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Borgo Santa Caterina Pronto il ricorso al Tar contro l’ordinanza

Dalle proteste su Facebook a quelle, formalizzate nero su bianco, di un ricorso al tribunale amministrativo. Alcuni bar di borgo Santa Caterina sono pronti a ricorrere alle vie legali contro l'ordinanza decisa dall'amministrazione comunale per limitare i disagi causati dalla movida. Sembra che sei esercizi commerciali abbiano già studiato e depositato l'atto formale al tribunale amministrativo di Brescia, chiamato a decretare la legittimità del provvedimento di Palafrizzoni.

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Dalle proteste su Facebook a quelle, formalizzate nero su bianco, di un ricorso al tribunale amministrativo. Alcuni bar di borgo Santa Caterina sono pronti a ricorrere alle vie legali contro l’ordinanza decisa dall’amministrazione comunale per limitare i disagi causati dalla movida. Sembra che sei esercizi commerciali abbiano già studiato e depositato l’atto formale al tribunale amministrativo di Brescia, chiamato a decretare la legittimità del provvedimento di Palafrizzoni.

L’ordinanza prevede, fino al prossimo 5 febbraio, “il divieto, dalle 20 alle 6 del mattina, di vendita per asporto di bevande in bottiglie di vetro e lattine anche erogate dai distributori automatici. Il divieto di abbandonare qualunque contenitore di bevande o alimenti. Tutti i commercianti devono osservare orario di chiusura, tutti i giorni, dalle 1 e 30 (30 minuti prima del previsto, ndr) alle 6 del mattino. All’ora stabilita per la chiusura dell’esercizio deve cessare ogni servizio di vendita o somministrazione ai clienti e contestualmente l’esercente deve provvedere alla materiale chiusura del locale, impedendo l’accesso agli avventori e procedendo alla rimozione delle occupazioni di suolo pubblico, se presenti e regolarmente autorizzate”. Il provvedimento prevede anche sanzioni e, in casi estremi, “la sospensione dell’attività per un periodo non superiore ai tre mesi”.

Il sindaco Giorgio Gori, durante la discussione in Consiglio comunale (leggi qui), ha definito “una sconfitta l’utilizzo delle maniere forti”. Lo stesso primo cittadino ha auspicato il ritorno a un dialogo costruttivo con tutte attività commerciali del borgo. Che ora hanno deciso di sferrare l’attacco con un ricorso formale dopo la petizione lanciata nei giorni scorsi e che ha ottenuto 750 firme in poche ore. “No al coprifuoco: difendiamo il diritto dei giovani ad aggregarsi e il diritto dei commercianti di lavorare nel rispetto della legge”. La battaglia è appena cominciata.

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Commenti

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  1. Scritto da Filippo

    Ma i giovani si diano da fare per cose più importanti che del divertimento ci siamo annoiati.

  2. Scritto da Filippo

    Ma i giovani si diano da fare per cose più importanti che del divertimento ci siamo annoiati.

  3. Scritto da luigi

    Il ricorso al Tar ormai è una tradizione italiana. Il diritto dei gggiovani ad aggregarsi… Ahahah.

  4. Scritto da amico del kebap

    Prima il Borgo chiudeva alle 02.00 oggi alle 01.30…cambia poco…

  5. Scritto da vita o soldo?

    10000 volte ragione Gori. I cittadini e la gente vengono prima degli affari e del divertimento. Ci sono MOLTISSIMI modi per divertirsi RISPETTANDO il prossimo e il suo diritto ad avere un tempo xil riposo dopo il lavoro.

    1. Scritto da gigi

      tra i cittadini e la gente ci sono anche molti che vorrebbero continuare a frequentare il Borgo e vivere in una città che non sia un mortorio. Ci sono altre vie da percorrere anzichè fissare un coprifuoco come nel Medioevo

      1. Scritto da soldo

        tra una città e un mortorio non ci corre solo che i locali siano aperti tra mezzanotte e le due e passa. Oppure di notte tutti siamo un cimitero se vogliamo dormire?