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Piazzoli: con il Palma un indotto sul territorio di 30 milioni di euro fotogallery

Angelo Piazzoli, segretario generale della Fondazione Credito Bergamasco, fa una stima economica delle ripercussioni sul territorio che avrà la mostra di Palma il Vecchio alla Gamec. E lancia “il metodo Palma”: “fare squadra tra enti, istituzioni e associazioni è determinante per proporre eventi che abbiamo successo”.

Il 13 marzo 2015 apre alla Gamec la mostra antologica su Jacopo Negretto, detto Palma il Vecchio. Sono attesi a Bergamo una quarantina di capolavori provenienti dalla National Gallery di Londra alle Gemäldegalerie di Berlino e Dresda dal Kunsthistorisches Museum di Vienna all’Ermitage di San Pietroburgo, oltre ad altre tele delle collezioni inglesi della Regina Elisabetta II e del principe Carlo d’Inghilterra e ancora dagli Uffizi di Firenze e dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Una mostra evento fortemente voluta dalla Fondazione Credito Bergamasco che probabilmente sarà l’appuntamento di maggior richiamo a Bergamo in occasione dell’Expo.

Attorno a questo progetto, curato da Giovanni C.F. Villa, si sono piano piano concentrati gli sforzi e gli impegni dell’Università e del Comune di Bergamo, poi la Diocesi e altre decine e decine di imprese. Abbiamo incontrato Angelo Piazzoli, segretario generale della Fondazione, che coordina la mostra con Barbara Abbondanza Maccaferri.

Come nasce questa mostra su Palma e come è riuscita a catalizzare tanti soggetti del territorio bergamasco?

“Da un punto di vista generale la mostra è stata concepita come un evento culturale dai mille risvolti per il territorio. Quindi un’occasione, una vetrina per chi volesse mettere in mostra la propria azienda, il proprio museo, la propria istituzione. Abbiamo avuto oltre 350 incontri con tantissime formazioni sociali proprio per creare una rete”.

Alla fine ci siete riusciti?

“Non siamo ancora alla fine, ma abbiamo raccolto adesioni convinte di tante istituzioni, associazioni, imprese del territorio. Ecco direi che è nato un “metodo Palma”.

Metodo Palma? Di che cosa si tratta?

“Proprio quando tutti pensavano a ‘Bergamo Capitale europea della cultura’ per il 2019 – progetto nobilissimo in sè – avevo detto a Bergamonews che noi, come Fondazione Credito Bergamasco, stavamo lavorando ad un progetto per Expo’ (la mostra su Palma il Vecchio); ci sembrava infatti che in pochi pensassero ad EXPO, una grande e irripetibile occasione, molto vicina nello spazio e nel tempo. Ci furono molte polemiche, ma per molte ragioni che poi si sono verificate la candidatura del 2019 è sfumata e la mostra di Palma il Vecchio ha raccolto l’attenzione di moltissimi bergamaschi”.

Perché?

“Perché un evento, come lo sarà la mostra di Palma il Vecchio, non può’ essere calato dall’alto, se vuol lasciare effetti duraturi; deve partire dal territorio. Occorre che tutte le formazioni sociali ed economiche trovino in un progetto l’occasione per mettersi in mostra, ognuna con la propria caratteristica, la propria specificità, le proprie peculiarità. Solo così possono nascere le opportunità per creare non un semplice evento ma un vero e proprio contesto attrattivo per rilevanti flussi turistici”.

C’era il rischio che Bergamo perdesse l’occasione dell’Expo?

“Sì. Brescia stava già lavorando ad una grande mostra sul cibo e c’era il rischio che i turisti per EXPO ci passassero davanti in autostrada – ammirando dall’auto il bellissimo profilo dei colli – e nessuno si fermasse a Bergamo”.

Che ripercussione economica può avere sul territorio una mostra come quella dedicata a Palma il Vecchio?

