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La Procura tentenna, niente rito immediato per Massimo Bossetti

Sono scaduti i 180 giorni entro i quali il sostituto procuratore avrebbe potuto chiedere il giudizio immediato. In attesa di capire quando si andrà a processo, il 25 febbraio la Cassazione discuterà il ricorso dell'avvocato del carpentiere, che ha chiesto la scarcerazione.

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 Sono passati sei mesi dal giorno dell’arresto di Massimo Giuseppe Bossetti, il carpentiere di Mapello in carcere dallo scorso 16 giugno con la pesante accusa di aver barbaramente ucciso Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata morta tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola.

Sono quindi scaduti anche i 180 giorni entro i quali il sostituto procuratore Letizia Ruggeri, titolare dell’inchiesta, avrebbe potuto chiedere per Bossetti il giudizio immediato, che consente di saltare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e l’udienza preliminare e che avrebbe portato in tempi brevi al processo in Corte d’Assise. Le prove raccolte finora, evidentemente, non sono state ritenute sufficienti per procedere con il rito immediato nei confronti dell’imputato, che in questi sei mesi ha continuato a proclamarsi innocente ed estraneo ai fatti. 

Oltre all’ormai nota prova del Dna ritrovato sugli slip e sui leggins di Yara, che sarebbe quello di Bossetti, ci sono gli indizi delle cellule telefoniche del suo telefono nella zona di casa Gambirasio, la calce ritrovata nei polmoni della ragazzina, la testimonianza del fratellino (che però non combacia con l’aspetto fisico di Bossetti) e i transiti del carpentiere con il suo furgone da Brembate Sopra. 

Le indagini sembrano ormai vicine alla conclusione. Il pm Letizia Ruggeri è però in attesa delle consulenze scientifiche sulle tracce pilifere ritrovate sul cadavere della ragazzina. Così come delle analisi riguardanti il computer e sui telefoni cellulari di Bossetti.

Sono invece arrivati nei giorni scorsi i risultati dei test effettuati dai Ris di Parma sul furgone e sull’auto del carpentiere, dai quali è emerso che le tracce biologiche presenti sono attribuibili a lui e ai suoi familiari, e quindi non provano che Yara sia mai salita a bordo dei mezzi. 

In attesa di capire quando si andrà a processo, il 25 febbraio la Cassazione discuterà il ricorso dell’avvocato del 44enne, Claudio Salvagni, che ha chiesto la scarcerazione del suo assistito.

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