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Grande Guerra, pillola 38 Tanga: in Africa brilla Lettow-Vorbeck fotogallery

Il colonnello Paul von Lettow-Vorbeck fu l'eroe africano dell'esercito germanico: combattendo sempre con forze enormemente inferiori a quelle del suo avversario britannico, tenne in scacco gli inglesi per tutto il corso della guerra.

di Marco Cimmino

Un libro, scritto molti anni fa da uno zio di mia moglie, colonnello degli alpini, si intitola “Luci nella sconfitta”: nessun titolo sarebbe più indicato per descrivere la figura del colonnello Paul von Lettow-Vorbeck, l’eroe africano dell’esercito germanico. Combattendo sempre con forze enormemente inferiori a quelle del suo avversario britannico, Lettow-Vorbeck tenne in scacco gli inglesi per tutto il corso della guerra, e si arrese, ultimo, soltanto il 25 novembre 1918, due settimane dopo l’armistizio, a Mbaala, in Zambia.

Nelle drammatiche giornate del primissimo dopoguerra, egli venne accolto a Berlino come un trionfatore, rispettato dai nemici e considerato, in patria, il simbolo vivente dello spirito indomito della Germania. Il mito di Lettow-Vorbeck nacque a Tanga, nell’Africa orientale tedesca, quando battè un contingente britannico otto volte più numeroso del suo.

La “battaglia delle api” (così viene ricordato questo episodio nella storiografia inglese), fu determinata da un tentativo britannico di impadronirsi, mediante un’operazione anfibia, dell’importantissimo porto tedesco di Tanga, terminale della ferrovia di Usambara, che era un’arteria vitale in quel settore. Inizialmente, vi era stato un accordo di non belligeranza, tra la colonia tedesca e la contigua Africa orientale britannica, allo scopo di risparmiare disagi ai civili: il cosiddetto “accordo d’agosto” venne però ben presto superato dalla necessità militare, tanto che, nel novembre 1914, venne ordinato al generale inglese Aitken di partire dalla colonia, raggiungere via mare Tanga, distante un’ottantina di chilometri dal confine, e sbarcarvi con un contingente di circa 8.000 uomini, per prenderne possesso.

La scarsità di soldati a presidio del porto (all’inizio, solo una compagnia), fece ritenere agli inglesi di poter occupare facilmente e quasi senza colpo ferire l’importante insediamento nemico, tanto da trascurare sostanzialmente la logistica dell’operazione e, in particolare, lo studio del terreno. Inoltre, i britannici avevano fatto i conti senza l’oste, ossia Lettow-Vorbeck, che, con straordinaria energia, radunò un migliaio di uomini ed approntò la difesa.

Tutta la spedizione cominciò male: il 2 novembre, con rara inopportunità, l’incrociatore inglese Fox fece capolino al largo di Tanga, dimostrando come, ormai, l’“accordo d’agosto” fosse lettera morta. In più, gli 8.000 uomini di Aitken erano truppe male addestrate e raccogliticce, che facevano parte dell’Indian Expeditionary Force “B” (IEF) ossia soldati della riserva.

Come se non bastasse, i britannici credevano, erroneamente, che il litorale di Tanga fosse minato e, perciò, sbarcarono, il 3 novembre, a 3 chilometri a sud dell’obbiettivo, su di un terreno sostanzialmente sconosciuto. La mattina dopo, senza alcuna ricognizione, le forze inglesi marciarono su Tanga, in un territorio decisamente difficile, caratterizzato da una jungla piuttosto fitta e da stormi di api inferocite (da cui il nome dato allo scontro), tipici del “bush” est-africano, che tormentarono i soldati, non meno che gli attacchi della guerriglia tedesca.

Rimase celebre la descrizione della situazione fatta da un soldato britannico a cose fatte: "what with a bunch of niggers firing into our backs and bees stinging our backsides, things were a bit ‘ard…": un po’ colorita, ma che rende l’idea.