“Il progetto iniziale con l’Università prevedeva come sede della mostra Sant’Agostino. Poi non si è fatta là perché le procedure di appalto e l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione – operate dal Comune – sono andate per le lunghe; i lavori non saranno terminati entro l’apertura del nostro evento. Su un luogo come Sant’Agostino era possibile si prospettare un afflusso di 200mila visitatori. In Gamec non è possibile arrivare a quei numeri, perché la struttura ha un’articolazione di percorso espositivo con sale cieche, con una sola porta di entrata e di uscita. Quindi puntiamo a raggiungere i 120-130mila visitatori; sarebbe un vero successo. Le potenzialità sono scese per ragioni oggettive e logistiche, ma rimarrà comunque un evento trattandosi di una Prima mondiale che proietterà Bergamo al centro dell’attenzione internazionale. Ce ne rendiamo conto dall’interesse che i direttori dei musei prestatari ci attestano nei quotidiani confronti con la curatela".

È possibile fare una stima di quanto una mostra evento con questi numeri lascerà sul territorio?

“Su 200 mila visitatori era stata fatta una certa ipotesi di indotto economico che qui ovviamente si è andata ridimensionando. Poi però, con il tempo, c’è stata una risposta degli operatori economici bergamaschi che non ci aspettavamo e che ha ribaltato le prospettive. Quindi vale la legge per cui più attrattività c’è, meno conta la mostra. Nel senso che uno viene a Bergamo perché c’è Palma, ma se trova dei percorsi ben costruiti con visite guidate alle chiese e ai musei, trova Bergamo Wine, trova la riapertura dell’Accademia Carrara – dove siamo in parte protagonisti per aver finanziato gli allestimenti – si aggiungono tasselli importanti di un’offerta che diventa eccellente, tale da consentire una permanenza prolungata nei nostri luoghi".

Con questi numeri, riuscirebbe anche ad ipotizzare una stima di introiti per Bergamo?

“Facciamo un esempio: a Conegliano la mostra su Cima da Conegliano – curata sapientemente dal professor Villa – ha avuto 120 mila visitatori, è stato stimato un indotto 25/30 milioni di euro e poi si è verificato un incremento turistico costante negli anni successivi; credo che questo sia l’aspetto più importante".

Quindi anche Bergamo avrà questo indotto?

“Forse di più. Perché la mostra su Palma si è rivelata un appuntamento culturale, economico e civile insieme”.

Andiamo con ordine.

“Per prima cosa ci siamo sulla città, dove in partnership con la Diocesi di Bergamo e tramite il Museo Adriano Bernareggi finanzieremo le guide della città (oltre che della Cattedrale e dei luoghi di Palma). Si tratta di un percorso – illustrato da guide – con il quale si parte da Sant’Alessandro in Colonna, si passa attraverso la chiesa di San Bartolomeo (con la grande pala di Lorenzo Lotto), la chiesa di Santo Spirito in Pignolo (con i suoi grandi Capolavori), la Chiesa di San Bernardino in Pignolo, poi il museo Bernareggi e la Chiesa di Sant’Alessandro della Croce e infine la mostra del Palma alla Gamec. Al Bernareggi la Fondazione Credito Bergamasco finanzierà una bellissima mostra con i contemporanei di Palma ( Lotto, Previtali, Cariani….) e con un’opera di Palma di proprietà della Parrocchia di Borgo Santa Caterina. A queste si aggiungono le tante iniziative musicali, teatrali, letterarie, culturali, enogastronomiche… che l’Amministrazione comunale ha recentemente presentato per EXPO e consentiranno di soddisfare i gusti di tutti".

La mostra su Palma non si ferma a Bergamo. Ci sono pale ad Alzano, Serina, Zogno e Peghera. Come hanno risposto questi territori?

“Ogni territorio ha risposto in modo diverso, tutti con entusiasmo. Serina si sta preparando con una serie di appuntamenti culturali, ad esempio con la presentazione di una pubblicazione curata da un valente storico locale. Alzano è in grande fermento; li’ hanno un museo ben strutturato e vantano uno scrigno con le loro sagrestie, ove sarà collocata in visione una delle più importanti opere di Palma, il Martirio di San Pietro. A Zogno abbiamo restaurato una tela – ora visibile nel nostro salone – che sarà possibile ammirare nel suo altare nei mesi in contemporanea alla mostra alla Gamec. Abbiamo calcolato che si possono ammirare tutte queste opere in un giorno percorrendo un anello di 120 chilometri che inizia da Alzano, passa per Serina, si spinge a Peghera e si chiude a Zogno, in un contesto paesistico veramente bello".

