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L’anno nero del commercio “Chiusure e addetti in calo Resa dei conti nel 2015”

Il commercio deve fare i conti con una crisi senza precedenti: occupazione ferma, affari in discesa e il rischio, sulla scia della chiusura delle Acciaierie di Cortenuova, di ritrovarsi con troppe cattedrali nel deserto. La Fisascat Cisl di Bergamo lancia l'allarme per il prossimo anno.

Il 2015 è l’anno della resa dei conti e, di questo passo, rischia di essere disastroso”: il monito di Alberto Citerio, segretario generale della Fisascat Cisl di Bergamo, suona quasi come un ultimatum per il settore del commercio nella nostra provincia.

I segnali lanciati nel corso degli ultimi 12 mesi sono allarmanti, con l’occupazione che inizia a dare segni di cedimento, i negozi di vicinato che si arrendono alla crisi e l’aumento parallelo delle grandi superfici commerciali: in 10 anni la superficie di territorio destinata alla grande distribuzione è passata dai 292.225 metri quadri del 2003 agli oltre 446mila del 2013 mentre gli addetti, dai 20.500 del dicembre 2011, sono scesi ai 20.108 del dicembre dello scorso anno.

Il settore che da sempre rappresentava il salvagente occupazionale per altri comparti, nel 2014 ha vissuto il suo anno peggiore dall’inizio della crisi: le cause sono da ricercare da un lato nel calo drastico dei consumi e dall’altro da un cambio strutturale delle abitudini dei consumatori che hanno portato ad un aumento del numero degli scontrini ma, allo stesso tempo, a un crollo del valore medio degli stessi.

A tutto ciò si aggiunge il dramma delle “liberalizzazioni selvagge, principalmente di orari ma anche di assenza di un governo del territorio, che non hanno creato opportunità e occupazione ma sono state al contrario un elemento dannoso che ha accentuato la crisi dei negozi di vicinato e la concorrenza tra le grandi catene”.

Dal 2003 al 2008 i negozi di vicinato sono passati da 11.792 unità a 12.737 ma nei cinque anni successivi in 661 hanno abbassato la serranda, con un trend sempre più intenso nell’ultimo periodo. Le grandi superfici hanno invece aumentato il numero di strutture, 42 nel 2003, 40 nel 2008 e 44 nel 2013, e dimensioni ma iniziano a pagare a caro prezzo alcune scelte: ne è esempio emblematico la chiusura de “Le Acciaierie” di Cortenuova, secondo shopping center più grande della Bergamasca dopo Oriocenter con i suoi 29mila metri quadrati che ora si sono trasformati in una cattedrale nel deserto.

Drammatici anche i dati che riguardano gli ammortizzatori sociali: in provincia di Bergamo tra il quarto trimestre 2013 e il terzo trimestre 2014 la cassa straordinaria è aumentata da 24mila a 374mila ore, mentre la cassa in deroga è scesa da 318 a 12mila ore: “Non perchè non ce n’è più bisogno – sottolinea Citerio – ma perchè ci sono aziende che l’hanno già esaurita”.

“Dobbiamo iniziare a fare i conti anche nel settore del commercio con una crisi che non allenterà la presa e, anzi, peggiorerà ulteriormente nel 2015: il commercio non può essere abbandonato a se stesso, serve una regia territoriale condivisa che sappia gestire l’esistente e lo sviluppo per evitare altre cattedrali nel deserto e l’uso inappropriato del territorio mentre avvii una gestione oculata dele potenzialità occupazionali”.

In futuro le prospettive si focalizzano su riassestamenti, riposizionamenti, fusioni e acquisizioni: “Le scelte commerciali – conclude Citerio – sembrano indirizzate verso superfici meno vaste e dispersive, con la scomparsa di catene medio-piccole. Dopo la vicenda Lombardini, è notizia delle ultime ore la cessione del gruppo Zerbimark, undici negozi di cui uno a Trescore e uno a Grumello, al gruppo Sigma”.

Commenti

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  1. Scritto da cofferati

    Ma… I sindacati che cosa hanno fatto per contrastare la liberalizzazione degli orari ???

  2. Scritto da pistillo

    malgrado tutto questo, si continua a speculare e costruire centri commerciali…. (v. dalmine)

  3. Scritto da Claudio C.

    Mi chiedo quali “grandi menti”, anche in tempi di pre- crisi, abbiano potuto concepire tali templi dello shopping, l’uno distante dall’altro al massimo 20 chilometri. Come potevano lavorare tutti? Che calcoli avranno fatto? Chi ci ha guadagnato? I soliti noti…..credo.

    1. Scritto da Fabio

      Oltre al fatto che comunque ci sono un sacco di disoccupati che non possono più spendere come prima, causando la contrazione ovvia dei consumi…