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La Legge d’instabilità tra precarietà e austerità l’Italia non cambia verso

"La Legge d'instabilità, tra precarietà e austerità, l'Italia non cambia verso" è il titolo del convegno organizzato da Sinistra Ecologia Libertà Bergamo che si svolgerà venerdì 19 dicembre, alle 20.45, alla sala del Mutuo soccorso in via Zambonate, 33. Intervengono Giulio Marcon (deputato Sinistra Ecologia Libertà), Elena Lattuada (segretaria generale Cgil Lombardia), Orsola Costantini (Università degli studi di Bergamo).

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Per cercare di comprenderne gli impatti sociali della Legge di stabilità che il Governo vuole varare, la federazione bergamasca di Sinistra Ecologia Libertà organizza un dibattito pubblico a Bergamo per venerdì 19 dicembre, alle 20.45, alla Sala Mutuo soccorso di via Zambonate, 33.

Ne discutono il deputato di SEL Giulio Marcon, la segretaria generale della Cgil Lombardia Elena Lattuada, la professoressa Orsola Costantini dell’Università degli studi di Bergamo.

La legge di stabilità proposta dal Governo si caratterizza, a nostro avviso, in modo negativo sia per i contenuti riportati sia per quelli non riportati. La deduzione del costo del lavoro sull’Irap, lo sgravio contributivo per 36 mesi alle imprese che assumo lavoratori a tempo indeterminato, le nuove norme del regime fiscale agevolato per i lavoratori autonomi, sono provvedimenti estesi indistintamente a tutte le imprese in quanto ne beneficeranno anche quelle che delocalizzano, quelle che licenziano e quelle che non investiranno un euro in ricerca e innovazione, in sicurezza sul lavoro e sulla riduzione dell’inquinamento prodotto.

Si poteva almeno sostenere quelle imprese che assumono comportamenti virtuosi, invece la proposta del Governo racconta dell’unidirezionalità della manovra a favore solo di alcune tipologie di cittadini. L’insufficienza delle risorse stanziate per gli ammortizzatori sociali, come per la cassa integrazione in deroga, in un frangente in cui la crisi economica registra il punto più grave da quando è iniziata, segna l’arretramento della protezione sociale delle fasce più deboli e ha come immediata conseguenza l’aumento del numero dei licenziamenti nei prossimi mesi.

Le norme sull’anticipo del TFR maturando in busta paga, con un aumento del carico fiscale pagato dai lavoratori, e l’aumento della tassazione sui rendimenti dei fondi di previdenza complementare disegnano lo smantellamento della legge sulla previdenza complementare in un frangente in cui l’accesso alla pensione pubblica è sempre più difficile da raggiungere (vedi tagli della Legge Fornero) e i suoi rendimenti sono sempre più esigui (sistema contributivo per tutti, salvo i parlamentari, dal 1° gennaio 2012).

Il blocco dei rinnovi dei Contratti collettivi nazionali di lavoro nei comparti del pubblico impiego (che si aggiunge ed è in continuità a quello definito dal governo Berlusconi nel 2010) conferma ed evidenzia la logica che i diritti sono costi, pertanto sono da ridimensionare.

Il calo consistente dei trasferimenti alle Regioni, se non vincolato alle voci si spesa, mette a rischio i servizi essenziali ai cittadini (sistema sanitario, trasposto pubblico locale e istruzione).

L’assordante silenzio rispetto a un’idea di politica industriale del paese nei settori fondamentali, la mancata adozione di politiche fiscali per superare la polverizzazione produttiva delle imprese, gli esigui investimenti pubblici in ricerca di processo e prodotto (queste ultime due sono le vere cause della scarsa produttività del sistema paese), l’assenza di un’imposizione fiscale di solidarietà sui grandi patrimoni per contrastare la crescente diseguaglianza sociale tra la popolazione, la tracciabilità del denaro a partire da somme minime per contrastare l’enorme evasione fiscale dell’Italia, norme vincolanti e subito esigibili contro la corruzione (che costa 60 miliardi all’anno allo stato) per far prevalere la legalità come pre-requisito a ogni iniziativa privata e pubblica in Italia, rappresentano le mancate scelte strategiche di questo esecutivo che allontanano l’Italia dai paesi guida dell’Europa. Il Governo sui contenuti della legge di stabilità da lui stesso presentata, deposita 60 emendamenti al testo, segno evidente di una difficoltà a fare sintesi della dialettica interna alla maggioranza parlamentare.

Per ascoltare opinioni, fare un dibattito a più voci tra i diversi corpi della società (parlamentari, sindacati, mondo della ricerca), sviluppare ragionamenti e delineare maggior chiarezza sui provvedimenti che si stanno discutendo, la federazione di SEL invita tutta la popolazione, le istituzioni, i corpi intermedi, i lavoratori, i pensionati, i disoccupati e gli studenti a partecipare al dibattito.

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