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“Il tesoro della Dea” suspense, suicidi, enigmi sotto il segno dell’Atalanta

Romanzo d'esordio per Roberto Pelucchi, giornalista della Gazzetta dello Sport, giornalista bergamasco, grande amante della Dea. Dea sì, anche se nelle 372 pagine del libro l'Atalanta è vista, spiegata, sviscerata, tra dettagli tecnici, sportivi, economici... come una società, una società speciale, amata ma anche controversa, una società che ruba il cuore, magari tra mille contraddizioni.

Potrei non essere obiettiva: l’autore di questo libro è un apprezzato collega e un amico.

Ma potrei anche essere più realista del re: non sono una super-tifosa nerazzurra e non conosco retroscena e dettagli di questa squadra.

Facciamo che in fin dei conti potrei essere quella che dà una lettura pragmatica ed equilibrata di questo "malloppone" letterario.

Cos’è? E’ il primo romanzo di Roberto Pelucchi, giornalista della Gazzetta dello Sport, giornalista bergamasco e, da quanto capisco da queste pagine (372!), grande amante della Dea.

Dea, già, anche se qui dentro è vista, spiegata, sviscerata, tra dettagli tecnici, sportivi, economici, come una squadra e una società: una società speciale, amata ma anche controversa… una società che ruba il cuore, magari tra mille contraddizioni.

L’Atalanta, l’avrete capito, è la protagonista de "Il tesoro della Dea", in uscita in questi giorni su carta e e-book: tra suspense, suicidi, storie famigliari, alcune chicche e addirittura una caccia al tesoro.

L’Atalanta è il fulcro di questo corposo scritto che naviga dentro la Storia – con la S maiuscola – nerazzurra, tra il 1907 e il 2014. Naviga, appunto, perché fin dall’inizio c’è di mezzo il mare, anzi una polena misteriosa e forse vendicativa dedicata a lei, la ninfa, no, la Dea.

L’Atalanta dunque, con tanti protagonisti da far girar la testa: calciatori, piccoli e grandi campioni, dirigenti, allenatori, giornalisti, tifosi, ultrà…

Ma se l’Atalanta è il soggetto indiscusso, la famiglia Suardi col suo palazzo alla Fara è il nucleo su cui si snoda questo canovaccio e il ventenne Emiliano (Emiliano, vi ricorda qualcuno?) è il cuore attorno a cui prende corpo la narrazione. Possiamo azzardare addirittura che Emiliano in fondo in fondo sia proprio lui, Roberto Pelucchi, ma è un azzardo, appunto.

Il nonno di Emiliano, Carlo Suardi, si toglie la vita lasciando il nipote sgomento e arrabbiato. Gli lascia anche, però, nel testamento, un enigma per arrivare alla sua vera eredità.

L’enigma non è uno solo, sono dieci tracce e ognuna ha un doppio legame: da una parte l’amata e ancora irrisolta storia di famiglia, dall’altra l’amata storia nerazzurra.

Emiliano, la sua fidanzata Selene, gli amici intimi Nicola e Celestine, la governante Beatriz: insieme risolveranno gli indovinelli e arriveranno al "tesoro". Un tesoro che non vi possiamo svelare, ma che contiene tutto il sogno dell’autore e con lui il sogno (realizzabile con un po’ di volontà) di molti tifosi e molti bergamaschi.

Nel disvelare l’arcano, anzi i dieci arcani, il gruppo di amici ripercorre i momenti salienti, positivi e negativi, entusiasmanti e deludenti, del secolo atalantino.

Non mancano gli scontri, soprattutto tra Emiliano, tifoso incallito, e Nicola, ultrà super-sfegatato pronto a perdonare – anzi a condividere – qualsiasi eccesso nel nome di una passione che "è" la sua vita e lo si capirà bene in una toccante lettera che non avrà il coraggio di inviare a un suo (ex) idolo.

Così si ripercorrono momenti antichi, si scoprono situazioni inedite, si svela il perché della figurina introvabile di Pizzaballa che si rivela persona deliziosa e semplice, si va alla scoperta della città brasiliana di Atalanta, ci si innamora di un calciatore come Stromberg….

Ma si partecipa al dolore di Ivan Ruggeri e della sua famiglia, si approfondiscono ruolo e conti di Antonio Percassi, si affronta la piaga del calcio-scommesse, ci si schiera, poco oppure molto, contro Cristiano Doni.

E insieme si ride delle battute di Nicola l’estremista, ci si commuove con le vicende legate al periodo fascista, ci si stupisce di alcuni legami insospettabili o della capacità dell’autore d’inventarsi addirittura una canzone.

E si ha una gran voglia di scoprire come va a finire.

Commenti

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  1. Scritto da greatguy

    va bene far pubblicità ad un amico…ma definire costui “amante della dea” non si può proprio sentire! sarebbe come dire che pupo è un uomo altissimo…

    1. Scritto da angelo

      Ma per favore! Pelucchi è molto più attaccato alla squadra di te. Amare l’atalanta non vuol dire amare la dirigenza, anzi! Onore ad un giornalista con la schiena dritta e che da a Cesare quel che è di Cesare. Le scommesse e altre porcherie non le ha sicuramente fatte lui.

      1. Scritto da marcello

        E’ vero le scommesse non le ha fatte lui, ma i meeting con 800 (!!!) invitati al bagno di Cervia sono frutto della sua fantasia!