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Food porn, fast e slow food: nuove tendenze alimentari per nuovi consumatori

L'attenzione quasi maniacale alla presentazioni dei piatti ha diffuso una percezione del cibo quasi “pornografica” ma la diversa consapevolezza sull'importanza di ciò che mangiamo sta lentamente portando a un progressivo passaggio dalla cultura del fast-food a quella dello slow-food.

di Alice Motti per BergamoSOStenibile

Cucina semplice, rapida ma ben curata, selezione attenta degli ingredienti, riscoperta dei piatti locali e regionali, ricette antiche e utili per recuperare gli scarti della cucina del giorno prima. A tavola sono di moda ricette low-cost in chiave etica ed estetica: le nuove tendenze in tema di alimentazione, di cui tanto si sente parlare in previsione di Expo 2015, sembrano escludere il cibo di massa, verso una nuova consapevolezza sul cibo e per il cibo. Non solo nella scelta di una dieta individuale calibrata in base al proprio fabbisogno, ma anche in una nuova forma di “identificazione sociale” a seconda di ciò che si mangia, come lo si fa, dove si compra e da chi.

L’attenzione quasi maniacale alla presentazione dei piatti ha diffuso una percezione del cibo quasi “pornografica”, diffusa non solo dalle riviste patinate o dai libri di cucina ma anche dalle numerose trasmissioni televisive che imperversano da qualche anno a questa parte. Il termine “food porn”, tanto di moda sui social network, è stato coniato per la prima volta nel 1984 nel libro “Female Desire-Women’s. Sexuality today”, della scrittrice femminista Rosalind Coward e indica la rappresentazione “libidonosa” dei piatti con lo scopo, più o meno dichiaratamente commerciale, di “far venire l’acquolina in bocca” e stimolare il desiderio, per la scrittrice paragonabile a quello sessuale. Complici i nuovi strumenti digitali, i social media e le App con le quali gli utenti condividono creazioni culinarie più goduriose, il food porn nell’ultimo decennio è diventato un vero e proprio fenomeno. Una sovraesposizione mediatica che scimmiotta la cultura gastronomica francese della “Nouvelle cuisine”, diffusasi a partire dagli anni ’60 ed erede della cucina futurista del trentennio precedente, unita a nuove e creative influenze digitali.

Dal fast-food allo slow-food

Ma se da una parte la deriva estetizzante del cibo, che ne rappresenta il lato più ludico, rischia di svuotarne il valore, dall’altra ha avuto il merito di aver portato l’opinione pubblica a interrogarsi sulle tematiche alimentari. Dopo decenni in cui il cibo è stato percepito principalmente come problematica sociale legata alla fame nel mondo, si sta assistendo a una nuova presa di coscienza di massa sull’importanza dell’alimentazione nella vita quotidiana. La diversa consapevolezza sull’importanza di ciò che mangiamo, sempre più diffusa e capillare a livello sociale, sta lentamente portando a un progressivo passaggio dalla cultura del fast-food a quella dello slow-food: saremo cioè sempre più attenti alla provenienza degli ingredienti, alla sana filiera produttiva, alle informazioni e alle analisi dei grandi opinion-maker sulle aziende distributrici.

Un consumo più consapevole è un consumo più sostenibile e sicuramente auspicabile

L’alimentazione influisce notevolmente sulla nostra salute: fornisce maggiore resistenza alle malattie e protegge da molte patologie. Numerosi studi hanno individuato l’esistenza di profonde correlazioni tra cattive abitudini alimentari e una vasta gamma di disturbo che vanno dall’acne all’artrite, dalla caduta dei capelli alla perdita dell’udito, dalla sindrome premestruale a riniti e sinusiti. Sedersi a tavola equivale ad autosomministrarsi notevoli quantità di sostanze da cui dipende quel che circolerà nel proprio corpo per il resto della giornata.