Nonostante la schiacciante superiorità numerica, gli inglesi vennero respinti dalle loro posizioni, assai mal concepite, dal contrattacco dei 1.000 soldati di Lettow-Vorbeck, e costretti a reimbarcarsi il 5 novembre, non senza difficoltà, e dopo aver lasciato sul campo 847 uomini, tra morti e feriti. I tedeschi, da parte loro, dovettero soffrire 67 morti ed 81 feriti in tutto. La vera vittoria dell’abile colonnello tedesco, però, non va misurata in perdite inflitte al nemico o in successo strategico, quanto, piuttosto, nell’enorme bottino che gli fruttò la disfatta britannica: fucili, mitragliatrici e più di 600.000 proiettili. Una vera manna dal cielo, data la difficoltà di rifornimento della colonia germanica.

L’episodio di Tanga non contribuì soltanto a gettare le basi di un mito personale duraturo, ma anche a confermare il sostanziale spirito cavalleresco con cui si combattè in Africa, durante tutta la guerra: nel corso della battaglia, ad esempio, esposta la bandiera bianca, gli opposti combattenti si scambiarono opinioni sullo scontro, bevendo brandy, e si presero reciproca cura dei feriti, salvo, poi tornare a combattersi.

Lettow-Vorbeck, dopo il bel successo di Tanga, non perse mai una battaglia in suolo africano, consolidando la propria leggenda, mese dopo mese: era nata una stella…

Curiosità: Lettow-Vorbeck, l’eroe dimenticato

Dopo la guerra, Lettow-Vorbeck, tornato in Germania e promosso generale, aderì ai Freikorps: formazioni militari di estrema destra, che combatterono al confine orientale e contribuirono alla repressione dei tentativi rivoluzionari, nel cosiddetto “biennio rosso” 1919-21. La brigata posta sotto il suo comando, ad esempio, annientò la rivolta spartachista di Amburgo. Nel 1920, cambiati i tempi, la Repubblica di Weimar, che non aveva più bisogno delle violenze dei Freikorps per mantenere l’ordine, costrinse il bellicoso generale a rassegnare le proprie dimissioni dall’esercito, adducendo a scusa l’approvazione da lui espressa nei confronti del mancato Putsch del generale von Kapp. Se, certamente, Lettow-Vorbeck fu un militarista accanito, per certo non apprezzò minimamente, come molti alti ufficiali del vecchio esercito guglielmino, Hitler ed il nazismo: infatti, eletto deputato, nei primi anni Trenta, cercò di contrapporre, senza successo, un’alternativa conservatrice al favore crescente del quale godeva il NSDAP. Dopo la seconda guerra mondiale, il vecchio leone africano venne dimenticato: fu il suo vecchio avversario, il sudafricano Smuts, che lo aveva conosciuto ed apprezzato come nemico nelle campagne d’Africa, che, saputo che Lettow-Vorbeck viveva in assoluta povertà, riuscì a fargli avere una piccola pensione, che gli permise di sopravvivere fino al 1964, quando morì novantaquattrenne.

Commenti

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  1. Scritto da O.A.

    ps.Alla Redazione: il riquadro nella home su questo articolo, indica che vi sono stati 14 commenti ma qui ne appaiono solo dieci. Come si fa a leggere la seconda parte se sono spariti i tasti di precedente/seguente? Questo disguido riguarda solo questo articolo o è una nuova impostazione? Spero proprio di no. Grazie?

    1. Scritto da Redazione Bergamonews

      Ha ragione, l’abbiamo segnalato ai tecnici: è un problema sorto nei giorni scorsi dopo che sono state cambiate alcune cose nel sistema. Provvederemo al più presto. Mille grazie

  2. Scritto da Bull

    Dopo aver letto di eroi dimenticati germanici,bello sarebbe leggere qualcosa anche di”eroi”dimenticati italiani,tipo il generale Andrea Graziani da Bardolino…

    1. Scritto da Marco Cimmino

      Gentilissimo, prima che esaurisca le razze canine, le allego il link di una pubblicazione sul suo Graziani, che dovrebbe incontrare il suo favore. Un’ultima cosa: io faccio lo storico militare. Se cerca la polemica politica, è meglio che si rivolga altrove. Purtroppo, l’Italia pullula di gente che, con la scusa della ricerca storica, si dà alla propaganda: cortesemente, non mi ponga nel novero. Ecco il link: http://www.centrostudiluccini.it/pubblicazioni/materiali/19/loverre.pdf

      1. Scritto da Bull

        E io appunto allo storico mi rivolgo non al politico,ho gia avuto occ di leggere il link da lei consigliatomi,come ho letto anche la descrizione del gen Graziani sul sito ass naz Alpini di Bardolino,lo storico a quale delle due versioni darebbe più credito? Io cerco solo di capire niente altro.

