s’interroghino, s’indignino, s’inquietino.

Ed è unico e complicato vivere questa miscela di sentimenti così diversi allo stesso tempo e nello stesso luogo.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Alberto

    Sedici morti: più o meno il risultato di un’ora di “esportazione di democrazia” da parte di noi evoluti e buoni occidentali…

    1. Scritto da Daniele

      La maggior parte delle vittime della guerra in Iraq erano insorti armati che si battevano contro l’invasione, certo, ma in nome di valori assolutamente incondivisibili. A dimostrazione di ciò, basti guardare cosa accade nel nord dell’Iraq nei territori controllati dall’ISIS. Direi che il paragone che hai fatto non regge per niente.

      1. Scritto da Alberto

        Vedo con dispiacere che l’enorme propaganda mediatica in corso da anni ha sortito gli effetti desiderati…

  2. Scritto da Molly

    Un ricordo per i caduti sotto la mano dei terroristi ma non mi riconosco in Charllie. Charlie predicava il vuoto culturale rinnegando le radici dell’Europa. Per questo #jenesuispas

    1. Scritto da giggi

      le radici cristiane!! ma va molly, come se ci fossero solo quelle. provare a cambiare disco?