C’è qualcosa che avreste voluto fare e non siete riusciti a portare a termine?

“Avremmo voluto recuperare il percorso della Via Mercatorum ma abbiamo avuto qualche problema logistico. Ma non si può avere tutto, abbiamo avuto una risposta da parte del territorio che è stata al di là delle nostre aspettative”.

Qualche esempio?

“Domus Bergamo e Bergamo Wine sono la classica dimostrazione di come Bergamo sa sorprendere”.

Perché?

“Perché il progetto di Domus Bergamo era nato come un semplice luogo di ritrovo. Doveva essere Casa Palma, un punto informativo per offrire ai turisti biglietti, indicazioni, percorsi ed invece poi, con l’associazione Signum con cui abbiamo collaborato, il discorso è diventato più articolato. Abbiamo creato una struttura che prende vita con la mostra di Palma il 12 marzo ma prosegue poi fino alla fine di Expo con l’enoteca nazionale di Slow Food, cento vitigni nazionali, show cooking con il coinvolgimento dei ragazzi delle scuole, e con tantissime iniziative in programmazione. Da un’idea di Palma, che è culturale, si è passati a creare un’occasione socio-economica”.

La città aveva bisogno di una struttura come Domus Bergamo?

“Sì, perché sarà un punto di incontro per i bergamaschi nonché uno snodo per i visitatori e per i turisti che potranno scegliere tra i tanti percorsi sul territorio e su Città Alta. A questo progetto va riconosciuto il ruolo dell’Amministrazione Comunale che è stata proattiva, propositiva, reattiva offrendo input importantissimi che ci hanno permesso di connotare l’intervento nel segno dell’alta qualità".

Come sarà questa Domus Bergamo?

“La struttura è leggera e ben si inserisce nell’armonia di Piazza Dante, al contempo è un punto di aggregazione importante. Ciò che mi ha stupito di più è stata la risposta degli imprenditori (piccoli e medi) che abbiamo contattato: è stata davvero incredibile. Abbiamo avuto l’adesione di una ventina di aziende che, ognuna per la propria parte, realizzerà questa struttura, completamente autofinanziata da privati."

Il metodo Palma?

“Sì, direi di più: lo spirito di Palma. Mi ha colpito come questi imprenditori, che hanno successo nel mondo per le loro aziende, abbiano dato la loro disponibilità fin da subito e non per spirito di marketing o in cerca di qualche riconoscimento, ma per senso civico. Ecco Domus Bergamo sarà l’occasione per mostrare le loro qualità riconosciute nel mondo in una struttura che sarà nel cuore della loro città: un riconoscimento dovuto e meritato. Senza dimenticare poi che questa struttura, che vale circa 300 mila euro, a fine EXPO sarà donata alla città e potrà essere utilizzata in diverse occasioni per mostre, eventi, ovvero come ufficio turistico mobile; ma questo lo deciderà il Comune".

Che cosa le piace di più di questo progetto?

“Questo spirito civico, questo donare alla città per il bene comune. Senza far torto a nessuno, penso per esempio alla Metalltech che ha realizzato l’audace copertura del nuovo dipartimento di Arti Islamiche del Louvre a Parigi. Un’azienda che ha ottenuto riconoscimenti ovunque nel mondo, ma che a Bergamo non e’ per nulla conosciuta; a Bergamo realizzerà una parte di questa struttura gratuitamente per poi donarla alla città. Ecco cosa intendo per lo spirito di Palma: questa passione civica per un progetto condiviso”.

Con la mostra su Palma Bergamo entra a pieno titolo sulla ribalta internazionale. Non teme questo banco di prova?

