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Ettore Giuradei al Maite “Con la musica e il canto cerco di liberare l’anima”

Giovedì sul palco del Maite ci sarà Ettore Giuradei, istrionico cantautore bresciano con moltissimi concerti all'attivo. "Ultimamente sto usando la musica per esprimere dei concetti universali, il più sintetici possibili, in modo da rappresentare lo stato d'animo delle persone con l'aiuto della musica, con il canto, liberando così la propria anima"

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Giovedì sul palco del Maite ci sarà Ettore Giuradei, istrionico cantautore bresciano con moltissimi concerti all’attivo. Il suo primo album, “Panciastorie”, ha vinto il Premio Nuova Canzone D’Autore al M.E.I di Faenza ed arrivato in finale al Premio Fuori dal Mucchio 2006 e al Premio De Andrè. Nel 2008 esce il secondo album “Era che così” presentato in tutta Italia con 170 date in due anni, tra le quali spiccano le partecipazioni al Premio Tenco e al Premio Ciampi del 2009. Il terzo album del 2010 “La Repubblica del Sole” è stato realizzato con la collaborazione di nuovi musicisti e accompagnato da un ottimo successo di critica e pubblico. Il quarto è uscito nel 2013 con il titolo “Giuradei” registrato e mixato da Domenico Vigliotti. Tutti gli album rappresentano l’esperienza di vita di Ettore, unendo il folk rock al songwriting/testi alle liriche, lasciando allo spettatore messaggi di amarezze, paradossi e storie d’amore sofferte.

Autore, attore e scrittore, cosa vuole esprimere con i suoi brani? Ultimamente sto usando la musica per esprimere dei concetti universali, il più sintetici possibili, in modo da rappresentare lo stato d’animo delle persone con l’aiuto della musica, con il canto, liberando così la propria anima.

A 17 anni ha iniziato a scrivere testi, cosa raccontava a quell’età? Ognuno ha un proprio percorso esistenziale che abbino con l’amore, perché l’amore accompagna la vita dell’uomo fino alla morte. Io come molti ho avuto le mie piccole sofferenze, insuccessi e successi. Nelle mie canzoni racconto le mie esperienze e il tema dell’amore è presente come in La Zingara, La strega.

Sul palco non abbandona mai il teatro, interpreta sempre le canzoni. Mi sono sempre interessato allo studio del mio corpo. Ho sempre creduto che potesse essere uno strumento in più di comunicazione, in grado di sviluppare i pezzi con gesti e movimenti che rispecchiano il brano.

La letteratura è un punto forte dei suoi brani. Ti è mai capitato che quando cerchi di esprimere qualcosa, fai fatica a trovare le parole? A me si, perciò approfondisco la mia ricerca all’interno della letteratura in modo da trovare la giusta ispirazione, che sia in grado di trasmettere immagini e sensazioni, al punto tale da aiutarti a concludere un brano se non addirittura a crearlo da zero.

Collabora con suo fratello Marco dal 2006, come è lavorare con una persona di famiglia? Come per ogni collaborazione ci sono alti e bassi, soprattutto quando c’è il rischio di entrare nel circolo dell’abitudine e della monotonia, ma ho la fortuna di avere un fratello che mi stima per i testi che scrivo, che mi ascolta ma sopratutto che è bravo a suonare.

Ha dichiarato di aver vissuto male l’ultimo album del 2013 “Giuradei” e che per concluderlo è servita la volontà e la forza di suo fratello. Cosa è successo? È stato un periodo difficile a livello personale. L’ultimo disco è stato molto sofferto perché parlavo di mie esperienze che facevo, ancora, fatica ad accettare, perciò la presenza di mio fratello è stata fondamentale, grazie a lui abbiamo potuto concludere l’album.

E cosa prova quando è sul palco e deve parlare delle sue proprie esperienze? E’ mai capitato di trovare delle difficoltà? Si molte volte mi è capitato, questo è il dilemma nell’essere un’artista, bisogna evitare di parlare troppo di se stessi. Ed è un idea che da una parte la condivido proprio per il disagio che puoi incontrare ma dall’altra riconosco una particolare potenza. Gli ultimi pezzi sono stati molto personali ma i prossimi due, che tra l’altro, farò al Maite questo giovedì, hanno sempre una vena distruttiva ma meno personale.

Quattro album: per ognuno di questi quali sono i brani che la rappresentano di più? Per il primo album, “Panciastorie” il brano “Non ascolto nessuno”, per “Era che così” il brano “La zingara”, in “Repubblica del Sole” il brano “Strega” e per quanto riguarda l’ultimo album “Giuradei” “Continuano a volare”.

Come mai questa scelta? Perché le canzoni che ritengo più riuscite sono quelle in cui sono stato in grado di trovare una linea melodica unita al flusso di coscienza, prendo ispirazione da molti cantautori a partire da Modugno per finire a Vasco.

Avete il calendario molto fitto. Si, dovevamo finire la tournée a settembre ma ci siamo resi conto di quanto sia difficile non salire sul palco a suonare, è pur vero che dovremmo dosare i live ma più di un mese di pausa non lo facciamo. Le ultime date del 2014 sono giovedì 18 dicembre al Maite e il 26 dicembre alla Latteria Molloy a Brescia. Per quanto riguarda il 2015 non abbiamo ancora delle date stabilite.

Avete mai pensato di puntare in alto? Che un vostro brano possa diventare hit radiofonica? Questo è un altro eterno dilemma: se sei debole, come me, è molto rischioso poiché se arrivi in alto non hai poi così tanta possibilità di fare quello che desideri; è pur vero però che una tournée di qualche mese non mi dispiacerebbe. Certe volte riconosco che alcune mie canzoni andrebbero bene per le radio, infatti una causa delle mie sofferenze è che penso troppo a questa cosa.

Progetti futuri? Si. Abbiamo già scritto qualche pezzo nuovo, siamo però in attesa di decidere come e quando pubblicarli.

Stefania Boschini

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