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Dieci vedute di Bergamo come non s’è mai vista Emilio Minotti a Galgarte

Bergamo come non l’avete mai vista a firma di Emilio Minotti. Dieci vedute d’autore sono in mostra alla Galgarte di via del Galgario 13 fino al 27 dicembre.

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Bergamo come non l’avete mai vista. Dieci vedute d’autore sono in mostra alla Galgarte di via del Galgario 13 fino al 27 dicembre.

A firma Emilio Minotti, scorrono alle pareti una serie di scorci inediti, dalle cromie stranianti attraversate da enigmatici codici alfanumerici, che hanno il potere di spiazzare l’osservatore, più abituato a panorami “da cartolina” o ad angoli intimi, o pittoreschi, di borghi e periferie.

Chi guarda le dieci piccole tele non può comunque non riconoscere con evidenza luoghi familiari della città, il Polaresco, l’Ospedale Papa Giovanni, la caserma Montelungo, le piscine Italcementi, la scuola Petteni che ora non c’è più ed altri spazi urbani meno caratterizzati che l’artista col suo intervento sottrae all’anonimato, e all’oblio.

Sono immagini che interrogano l’osservatore, che giocano tra la memoria soggettiva dei luoghi e il portato universale dell’icona, tra il pop e il metafisico, immagini che ironizzano, denunciano, raccontano, ricordano, alludono.

“Sono dieci visioni di realtà raccontate sotto traccia, piccole situazioni dimenticate riportate a un’attualità da dibattito aperto, come ad esempio la questione della nuova sede Gamec”, ha sottolineato all’inaugurazione la critica d’arte Sandra Nava.

“Minotti si sofferma sulle piccole aree dimesse, sugli abbandoni, ma anche sui luoghi di eccessivo interesse, che spesso poi coincide con l’interesse di pochi. Nel suo lavoro si può leggere anche l’invito – a chi per vocazione o per incarico deve occuparsi della territorialità comune – a occuparsi con coscienza del futuro del territorio”.

Le decise scansioni cromatiche degli spazi e l’alfabeto new-pop che attraversa le tele configurano una Bergamo dove più che i valori della bellezza e della tradizione – cui la città dei mille si è iconograficamente vocata – a spiccare sono la coscienza, ammiccante e critica, dell’oggi e l’incognita del domani. In tale, antiretorica, topografia, l’umana presenza si avverte più nell’assenza che nella presenza, come sguardo defilato, silente, anche irriverente, su silhouette e skyline volutamente sobri e concisi.

Annota in proposito Sandra Nava nel bel testo di presentazione: “Nei colori essenziali che gli sono più consoni, a nette stesure di ombre e luci già intrinseche nel compatto gioco compositivo, l’elemento umano rivela il proprio coinvolgimento solo in esigue rare tracce, in una costruzione finale spesso irriverente: la casualità a narrare la vita vera”.

Al piano interrato sono visibili altri cicli di opere dell’artista, che danno conto della sua creatività poliedrica tra realtà e metafora.

La mostra è aperta nei seguenti orari: da mercoledì a sabato dalle 16.30 alle 19.00.

Telefono 035.0603186

Stefania Burnelli

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