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Dalla Striscia di Gaza il progetto di speranza di don Luigi Ginami fotogallery

Un capodanno tra le persone più dimenticate: i bambini feriti di Gaza. E' la testimonianza di don Luigi Ginami, bergamasco e presidente dell'Associazione Amici di Santina Zucchinelli Onlus, che sta trascorrendo questi giorni del nuovo anno tra i bambini feriti nei bombardamenti.

Un capodanno tra le persone più dimenticate: i bambini feriti di Gaza. E’ la testimonianza di don Luigi Ginami, bergamasco e presidente dell’Associazione Amici di Santina Zucchinelli Onlus, che scrive: "Che momenti intensi, che emozioni profonde alla vigilia di questo ingresso nell’inferno di Gaza. Gerusalemme è magnifica con le sue luci, con i suoi profumi, con il suo cielo stellato… Respiri quiete assapori una intensa pace ed armonia interiore. Qui Dio si fa toccare con mano". "E’ tra i capodanno più belli della mia vita, pur nella povertà e in un oceano di sofferenza di feriti, povera gente, bambini e vecchi. Che grande commozione, un’esperienza che auguro di fare a tutti di cuore!. Buon anno da tutti noi, da Gaza ho ricordato tutti nella adorazione eucaristica a mezzanotte per cantare il Te Deum". 

Fra le tante iniziative che si sforzano di portare pace e conforto agli abitanti di Gaza va annoverata la onlus «Amici di Santina Zucchinelli», nata nel 2013 su iniziativa di monsignor Luigi Ginami in ricordo della madre. Il nuovo viago nella Striscia di Gaza di Don Ginami è per poter allestire un programma di aiuti per i casi più sensibili e per i maggiormente bisognosi. “Roccia del mio cuore è Dio” è il motto dell’associazione, così com’è inciso sulla tomba di Santina sepolta a Gerusalemme. Il compito della onlus non è mai facile: i singoli casi si assommano, le situazioni–limite sono centinaia, raccogliere fondi non basta. Occorre nella maggior parte dei casi anche un’assistenza psichiatrica, perché le ferite invisibili della guerra sono forse peggiori di quelle che si è riusciti a ricucire durante i giorni terribili dei bombardamenti. E soprattutto c’è un nemico subdolo e molto difficile da affrontare: la perdita della speranza, un malessere che ha contagiato tutti, privandoli una volta di più di ogni ragionevole prospettiva futura. "Per questo – dice monsignor Ginami – abbiamo appena cominciato: c’è moltissimo da fare e troppo poco tempo per farlo". 

 

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