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Immobiliare a Bergamo in affanno: prezzi giù e compravendite al minimo

Continua la crisi del mercato immobiliare a Bergamo e Provincia: calano prezzi e transazioni per appartamenti, box, negozi, uffici e capannoni. A resistere è solamente l'immobile di qualità o in aree di pregio. Emerge dal Listino dei prezzi degli immobili di Bergamo e provincia 2014.

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Il mercato immobiliare a Bergamo e Provincia si appresta a mettere in archivio un altro anno negativo, vissuto in affanno, in cui transazioni e prezzi hanno subito un ulteriore calo sia per quanto riguarda il segmento immobiliare che per negozi, uffici e capannoni: a resistere sono solamente gli immobili che offrono soluzioni di qualità elevate (aree prestigiose, residenziali di ottimo livello) e metrature più contenute, la cui domanda è sempre vivace e meno volatile.

E’ questa l’analisi che emerge dalla 20esima edizione del “Listino dei prezzi degli immobili di Bergamo e provincia”, curato dai mediatori immobiliari di Fimaa-Ascom con la collaborazione di Adiconsum, Appe e Collegio dei geometri che dà un quadro completo sull’andamento del mercato, offrendo tutte le quotazioni per la compravendita e la locazione.

“Il 2014 era partito con segnali incoraggianti e di fiducia – commenta il vicepresidente di Fimaa Ascom Oscar Caironi – Con il passare del tempo, però, questo tesoretto si è perso a causa dell’incertezza sulla materia da parte del Governo. Non si riscontra il giusto incrocio tra domanda e offerta e anche le banche non sono così disposte a concedere finanziamenti. Si guarda con attenzione al Rent to buy, ma è una soluzione ancora poco normata e troppo incerta, mentre le transazioni nel nuovo sono difficili. In alcune zone della Bassa e delle Valli registriamo perdite vicine al 30%, non c’è domanda, non c’è mercato”.

Per quanto riguarda gli appartamenti, in città quotazioni in discesa (-5,2%) con l’eccezione di alcuni prezzi stabili per gli immobili delle aree prestigiose di Città Alta e del centralissimo di pregio (-0,4%). Il semicentrale registra una diminuzione dei prezzi (-3,2%), ma non mancano valori stabili per gli immobili di qualità. In calo sensibile i prezzi delle abitazioni in periferia (-5,8%). Il prezzo di un’abitazione va dai 6.000 euro al metro quadro di città alta ai 1.700 euro di Celadina e della Grumellina. In provincia i prezzi diminuiscono sia nei centri principali (-3,8%) sia nei comuni più piccoli (-4,1%). Resta ferma la domanda a scopo di investimento, travolta dall’inasprimento fiscale. In provincia il prezzo d’acquisto di una casa va dai 2.900 euro al metro quadro di Treviglio – zona centrale – ai 1.100 euro di comuni piccoli, come Barbata e Blello.

Per quanto riguarda i contratti d’affitto, a fronte di un’offerta che resta molto alta, si conferma una crescita della domanda: in città i canoni di locazione registrano in media una leggera diminuzione tra l’0,7% e il 1 % e per un trilocale vanno da un massimo di 700 euro al mese a 400 euro al mese. In provincia i prezzi degli affitti sono in diminuzione nei principali paesi della provincia, con una riduzione media tra il 2% e il 3%. Par un trilocale in affitto si va dai 600 euro al mese di Seriate e Treviglio ai 300 dei paesi posti in alta valle o nella bassa bergamasca.

 

Il commercio è nel vortice della crisi dei consumi da oltre tre anni e ciò riflette l’andamento dei valori immobiliari. Pochissime compravendite, a prezzi ancora in ribasso e in tempi sempre più lunghi per negozi e uffici. In gravissimo affanno il mercato dei capannoni dove la domanda si conferma rarefatta ma esiste anche un problema a livello dell’offerta: “L’unico spiraglio positivo è rappresentato dalla locazione industriale – sottolinea il presidente Fimaa Luciano Patelli – Le compravendite sono ferme e le nuove aziende chiedono immobili completamente differenti dal patrimonio esistente”.

Da Antonello Pagani, presidente di Appe, alcuni moniti preoccupanti: “Si è arrivati al punto di disfarsi del bene casa pur di non pagare le tasse: alcuni proprietari distruggono il proprio patrimonio, lo rendono inagibile o lo abbattono in caso di capannoni per non pagare l’Imu. L’unica ancora di salvataggio sarebbe un’iniezione di fiducia, l’abbassamento di qualche tassa che non si vede nemmeno all’orizzonte”.

Le previsioni sul 2015 lasciano spiragli solamente nel settore delle abitazioni e nel campo delle locazioni mentre compravendite e tutto ciò che riguarda uffici e capannoni continueranno ad essere in pesante affanno.

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Commenti

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  1. Scritto da il polemico

    dall’introduzione 3 anni fa dell’imu,si sono persi 800mila lavoratori nell’edile,lavoratori che non pagano più contributi per pagare le pansioni a chi lo è gia.sommate a circa 100mila imprese chiuse.solo un partito come il pd può pensare di risollevare l’ediliza aumentanto e immettendo nuove tasse sulla casa,le parole del pd che tutto si sta rimettendo in moto,vengono sconfessate dai dati,e la risposta del governo ai dati è che tutto si sta mettendo in moto..affondiamo tutti

    1. Scritto da alberto

      Sono d’accordo con lei in pieno. Queste tasse ci stanno distruggendo poco a poco……….