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Pink Floyd, Endless River: non male ma… meglio il Dark Side dei “Mule”

Ha un bel dire Brother Giober che l'operazione revival dei Pink Floyd sia accettabile: in realtà qua e là spuntano aggettivi come noioso, scontato, commerciale... Mentre mette tra i migliori dischi dell'anno il live dei Gov’t Mule "The Dark Side of the Mule"

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: Pink Floyd

TITOLO: Endless River

GIUDIZIO: ***

Non sono un grande fan dei Pink Floyd e non lo sono mai stato. Come tutti conosco quasi a memoria The Dark Side of the Moon e Whish You Were Here, ma il resto della loro produzione non mi ha mai attratto particolarmente, come tutta la musica caratterizzata dalla presenza di massicce sovrincisioni ed effetti elettronici.

Quindi è con qualche preconcetto che mi sono avvicinato all’ascolto di questo album, senz’altro tra i più attesi dell’anno, preconcetto in qualche modo aggravato dalla mia convinzione che ad una certa età, salvo rarissime eccezioni, l’ispirazione sia destinata a scemare.

Tuttavia il riscontro commerciale è stato immediato perché il disco è in cima, da quello che leggo, a tutte le classifiche di vendita, mentre la critica lo ha accolto con commenti molto variegati: chi ha gridato al capolavoro, chi è rimasto invece profondamente deluso.

A me Endless River non è parso invece così male.

È veramente sempre la stessa musica, ma è senz’altro ben fatta e piacerà ai fan mentre resteranno delusi, o quantomeno della loro idea negativa, tutti gli altri.

Le tracce sono tutte solo strumentali a parte una, Louder Than Words, e le registrazioni sono coeve a quelle di Division Bell e quindi risalgono al biennio 93-94 quando il tastierista Richard Wright, poi scomparso, faceva ancora parte del gruppo.

Il disco è stato quindi successivamente sovra-inciso dai superstiti David Gilmour e Nick Mason che certamente hanno fatto di tutto per far rivivere all’ascoltatore le medesime atmosfere e, nelle intenzione, le medesime emozioni che alcuni loro grandi dischi del passato sono stati in grado di suscitare.

Non so dirvi se vi siano riusciti, ma, ripeto, a me Endless River pare meno brutto di quello che avrebbe potuto essere, anche se è scontato nella maggior parte dei brani.

La produzione è affidata a David Gilmour, Phil Manzanera (ex Roxy Music) Youth e Andy Jackson.

Non è un disco di canzoni, di quelle che possono essere enucleate dal contesto generale e che possono vivere di luce propria.

L’impressione è invece quella di una lunga suite, di un scorrere di suoni, a volte avvolgenti, altre volte francamente un po’ noiosi e l’idea di un “fiume senza fine” non è troppo distante dalle sensazioni suscitate dall’ascolto.

Le composizioni a volte sono solo bozzetti buoni per legare una traccia ad un’altra, di durata inferiore al minuto e quindi francamente inutili.

Musica “ambient” fortemente evocativa, elettronica che si mischia con suoni acustici, una perfezione formale assoluta, a volte un po’ fredda. Quello che salva il tutto è che qua e là le stimmate del genio sono ancora evidenti come nel secondo brano, It’s What We Do, che fino a metà del suo scorrere è francamente noioso ma che da lì in avanti cresce grazie a suoni che ricollegano l’ascoltatore ai migliori momenti del passato.

Così come è degno di nota On Noodle Street, con i suoi suoni liquidi, più leggeri ed avvolgenti che altrove.

È anche vero che qui e là la routine impera come in Sum, dove l’autocelebrazione è sin troppo evidente e dove i suoni troppo tronfi francamente mal dispongono, tanto che in alcune parti, al confronto, gli Yes sembrano un gruppo folk.

È nei brani più aggressivi, in particolare, che mi pare manchi l’ispirazione: così di Allons-y ti chiedi la ragione, potendosi considerarlo solo un puro esercizio di stile Ma poi la sensazione di amaro in bocca sparisce perché se ascolti proprio Louder Than Words richiamata in precedenza, seppure non si sia di fronte alla nuova Wish You Where Here è anche vero che alcuni brividi del passato tornano presenti.

Un album dignitoso, fatto con attenzione e molta furbizia, fatto per piacere.

Ma non è certo che questo sia un limite.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco:

It’s What We Do

Se non ti basta ascolta anche:

tutti gli album precedenti dei Pink Floyd

ARTISTA : Gov’t Mule

TITOLO: The Dark Side of the Mule

GIUDIZIO: ****

E a proposito dei Pink Floyd ecco un disco che è una sorta di bomba tanto è ben suonato e concepito, ideato da una band che poco, a prima vista, potrebbe avere a che fare con il gruppo britannico.

