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Aids: 100 contagi all’anno Tre su quattro sono maschi Colpite Bergamo e Dalmine

Intervistata da Bergamonews, la dottoressa Livia Trezzi, responsabile del Servizio Prevenzione Epidemiologia Malattie Infettive all’ASL di Bergamo, spiega: “La mancanza di informazione e la scarsa prevenzione solo ancora le cause principali di diffusione del contagio”.

L’emergenza Hiv non si è mai arrestata. Nonostante i media non ne parlino con la frequenza degli anni passati, la diffusione del virus non è affatto diminuita e ha portato l’Italia ad essere tra i Paesi europei più colpiti, con 140.000 sieropositivi, oltre 4000 contagi e più di 1000 decessi all’anno.

In Lombardia la provincia di Bergamo, che si posiziona dopo Milano e Brescia per numero di contagiati dal virus, presenta un alto numero di infetti, se ne contano 2.729 (leggi)e sono destinati a crescere entro la fine dell’anno.

Dati aggiornati e informazoni dettagliate li ha Livia Trezzi, responsabile del Servizio Prevenzione Epidemiologia Malattie Infettive all’ASL di Bergamo.

Come si presenta la situazione dei contagi in provincia di Bergamo?

Nella nostra provincia si contano circa 100 nuovi casi ogni anno, un numero che si mantiene stabile da almeno cinque anni. I distretti più colpiti, in rapporto alla densità di popolazione, sono quelli di Bergamo e Dalmine, insieme a quello di Romano di Lombardia, nel quale il contagio da Hiv è da sempre correlato al consumo di droghe pesanti e quindi allo scambio di siringhe infette.

La tossicodipendenza resta quindi una delle cause principali di trasmissione del virus?

In realtà i contagi che avvengono per la condivisione di siringhe sono molto diminuiti rispetto agli anni ’80, quando la tossicodipendenza veniva considerata il principale fattore di rischio per la trasmissione del virus. Oggi la via sessuale è sicuramente quella principale attraverso cui si diffonde l’infezione.

L’importanza di avere rapporti sessuali protetti non è ancora ben chiara ai cittadini?

I giovani spesso sono in possesso di informazioni parziali in merito alla diffusione del contagio, e continuano a sottovalutare il rischio di avere rapporti occasionali senza protezione. Non tutti sanno ancora che l’unico metodo per tutelarsi dalle malattie a trasmissione sessuale è l’uso del preservativo, credono che basti un qualunque contraccettivo per essere protetti. La mancanza di informazione e la conseguente scarsa prevenzione riguarda soprattutto le fasce di età che non hanno vissuto gli anni in cui l’Aids iniziò a diffondersi a macchia d’olio e la malattia era in prima pagina su tutti i giornali.

Sul totale degli infetti bergamaschi solo un quarto sono donne. Perché?

Sicuramente l’elemento discriminante è quello dell’omosessualità maschile. Tuttavia, nonostante la malattia in passato venisse considerata prerogativa degli omosessuali, oggi i contagi riguardano in maniera consistente gli eterosessuali. In relazione alla trasmissione del virus tra gli omosessuali, i dati raccolti hanno rivelato che la fascia di età colpita tende a essere più bassa rispetto a quella degli eterosessuali.

Per quanto riguarda l’evoluzione dell’infezione in malattia vera e propria, cosa ci dicono i dati?

Il primo caso di Aids sul territorio orobico si è verificato nel 1985. Da quel primo episodio fino alla metà degli anni ’90 il tasso di incidenza è andato crescendo. Solo a partire dal 1996 c’è stata una diminuzione, anche grazie al miglioramento dei farmaci antiretrovirali che consentono di tenere sotto controllo l’infezione ed evitare che si evolva nella malattia vera e propria.

I farmaci a disposizione per i sieropositivi sono quindi efficaci?

Sì, oggi è possibile condurre una vita normale nonostante il virus dell’Hiv se si fanno le cure adeguate. Il problema è che spesso l’infezione viene scoperta quando si trova ad uno stato avanzato, se non addirittura quando si è già evoluta in Aids. Questo ovviamente pregiudica la buona riuscita delle terapie antiretrovirali e aumenta il rischio di diffusione del contagio, perché il malato non è consapevole di esserlo e non adotta i giusti accorgimenti per proteggere se stesso e gli altri.

Qual è il modo principale con cui si scopre di essere sieropositivi?

Il virus dell’Hiv è insidioso e i sintomi con cui il contagio si manifesta possono non essere facilmente riconoscibili. I dati raccolti dall’Asl di Bergamo dimostrano che il 49% delle nuove diagnosi viene fatto durante gli esami medici per un’altra patologia e il 15% durante un controllo di routine. Alcune donne hanno scoperto di essere sieropositive solo attraverso le analisi che vengono effettuate all’inizio e alla fine della gravidanza. Questo permette di attuare delle terapie che consentano di evitare che il virus venga trasmesso al bambino.

Quali sono i costi che il sistema sanitario bergamasco deve affrontare in relazione alla malattia?

Le spese sono piuttosto elevate, perché l’infezione e l’eventuale sviluppo in Aids non si risolvono nel tempo, ma prevedono cure e terapie costanti per tenere sotto controllo la salute del contagiato. Si parla di circa 25 milioni di euro spesi durante il 2013, di cui fanno parte anche i soldi spesi in provincia per l’assistenza extraospedaliera ai malati di Aids e sindromi correlate.

In che modo l’ASL di Bergamo cerca di diffondere la cultura della prevenzione?

In previsione della Giornata Mondiale contro L’Aids dello scorso 1° dicembre, l’ASL ha organizzato il 30 novembre a Bergamo una camminata di sensibilizzazione a favore della lotta contro l’infezione da Hiv, patrocinata dal Comune, dall’Assessorato alle Politiche Sociali, dal CESVI, dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII, dai Volontari della Caritas, della Comunità Emmaus e dell’Arcigay. Durante quella giornata è stato poi possibile effettuare il test salivare, a cui hanno aderito circa 32 persone, in prevalenza giovani donne. È bene sottolineare che la possibilità di svolgere questo test in forma anonima e gratuita è sempre garantita da cinque ambulatori MTS presenti sul territorio.

Erika Dossena

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