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Nicora: Ospedale a 5 stelle Per i lavori eseguiti male chiediamo i danni

Carlo Nicora, direttore dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, a due anni di distanza dal trasloco dai Riuniti alla Trucca fa un bilancio e con rammarico ammette: "è mancata solamente una bella cerimonia di inaugurazione".

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Sono trascorsi 24 mesi dal trasloco che ha visto spostarsi l’ospedale di Bergamo dai Riuniti al Papa Giovanni XXIII. Era il 15 dicembre del 2012 quando carovane di ambulanze e automediche accompagnavano 450 pazienti nella nuova struttura della Trucca, una cattedrale avveniristica, un’astronave che si accendeva di vita in uno spiazzo verde tra la circonvallazione e la città. Fu una prova di forza. E di coraggio.

A due anni di distanza da quell’evento cerchiamo di ripercorrere quanto è stato fatto con Carlo Nicora, direttore dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, che è venuto a trovarci in redazione a Bergamonews.

Iniziamo dal trasloco?

“Non possiamo fare altro. La cerimonia di inaugurazione non c’è mai stata del nuovo ospedale. E devo ammettere con rammarico che è stata persa un’occasione per rimarcare quanto questo ospedale sia parte di questo territorio, e parte necessaria ed importante”.

Un rimprovero?

"No. Ma un rammarico sì. Quando racconteremo ai nostri nipoti questo evento, mancherà una tappa fondamentale: l’inaugurazione. Se penso che per rileggere la storia degli Ospedali Riuniti ci avvaliamo dei cinegiornali Luce, annoto all’ospedale Papa Giovanni è stata tolta questa possibilità”.

Come ricorda quei giorni?

“È un po’ come la nascita di un figlio. Indimenticabile. Rimane indelebile nella mente di ognuno di noi che ha preso parte a quell’impresa. È stato un trasloco pensato, programmato, vissuto e anche osteggiato”.

Amareggiato per chi ostacolava il trasloco?

“No. Erano state raccolte più di mille firme di chi lavorava nell’ospedale e non voleva spostarsi. Ma nell’osteggiare il trasloco c’era tutto l’amore di chi lavorando nella struttura si sente parte di essa. Una volta completato il trasloco, nessuno dei 3.860 dipendenti ha più contestato quel trasferimento”.

Qualcuno con il senno di poi si è fatto vivo e ha ammesso questa paura? 

“Un chirurgo, mesi dopo il trasloco, andò ai vecchi Riuniti per prendere un attrezzo e tornando mi disse: “Ma come facevamo ad operare in quelle condizioni?”.

Che cos’era cambiato nel frattempo? 

“Era cresciuta in tutti gli operatori la consapevolezza della grande opportunità che la nuova struttura dava, sia nei confronti dei pazienti, sia nello svolgere la propria attività. Devo anche dire che la struttura poteva ospitare fino a 1.000 pazienti, ma ne portammo all’inizio solamente 450 e poi per due mesi lavorammo con seicento malati. Era una scelta strategicamente pensata e voluta che ha permesso a tutti di avere i tempi per prendere confidenza con tutte le nuove tecnologie che il nuovo ospedale offre”.

All’inizio c’era chi si trovava un po’ spaesato di fronte alla grandezza della struttura e soprattutto dell’hospital street. La grande galleria che collega le sette torri è stata paragonata ad un centro commerciale. Che cosa risponde?

“Ben vengano tutte le polemiche e i paragoni. Ma io osservo l’hospital street per un’altra funzione. Avevamo in testa un ospedale aperto al pubblico e alla città, flessibile, ed è bene che i pazienti abbiano un luogo per passeggiare, dialogare e socializzare. La soddisfazione più grande però me l’ha data Giuseppe Remuzzi, quando una mattina al bar con la sua segretaria programmava e incontrava altri medici. Remuzzi mi ha detto: “In venti minuti con loro a tu per tu troviamo immediatamente moltissime soluzioni”. Ecco l’hospital street ha la grande capacità di far socializzare i medici, di favorire l’incontro tra professionisti. Ed io guardo l’altro lato della medaglia: questo è un vantaggio competitivo per il nostro ospedale che conta undici branche specialistiche. Prima avevo dei medici che si conoscevano di nome, ora si incontrano di persona e si scambiano informazioni, pareri, idee”.