A ben vedere non è proprio così perché i Gov’t Mule si dedicano ad un southern rock che ha forte reminiscenze psichedeliche, se poi si considera che alcuni componenti della band nel passato hanno fatto parte di una band tributo ai Pink Floyd, molti degli interrogativi trovano adeguata risposta.

Un altro aspetto che può lasciare sorpresi è che il disco è registrato dal vivo quindi in una dimensione diversa da quella che dovrebbe essere congeniale ad esprimere una musica così complessa, ma anche qui il dubbio trova la propria risposta nella constatazione che i Mule hanno invece nella dimensioni live il loro habitat naturale e che questo tipo di esperimenti hanno una loro origine ben precisa e definita.

Gli antesignani sono stati i Phish che nel 1994, nella notte di Halloween decisero di mascherarsi da… Beatles e riproporre in un concerto, che si dice memorabile, il loro White Album.

L’esperimento negli anni è stato replicato da altre band e così anche i Mule hanno deciso di assecondare la tradizione a loro modo.

Il concerto in questione risale alla notte del 31 ottobre 2008, nei negozi troverete due edizioni: la prima, singola, che si riferisce alla parte del concerto dedicata solo alla sola musica dei Pink Floyd, l’altra con aggiunta di DVD, relativa a tutta la performance, che comprende anche brani diversi.

Bello? Decisamente, i Mule, si appropriano letteralmente della musica della band britannica e ne fanno “cosa loro” tanto che i brani pur famosissimi, nelle nuove versioni assumono vita propria.

È musica dove quello che stupisce è la quantità di fantasia messa al servizio dell’esibizione, la voglia di improvvisare, di mischiare fra loro i generi secondo una cifra cui i Mule hanno da tempo abituato il loro pubblico.

I brani dei Pink Floyd acquisiscono nuova linfa, diventano più umani, più caldi senza tuttavia perdere le loro caratteristiche originarie.

La mia edizione è quella che accoglie l’intero concerto: nella prima parte sono presenti anche alcuni brani che la band è solita proporre dal vivo e tra questi mi ha colpito in modo particolare la torrida Brand new Angel, oltre sette minuti di rock blues, a volte hard, sparato a mille durante i quali la chitarra di Warren Haynes fa mirabilie o la successiva granitica Gameface con i suoi accenni funky.

Ma a lasciarmi senza fiato è stato il medley composto da Trane, chiaro omaggio al celebre sassofonista, Eternity’s Breath, tratta dal repertorio di Jeff Beck, e la conclusiva St. Stephen dei Grateful Dead, venti minuti in tutto di musica fantastica, in un caleidoscopio (termine un po’ abusato ma non me ne veniva in mente un altro) di suoni e di colori, dove i generi si mischiano, sovrappongono, creando innumerevoli stimoli.

La classica performance dei Mule dove il suono è lasciato scorrere libero e fluido, dove le barriere stilistiche cadono in nome di una musica che è totale e che solca trasversalmente ogni genere musicale.

Fino a qui troverete tutto quello che siete abituati ad avere dai Gov’t Mule: poi però arriva la musica dei Pink Floyd.

Il primo brano è Fearless e già qui il tasso di psichedelia abbonda decisamente. Fatto sta che la versione è perfettamente riuscita: i Mule lasciano sul campo qualcosa del loro stile, e offrono una versione fedele all’originale.

Pigs on the Wing. Pt.2 è delicata e sottolineata dal vociare del pubblico mentre Shine on Your Crazy Diamond che dura quasi 30 minuti è l’occasione per regalare ai presenti al concerto e a noi lo sfoggio della tecnica incredibile dei Mule che dal vivo riescono a replicare suoni che pensavo riproducibili solo in studio. Incredibili sono ancora i suoni della chitarra (ma Warren Haynes è certamente oggi uno dei migliori chitarristi in circolazione, se non il migliore, ammesso che queste classifiche abbiano un senso), così come quelli delle tastiere e le trame del sax. Alla fine resti un po’ stordito e riaffiorano alla mente alcune sensazioni già provate nel passato al cospetto dell’originale. Anche la voce è perfettamente intonata al clima fortemente evocativo del passato.