Salute a tavola

Per migliaia di anni i popoli di tutto il mondo hanno usato il cibo per curare molte malattie: gli antichi Sumeri, Assiri e Babilonesi conoscevano le virtù medicinali di molti alimenti, erbe e spezie. Gli antichi Egizi per esempio curavano l’asma con i fichi, l’uva e persino con la birra e decantavano i pregi dell’aglio per infezioni e altri disturbi. Dal 200 a.C. in Asia si prescriveva il sedano come rimedio per l’ipertensione arteriosa. In gran parte dell’Occidente fino all’800 la gente mangiava quel che coltivava e cioè prodotti integrali come cereali, frutta e verdura. Dal momento che non esistevano antibiotici o altri farmaci, orto e giardino fungevano come armadietto dei medicinali e la cucina da farmacia. Con la rivoluzione industriale, che modificò radicalmente le abitudini alimentari e l’atteggiamento della gente nei confronti del cibo, si passò dal consumo di alimenti vegetali contenenti pochi grassi e molte fibre, a prodotti di origine animale contenenti molti grassi e poche fibre. Il periodo del secondo dopoguerra, quello del boom economico che ha portato verso uno sfrenato consumismo, alimentare e non solo, inizia a mostrare ormai da qualche decennio i propri limiti e una nuova sensibilità si è affacciata alle soglie del nuovo millennio, sostenuta anche da nuove evidenze scientifiche che sottolineano l’influenza determinante che il cibo ha sul nostro equilibrio psicofisico. Attraverso un’alimentazione sana è possibile prevenire malattie cardiache, combattere il colesterolo, mettere un freno all’ipertensione, evitare ictus, debellare il diabete, rinforzare le ossa, prevenire tumori, alleviare l’emicrania e i disturbi digestivi, arginare l’artrite.

I pilastri della terra

Negli ultimi anni sono molte le tendenze alimentari che si sono diffuse in tutto il globo, complice la globalizzazione e la moda: essere vegetariani, vegani, macrobiotici o crudisti non è sempre una scelta consapevole. Molte diete proposte da pseudo guru dell’alimentazione, che diventano star imperversando per qualche stagione su tutti i mezzi di comunicazione, salvo poi essere smentite da ricerche scientifiche che in alcuni casi ne attestano addirittura la pericolosità, non vanno confuse con tradizioni alimentari millenarie. Per orientarsi in questo marasma di opinioni e opinionisti, scoperte rivoluzionarie poi sostituite da nuove e altrettanto innovative scoperte, basterebbe utilizzare il buon senso e ponderare le proprie scelte alimentari su poche regole certe e principi nutrizionali di base che hanno retto a tutte le indagini.

Un grande aiuto per tracciare le linee guida del mangiar sano proviene dalla “Piramide alimentare”: un triangolo diviso in quattro sezioni orizzontali in cui sono riportati gli alimenti che andrebbero consumati ogni giorno e le dosi necessarie per fornire all’organismo tutti i nutrienti di cui ha bisogno il corpo per svolgere con efficienza le sue normali funzioni. Priorità a cereali e loro derivati, come pane, pasta, cereali, riso, che forniscono carboidrati complessi, vitamine, minerali e fibre. Frutta e verdura invece assicurano un apporto salutare di vitamine, minerali e fibre, che contengono il massimo dei nutrienti con il minimo di grassi. Carne (bovina, pollame, pesce) e latticini invece devono essere consumati con attenzione: sono ottime fonti di proteine e di calcio, così come legumi secchi, uova e frutta oleosa ricchi di minerali, zinco e ferro.

Grassi, oli e dolci sono invece da consumare con molta parsimonia. Gli zuccheri raffinati per esempio, come quelli contenuti in caramelle e merendine confezionate, hanno effetti devastanti sul metabolismo senza dare alcun beneficio dal punto di vista nutrizionale. In generale si può dire che la Piramide alimentare invita a consumare una vasta gamma di alimenti, mangiando un po’ di tutto con moderazione, in maniera equilibrata e tenendo sotto controllo grassi e calorie. Una dieta sana e buone abitudini alimentari sono importanti non solo per mantenere la linea, ma soprattutto per nutrire la mente.

Se la cultura è il cibo dell’anima, una corretta cultura alimentare diventa ricchezza anche per le nostri menti.

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