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Svolta di Obama, la gioia dei bergamaschi a Cuba: “Giova a tutto il mondo”

I bergamaschi a Cuba hanno accolto con gioia e soddisfazione la notizia dell’avvicinamento tra Stati Uniti e Cuba. Il rappresentante della delegazione cubana dell’Ente Bergamaschi nel mondo Vittorio Armanni: “Un evento storico che apre nuovi spazi di crescita per l’isola sudamericana e che gioverà al mondo intero. Ci auguriamo possa essere un esempio per risolvere pacificamente le numerose tensioni nel mondo”.

“Un evento storico, che gioverà a tutto il mondo”. È con queste parole che Vittorio Armanni, rappresentante della delegazione a Cuba dell’Ente Bergamaschi nel mondo esprime gioia e soddisfazione per il disgelo tra Stati Uniti e Cuba, annunciata dal presidente statunitense Barack Obama.

Una svolta di portata epocale, che segna la ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e che, almeno nelle intenzioni del capo della Casa Bianca, dovrebbe portare all’abrogazione dell’embargo entro il 2016. Segnali di disgelo tra i governi di Washington e L’Avana, nemici storici sin dalla metà del Novecento, sono frutto di un lungo percorso di mediazione, che si era potuto scorgere osservando la storica stretta di mano tra Barack Obama e Raul Castro in occasione dei funerali di Nelson Mandela nel 2013.

Si tratta di avvisaglie di distensione che erano già stati colti dalla gente a Cuba, come spiega Armanni: “È un evento storico, una notizia molto importante e positiva, una svolta attesa da tempo e che già si percepiva nell’isola sudamericana, una notizia che aveva già cominciato a circolare negli ultimi tempi e che nelle ultime settimane si era intensificata. Da sempre, infatti, Cuba ha cercato di superare il blocco economico e finanziario posto dagli Stati Uniti nei suoi confronti. Un blocco che è costato molti milioni di dollari al popolo cubano e che ne ha limitato lo sviluppo commerciale. Porre fine a questa condizione, quindi, significa creare nuovi spazi per una crescita economica del territorio cubano. Certo, Obama avrebbe potuto compiere questa scelta precedentemente, all’inizio del proprio mandato, a fronte delle simpatie, ricambiate, verso Cuba. Un ritardo dovuto ai tempi lunghi che tutti i grandi traguardi richiedono ma, sicuramente, anche alle lobby, soprattutto conservatrici, e agli esuli cubani della Florida. La tempistica, con ogni probabilità, non è casuale: l’avvicinamento è arrivato nel momento in cui il suo consenso elettorale ha toccato i minimi. Ma è apprezzabile la sua determinazione nel compiere questa scelta economica e politica. A proposito, va considerato che, in qualità di presidente statunitense, Obama avrebbe tutto il potere per stabilire la fine dell’embargo, e invece la decisione effettuerà il passaggio parlamentare, che non potrà non considerare un dato emerso dai sondaggi degli ultimi giorni: oltre il 50% degli americani si dichiara favorevole al superamento del blocco economico verso Cuba”.

A trarre beneficio da questa scelta, sottolinea Armanni, sarà il mondo intero: “L’abbattimento del muro che si era creato tra Stati Uniti e Cuba avrà effetti positivi sia per il popolo statunitense sia per il popolo cubano, ma più in generale, porterà vantaggi a livello mondiale. È la dimostrazione che la politica del blocco ha fallito e non serve: colpisce tutte le realtà coinvolte e le danneggia entrambe. Per effetto dell’embargo, ad esempio, gli Stati Uniti stessi non potevano usufruire dei prodotti sanitari cubani, che rappresentano una vera e propria eccellenza. Anzi, auspico che il superamento delle ostilità possa essere un esempio concreto per arrivare a una ripresa dei rapporti tra Stati Uniti e Messico, ma anche per trovare soluzioni pacifiche in Medio Oriente tra israeliani e palestinesi o in Ucraina. A giovare di una positiva risoluzione dei rapporti con la Russia sarebbe soprattutto l’Europa, considerando che la Russia sta rafforzando i propri rapporti con i Paesi emergenti del ‘Brics’, ovvero Brasile, India, Cina e Sudafrica, con l’Unione Europea che in questo quadro vede ridimensionato il proprio ruolo su scala mondiale. Ritengo, perciò che non si possa uscire dall’attuale situazione di crisi economica chiudendosi, ma ampliando i propri orizzonti e favorendo la formazione di sinergie tra i diversi Paesi”.

Per giungere all’avvicinamento tra Stati Uniti e Cuba, Papa Francesco ha avuto un ruolo strategico e di mediazione. Il rappresentante dei bergamaschi a Cuba evidenzia: “Storicamente, la voce del Pontefice ha inciso e incide sulle dinamiche dei rapporti economici e politici tra i diversi Paesi. L’impegno di Papa Francesco è stato molto importante, arginando certi strapoteri, che spesso sono arroganti”.

Paolo Ghisleni

Commenti

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  1. Scritto da e Guantanamo?

    Non sono riusciti a sconfigge Cuba con il terrorismo, adesso cercano di comprarla. Vedremo se l’impegno di Raul “Ora portiamo avanti, nonostante le difficoltà, l’attualizzazione del nostro modello economico per costruire un socialismo prospero e sostenibile” sarà mantenuto. E vedremo se Obama farà uso delle prerogative presidenziali x aggirare il “bloque”, dandone una nuova interpretazione, visto che la maggioranza repubblicana ne impedirà l’abrogazione.

  2. Scritto da Tino

    ERA ORA !!!
    e se il blocco economico di Cuba ha prodotto nulla se non sofferenze e privazioni … perché si continua la pratica delle sanzioni economiche ?
    se non lo capiscono gli USA … piccola Europa perché non ti svegli e pensi con la tua testa ???