Insomma, è orgoglioso del suo ospedale.

“In Regione quando arrivo mi prendono in giro e mi presentano come il direttore dell’ospedale a 5 stelle. Ma l’orgoglio di far parte di questa del Papa Giovanni XXIII si alimenta quando ricevo gli addetti al settore che vengono dall’estero. Per prima cosa lo paragonano ad un ospedale privato, non riescono a capacitarsi che possa essere una struttura pubblica. La seconda cosa è che rimangono esterrefatti dello standard di organizzazione e della gestione dell’organizzazione. C’è poi il fatto che i nostri medici invitano con molto piacere e orgoglio altri colleghi a Bergamo, perché il nostro ospedale è davvero ad alto livello. Persino le case farmaceutiche chiedono di utilizzare la nostra struttura per ospitare congressi e convegni. Non posso che essere orgoglioso di tutto questo”.

Anche se non sono tutte rose e fiori. Le inchieste della magistratura, alcuni aspetti dell’edificio realizzati male… Quando legge queste denunce, anche sui giornali, non si arrabbia mai? E che cosa pensa?

“Sì, mi arrabbio. Io faccio fatica a scindere la struttura come edificio da chi ci lavora, perché per me, che sono un tecnico, è un tutt’uno. E quindi mi arrabbio, perché viene colpito anche tutto ciò che di molto buono, ed è la grandissima parte, che c’è all’ospedale”.

E quando si arrabbia cosa fa?

“Il mio studio è stato insonorizzato, proprio perché urlo”.

Urla?

“Non sopporto due cose: la burocrazia e chi si giustifica con la frase: non è di mia competenza”.

Ma oltre ad urlare, che cosa fa?

“Rispetto alle inchieste della magistratura sono sereno. Questo è l’ospedale più controllato del Nord Europa. Ora abbiamo una commissione di tecnici e di periti che sta controllando tutto anche perché abbiamo in corso una causa con la Dec, l’impresa costruttrice. Non dimentichiamoci che l’ospedale è stato progettato nel 2003, io arrivo il 2 gennaio 2011 e a fine dicembre 2012 è stato aperto l’ospedale”.

Se tornasse indietro non rifarebbe qualcosa o agirebbe diversamente?

“Quando sono arrivato ho concentrato tutte le energie sull’apertura del nuovo ospedale. L ’80% della struttura era già stata pagata con soldi pubblici, cioè dei cittadini. Era un impegno morale che avevamo nei confronti di questa città e della sua provincia. Due mesi dopo ho chiesto 50 milioni di euro che la Regione Lombardia mi ha dato e un anno e mezzo dopo abbiamo aperto il Papa Giovanni XXIII. Non è stato facile, ma avevo accanto a me una task force con persone davvero competenti che ha saputo portare a termine l’obiettivo”.

Tra le difficoltà che pesavano sul nuovo ospedale c’era anche la trincea e le infiltrazioni d’acqua. Com’è finita? 

“La trincea ha funzionato. Abbiamo avuto l’anno più piovoso della storia e dobbiamo dire che la trincea svolge la sua funzione perfettamente e non ci sono più infiltrazioni. Lo so era un cavallo di battaglia di qualcuno, mi spiace ma è stato disarcionato”.

Possiamo dirlo: a due anni dall’apertura l’ospedale sta bene.

“Benissimo direi. Siamo un’azienda che conta 3.860 dipendenti, elargisce circa 16 milioni di euro in stipendi al mese, paga i propri fornitori con una scadenza di 57 giorni in media e crea 120 milioni di beni e servizi. E spendiamo 55milioni all’anno di farmaci ad alto costo. Penso che siano numeri che parlano da soli”.

Ci sono anche i numeri del pronto soccorso in grande crescita. Come si spiega questo boom di richieste?