        1. Scritto da Marco Cimmino

          Se c’e’ una cosa che ho capito, a proposito dei generali italiani della 1GM, e’ che, quasi sempre, il loro operato va giudicato azione per azione: io mi sono occupato, ad esempio, di Badoglio, che fece sia buone cose che micidiali idiozie. Graziani viene spesso letto in funzione del suo ruolo durante il fascismo: in realta’ dovette affrontare situazioni molto complesse, e non sempre si rivelo’ all’altezza. Al pari di molti altri…alla prossima.

          1. Scritto da Bull

            Scusi Cimmino ma io scrivevo e chiedevo un parere su di Gen Andrea Graziani non di Gen Rodolfo Graziani…

          2. Scritto da Marco Cimmino

            Infatti: sto parlando del comandante della MVSN, assassinato nel 1931…e’ lei che ha tirato in ballo Rodolfo Graziani. Andrea Graziani fu un personaggio importante del fascismo, e questo basto’ a decretarne l’oblio. A parte la sinistra fama di fucilatore. Ora, io degli storici alla Monticone non ho grande stima: Pieropan ne parla con toni aneddottici, com’era suo costume. Mi sembra, tutto sommato, una figura marginale nella 1GM, enfatizzata piu’ per i suoi trascorsi successivi.

  3. Scritto da Barabàs

    Su terreno coperto manderei prima gli esploratori, per non ricevere sorprese, lo sbarco lo farei sotto copertura dell’incrociatore, manterrei la linea più corta e, con l’armamentario in dotazione, puntando sull’istinto di sopravvivenza della scadente truppa mi trincerei obbligando così il comando a proteggere la testa di ponte. Poi aspetterei alcuni anni per leggere su Bgnews come è andata a finire la faccenda. Noi in via Pal è così che si vinceva! Buone Feste!

    1. Scritto da Marco Cimmino

      Gentilissimo, l’idea sarebbe buona, ma ci vorrebbero alcuni elementi tattici che in Africa Orientale mancavano: le bombe di sabbia, il casotto di Jano, i fischi di Csonakos e, soprattutto, l’intervento provvidenziale di Nemecsek. Si fidi: meglio il pedestre Bergamonews che Molnàr; sapere com’è finita è un bel vantaggio. ;-) La segnalerò comunque all’Ammiragliato…
      Buone Feste a lei e grazie.

      1. Scritto da Bar Abbas

        È finita che l’Ammiragliato e tutto il resto dell’apparato, a forza di battaglie da Tanga, in mezzo secolo perderanno l’Impero più grande della storia. Quos vult perdere…….

        1. Scritto da Marco Cimmino

          Ubi America, Britannia cessat…

          1. Scritto da B. A.

            Touché!

  4. Scritto da Bzzzz

    Incredibili inglesi! Il miele da spalmare sui crostini per il the del pomeriggio al Circolo del polo, non se lo saranno mai chiesto come si fa a rubarlo dai favi e metterlo nel jar levandosi le bees dal backside?

  5. Scritto da Terrier

    “…… il 2 novembre, con rara inopportunità, l’incrociatore inglese Fox fece capolino al largo di Tanga….” Di quale ruolo effettivo era stato incaricato questo incrociatore? Parole crociate?

    1. Scritto da Marco Cimmino

      Gentilissimo, se lei, per fare un esempio, dovesse assalire di sorpresa qualcuno, gli farebbe pervenire un bigliettino per avvisarlo? Si’ forse farebbe meglio a concentrarsi sull’enigmistica, piuttosto che sulla strategia. Grazie comunque per l’arguta considerazione.