Money è anch’essa oggetto della “cura Mule” e pur essendo abbastanza fedele all’originale assume alcune sonorità rock blues che ne ispessiscono la sostanza; poi il sax di Ron Holloway irrompe offrendo uno scampolo di bravura assoluta e di sonorità jazz che nell’originale non erano presenti in modo così evidente.

Comfortably Numb è inferiore all’originale e, a mio parere, non del tutto riuscita, mentre, invece, Wish You Were Here, la cover che tutti i musicisti hanno fatto almeno una volta nella loro vita, è perfetta, spessa, avvolgente, emozionante.

Un grande disco, uno dei più belli dell’anno. Da avere assolutamente.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco:

Wish You Were Here

Se non ti basta ascolta anche :

Allman Brothers Band: At the Fillmore East

The Blakeberry Smoke: Lave a scare

The Grateful Dead: Live Dead

Commenti

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  1. Scritto da Luigi

    Non venga letta come critica all’autore dell’articolo, ma: “Non sono un grande fan dei Pink Floyd e non lo sono mai stato” e “… ma il resto della loro produzione non mi ha mai attratto particolarmente…” non sono un inizio incoraggiante! Specialmente per chi come me, ama le atmosfere (elettroniche e no) create dai PF!

    1. Scritto da B.G

      Ciao Luigi , non sono un grande fan ma sarebbe sciocco non riconoscere la loro importanza storica . Per il blog ho già scritto nel passato che il mio fine e di fare di questa rubrica un luogo dove tutti gli appassionati di musica possano dire la loro . Piano , piano,…..

      1. Scritto da theJoker1981

        Resto convinto che su Bergamo news certe rubriche dovrebbero avere più spazio, un blog sarebbe più social :) comunque il mio CD of the week è Flogging Molly – Speed of darkness (2011). Celtic punk rock di classe.

  2. Scritto da TheJoker1981

    E a proposito di rifacimenti Pink Floyd, segnalo (si trova anche su Youtube) il video dei Dream Theater con i Queensryche che rifanno Comfortably Numb…con il super assolo di John Petrucci, giusto per restare in tema super-chitarristi. Brother Giober, ci vorrebbe un bel blog di musica in cui poter discutere e suggerire CD da ascoltare.

    1. Scritto da jake

      c’è già, è questo

      1. Scritto da Diego Perini

        Giusto, potrei consigliarti Minutemen – The Punch Line, del 1981. Non è impegnativo, 18 pezzi in 15 minuti!

        1. Scritto da baz

          e perche’ The Commercial Album dei Residents….40 pezzi in 40 minuti… :)

          1. Scritto da Diego Perini

            Allora Sleep – Dopesmoker, un pezzo, un’ora.

        2. Scritto da B.g

          Ti parrà strano Diego ma anche per me questo e’ un signor disco ……complimenti

          1. Scritto da Diego Perini

            Pure quello dopo è un signor disco, ma non è del 1981. Mentre il considerato capolavoro Double Nikels… lo evito. Del resto è noto che del catalogo SST io frequento soprattutto i Meat Puppets.

  3. Scritto da TheJoker1981

    Bell’articolo, devo dire che la parte musicale di BergamoNews è sempre interessante. Non giudicherei troppo criticamente l’ultimo Pink Floyd, ha poco a che vedere con la loro produzione e secondo Gimour ha voluto essere solo un omaggio alla memoria di Wright..in tal senso suona molto poco Pink Floyd. Consiglio invece tutta la produzione dei Gov’t Mule, incluso l’ultimo “Shout!” (2013), doppio cd con il B-Side delle stesse canzone interpretate da artisti internazionali. Gemma di rara bellezza.

  4. Scritto da febo64

    non amo i pink Floyd neppure io, e di certo non ascolterò l’album.
    disco della settimana Goga E Magoga di Van De Sfroos
    singolo della settimana Tesla – Paradise versione contenuta nell’album Five Man Acoustical Jam un vero brivido lungo la schiena ed un graffio all’anima che non si rimarginerà mai, come dell resto tutto l’album

    ciao

  5. Scritto da brixxon53

    Ciao BG, io un fan dei Pink Floyd lo sono, ma condivido il tuo giudizio su Endless River, non è male ma non ci mancava. Dei Gov’t Mule conoscevo Georgia Bootleg, ma da come ne parli non vedo l’ora di scaricare e ascoltare anche questo Dark Side…, e non solo per la parte Pink! Canzone/i della settimana: l’uomo in nero, Johnny Cash, ci regala The Man Comes Around da cui estraggo Personal Jesus, con la chitarra di John Frusciante, e Hurt, entrambe da pelle d’oca!!! Buona musica a tutti.