“Per l’occasione il prossimo 28 gennaio il professor Villa presenterà la mostra sul Palma all’Istituto di Cultura Italiana a Londra, diretto da Caterina Cardona. Sarà un biglietto d’invito a tutta la City di questo importante appuntamento culturale che lancerà la mostra di Palma nel mondo e nel contempo farà da vetrina per i prodotti della nostra terra, per la città di Bergamo e la sua provincia, per gli eventi collaterali e per i nostri restauri. Non abbiamo nulla da temere; la mostra, la città, il territorio, i progetti e i prodotti sono un’eccellenza."

I restauri della Fondazione Credito Bergamasco sono un po’ il vostro fiore all’occhiello.

“E che meriterebbero un capitolo a parte. Sta sorprendendo tutti il realizzare i restauri dei capolavori in banca, il farli seguire passo dopo passo al nostro pubblico, il proporre eventi (affollatissimi ormai) che li presentano e li spiegano, particolarmente alle giovani generazioni. Tenga conto che negli ultimi sette sono passati da noi oltre venti capolavori (da Lotto a Moroni, da Moretto ad Allori, per giungere a Palma) e da gennaio ne arriveranno altri (a metà gennaio una grande pala d’altare di Romanino). Questi lavori – svolti da professionisti d’eccellenza, che il mondo ci invidia e da noi rischiano di scomparire – sono anche un’incredibile punto di incontro, in quanto sono passati da noi i direttori di importanti musei internazionali che hanno apprezzato il metodo e i risultati, con sorprendenti risvolti operativi. Le racconto un aneddoto: in mostra a Bergamo doveva arrivare un Palma dall’Ermitage. Quando la direttrice del museo russo è venuta a Bergamo e ha visto nella sede del Credito Bergamasco un’opera restaurata (la pala di Santo Spirito del Lotto) è rimasta incantata, sorpresa da alcuni elementi che erano emersi durante il recupero. Dall’Ermitage arriveranno così tre opere del Palma e Bergamo manderà il Lotto restaurato per una grande esposizione che si svolgerà a San Pietroburgo dal titolo “I capolavori italiani”. Un modo per far conoscere a livello internazionale Bergamo aprendo una mirabile vetrina per la nostra città. In più tre opere dell’Ermitage a Bergamo per Palma; nessuno ci avrebbe creduto."

La cultura che genera economia e spirito civico. É questa la sintesi di questa mostra?

“Mi ha colpito di questa mostra il suo essere punto catalizzatore per Bergamo. Non ci sono solamente grandi sponsor – che ringraziamo per l’apprezzamento che hanno dimostrato – e tutte le istituzioni; trovo rilevante la mobilitazione delle piccole imprese, dei negozi. Abbiamo avuto in Bergamo l’adesione di oltre 130 commercianti che nel loro settore hanno saputo legare i propri prodotti a Palma il Vecchio, dalla cioccolateria che presenta dolci con ricette del Cinquecento al fiorista, dalla sartoria con i tessuti agli chef che proporranno piatti in base alla storia dei personaggi ritratti dal Palma. E poi ci sono alcuni dei quartieri più belli di Bergamo, (quali il Centro, Pignolo, San Tomaso,…) che hanno colto il vero spirito di questa mostra”.

Che ruolo avranno i giovani in questa mostra?

“Molti saranno impegnati a fare servizi qualificati in sede espositiva o nei percorsi collaterali; vorremmo che gli studenti di Economia e Commercio dell’Università di Bergamo studiassero le ripercussioni economiche che questa mostra avrà sul territorio. Nella convenzione con Università inseriremo questa importante attività che fornirà indicatori da usare anche per il futuro".

Lo spirito Palma di questa mostra è utilizzabile per altre iniziative?

“È un augurio che faccio a Bergamo; auspico che questo spirito di squadra possa essere applicato per la gestione della nuova Carrara o per la ristrutturazione del Teatro Donizetti. Ecco, mi piacerebbe che questa mostra lasciasse questa preziosa eredità”.

Commenti

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  1. Scritto da Credega ai ufo

    Secondo me l’indotto è sottostimato: probabilmente saranno non meno di 100 milioni di euro. E la mostra di Palma creerà almeno un milione di posti di lavoro.