“Il pronto soccorso del Papa Giovanni XXIII proprio per le persone altamente qualificate che ci lavorano diventa la risposta immediata ai bisogni o alle esigenze che dovrebbero trovare un altro percorso. Ma l ’abitudine e il fatto di considerare il pronto soccorso alla stregua della grande distribuzione, perché è sempre aperto e ti curano bene, hanno spinto ad un aumento del 20% l’utenza di questo servizio con un 98% di codici verdi e bianchi. Andrebbe fatto un lavoro sul territorio proprio per cambiare certe brutte abitudini e lasciare al pronto soccorso del Papa Giovanni le urgenze gravi”.

A proposito di territorio, chiude la maternità all’ospedale di San Giovanni Bianco. Cosa ne pensa?

“Il nostro ospedale è il secondo in Lombardia per numero di parti, 4.100 all’anno. Siamo secondi dopo la Mangiagalli di Milano. Assorbire altri 300 parti per noi non sarebbe un problema, anche perché vantiamo un reparto altamente specializzato per eventuali patologie o complicazioni post-parto”.

L’ospedale è dedicato a Papa Giovanni. Di fronte alle difficoltà recita una preghiera al pontefice bergamasco?

“Io sono un varesino, ho imparato a conoscere Papa Giovanni dai miei genitori. Utilizzo spesso alcune sue frasi e devo dire che da quando abbiamo inventato il logo ho conosciuto ancora meglio questa figura, anche perché la nostra identità è ripartita da alcuni aspetti di Papa Giovanni. Non puoi darti quel nome come azienda se poi non fai o farai seguendo alcune indicazioni che caratterizzano questa straordinaria persona”.

Quindi prega Papa Giovanni?

“Sempre”.

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Commenti

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  1. Scritto da Che menata

    Ma che menata. Io in quel l’ospedale ci sono stato.
    É fantastico sotto tutti i punti di vista. Poi, se qualche assestamento si manifesta nelle strutture, é una cosa più che normale per un’opera di quelle dimensioni.
    Ma i rosiconi ed i polemici, si sa, ci sono sempre.

    1. Scritto da mena

      200 milioni in più sono una menata? Non dica cretinate. Sono soldi nostri.

  2. Scritto da aris

    per 540 milioni e anni di ritardi esigerei un supertuscan montalcino ultra buono

  3. Scritto da cris

    bella la struttura e il servizio ma i problemi tecnici ci sono e non sono risolti.Sarà una lunga battaglia.

  4. Scritto da il polemico

    per me l’ospedale è e rimane una opera all’avanguardia a livello almeno europeo,un pò dispersivo per via dei grandi spazi,facile da arrivarci,insoddisfatto dei parcheggi costosi,non completamente soddisfatto dei lavori che purtroppo con le leggi sugli appalti finiscono sempre cosi.per il resto è assurdo vedere che chi contesta l’ospedale poi difende e giustifica i 4 miliardii regalati ad una banca…6 ospedali di bergamo si potevano costruire con quei soldi,ma meglio la mps…

    1. Scritto da KeDuMaroni

      A dirla tutta la banca i soldi li ha già quasi restituiti tutti con gli interessi del 9% . A quando la restituzione dei 250 milioni in più , (quelli sì prelevati dalle ns tasche ) , ci fai sapere ?????

  5. Scritto da MAURIZIO

    Nicora è un benefattore. Propongo un mezzobusto in bronzo all’ingresso dell’Ospedale.

  6. Scritto da ulisse

    faccia di bronzo

  7. Scritto da Gaziantep

    Il comunicato stampa del direttore di cui sopra dice che va tutto bene. 540 ml ingoiati anzichè 340 ma fa negot. Il fatto che non sia ancora collaudato fa negot, il fatto che le infiltrazioni persistono fa negot, il fatto che i pavimenti siano già stati rifatti in più punti fa negot, le centinaia di vetri da cambiare fa negot il centro congressi ancora chiuso e altri 2 ml da spendere per finirlo fa negot…. Viva il peana di Nicora!

  8. Scritto da Tuditanus

    Scusi, signor oste, il suo vino é buono?