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Pillole di Grande Guerra 37 Caccia nel Pacifico: battaglia navale a Coronel fotogallery

Le battaglie navali della Grande Guerra esplodevano soprattutto sulle principali rotte commerciali: al largo di Coronel, in Cile, Von Spee inflisse una sonante sconfitta all'ammiraglio Cradock ma un mese più tardi le sorti si invertirono nel celeberrimo scontro delle Falkland.

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di Marco Cimmino

Come abbiamo già spiegato in precedenza, lo sviluppo della prima guerra mondiale si dovette non soltanto agli esiti (il più delle volte inconsistenti) delle grandi battaglie terrestri, ma anche, e in misura via via sempre maggiore, alla capacità dei contendenti di inibirsi reciprocamente l’utilizzo delle rotte commerciali.

Un’importanza fondamentale ebbero, perciò, le operazioni in alto mare, a latitudini e longitudini apparentemente remote, ma, in realtà, determinanti appunto per quelle reti di rifornimenti che si stavano rivelando tanto decisive per i paesi in guerra.

Dall’entrata in guerra del Giappone, al fianco dell’Intesa, i britannici stavano dando una caccia infruttuosa alla temutissima squadra navale dell’ammiraglio Von Spee, che aveva lasciato le acque dell’estremo Oriente, ormai pericolose, ed incrociava nel Pacifico meridionale, minacciando le rotte di rifornimento inglesi. Agli inizi di ottobre, le radio britanniche avevano intercettato un messaggio di Spee, in cui si alludeva all’intenzione di colpire i trasporti che incrociavano al largo delle coste dell’America sud occidentale: quel settore era pattugliato dalla squadra delle Indie Occidentali, al comando dell’ammiraglio sir Cristopher Cradock: navi non particolarmente moderne né temibili, come i due incrociatori corazzati Good Hope (ammiraglia) e Monmouth, e l’incrociatore leggero Glasgow, che difficilmente avrebbero potuto reggere il confronto con le cinque moderne navi di Spee, ossia i due incrociatori pesanti Gneisenau e Scharnost e tre incrociatori leggeri. Ciò nondimeno, Cradock diresse contro la squadra germanica. Spee, venuto a conoscenza della presenza del solo Glasgow nelle acque sudamericane, il 18 ottobre 1914, salpò da Valparaiso con l’intera flotta, per distruggere l’avversario.

Nel frattempo, Cradock, che sapeva perfettamente di essere inferiore a Spee per armamento, aveva domandato rinforzi all’ammiragliato: questo aveva inviato nel sud Pacifico un incrociatore corazzato, il Defence e la vetusta nave da battaglia Canopus, partita addirittura da Londra. Stanco di attendere l’arrivo di questo, peraltro poco efficace, rinforzo, Cradock lasciò al propria base nelle isole Falkland e diresse su Coronel, in Cile, dove avrebbe dovuto congiungersi con il Glasgow.

Il 28 ottobre, il primo Lord dell’Ammiragliato, Winston Churchill, destinato a ben altra notorietà, telegrafò a Cradock di soprassedere dall’azione, aspettando di congiungersi con le navi britanniche e con rinforzi giapponesi in arrivo. Non si è mai stabilito se l’ammiraglio inglese abbia letto o meno il telegramma in questione: fatto si è che fece assumere alle sue navi una formazione d’attacco ed avanzò verso la propria meta. Il 31 ottobre, Cradock intercettò un messaggio del Leipzig, il più lento degli incrociatori di Spee, che si trovava in zona, e decise di attaccarlo: questo lo portò, verso il tramonto dell’1 novembre, a scontrarsi direttamente con tutta la squadra nemica, che incrociava in quelle acque all’insaputa degli inglesi.

Molto probabilmente, a questo punto, Cradock avrebbe potuto ancora sganciarsi, grazie alla scarsa visibilità, e raggiungere il Canopus, 500 chilometri a sud: invece, egli decise di affrontare comunque lo scontro. Spee, sfruttando il mare agitato, che sfavoriva le navi britanniche, fece portare i suoi vascelli più rapidi fuori dalla portata dei cannoni nemici, fino al tramonto del sole. Quando la luce all’orizzonte rese molto ben visibili le sagome delle navi nemiche, il Scharnost e il Gneisenau aprirono il fuoco, praticamente a colpo sicuro, centrando ripetutamente sia il Good Hope che il Monmouth, che rapidamente affondarono senza superstiti.

Con la sua nave ammiraglia, colò a picco anche il valoroso, ma imprudente, ammiraglio Cradock, insieme a 1.600 marinai. Il Glasgow e l’Otranto, benchè danneggiati, riuscirono ad allontanarsi, mentre la squadra di Spee, che aveva subito solo lievi danni, rientrò a Valparaiso accolta dall’entusiasmo della florida comunità tedesca del porto cileno.

Quella di Coronel fu una sonante vittoria tedesca, che, però, ebbe conseguenze funeste per la piccola flotta di Spee: come un gigante punto da una vespa, infatti, l’ammiragliato decise di lavare a tutti i costi quell’onta, ed allestì una potente squadra, al comando dell’ammiraglio sir Frederick Sturdee, per ristabilire la situazione nel sud Pacifico.

Questa forza d’attacco partì velocemente alla volta dei mari americani con il preciso compito di distruggere le navi germaniche che avevano affondato gli incrociatori di Cradock: compito che sarebbe stato assolto poco dopo, l’8 dicembre del 1914, come vedremo, con la battaglia delle Falkland, in cui la squadra di Spee fu annientata.

Curiosità: 25 anni anni dopo, Von Spee affonda di nuovo nei mari sudamericani…

Quasi esattamente 25 anni dopo che i suoi incrociatori erano stati affondati dalla flotta britannica, nella battaglia delle Falkland, il nome dell’ammiraglio Von Spee tornò a far parlare di sé nei tranquilli mari sudamericani. Una corazzata tascabile (in realtà, un incrociatore corazzato modernissimo) che portava il suo nome, infatti, si autoaffondò nella foce del Rio de la Plata, per non essere distrutta dalla squadra inglese che l’aspettava appena fuori dall’estuario. Il Graf von Spee, reduce da uno scontro con tre incrociatori pesanti nemici, si era rifugiato, con diversi danni a bordo, nel porto neutrale di Montevideo, in Uruguay.

Scadute le 72 ore previste dal diritto internazionale, il governo uruguagio ordinò al comandante tedesco di riprendere il mare: il capitano Langsdorff, a questo punto, decise per l’autoaffondamento, per risparmiare le vite dei propri marinai. La bella nave saltò in aria, il 17 dicembre del 1939. Il suo comandante le sopravvisse soltanto due giorni: si tolse la vita in un albergo di Buenos Aires, il 19 dicembre.

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