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Addio a Giulio Questi, regista partigiano orobico di “Se sei vivo spara”

È morto a Roma il regista, scrittore e partigiano bergamasco Giulio Questi. Spirato nella notte del 3 dicembre, aveva compiuto 90 anni il 18 marzo, dopo una lunga carriera nel cinema. Tra i suoi film, “Se sei vivo spara”, conquistò Quentin Tarantino, che ne fece una citazione in “Kill Bill 2”.

È morto a Roma il regista e partttigiano, attore e scrittore bergamasco Giulio Questi. Spirato nella notte del 3 dicembre, nel sonno, aveva compiuto 90 anni il 18 marzo.

Dopo aver preso parte alla Resistenza in prima linea, tra arresti e rappresaglie nazifasciste, cominciò una lunga carriera nel cinema, lavorando accanto a registi come Valerio Zurlini e Francesco Rosi.

Negli anni, poi, Giulio Questi ha firmato da regista tre film: “Se sei vivo spara”, girato nel 1967, che conquistò Quentin Tarantino che ne fa una citazione in “Kill Bill 2”; “La morte ha fatto l’uovo” e “Arcana”. Prima di questi lavori aveva partecipato all’inizio degli anni Sessanta a film ad episodi con Giuliano Montaldo, Carlo Lizzani ed Elio Petri. Il suo nome rimarrà legato anche alla censura dell’epoca che ritoccò pesantemente i suoi film usciti in sala. Considerato uno dei più originali registi italiani, il montatore di tutti i suoi film fu Franco Arcalli, detto Kim, suo grande amico. I due diedero vita a un forte sodalizio e, negli anni ottanta, furono soprannominati dal critico cinematografico Enrico Ghezzi Jules e Kim, citando il famoso film di François Truffaut “Jules e Jim”.

Da ricordare, inoltre, i sette cortometraggi horror/fantasy del 2008 (Doctor Schizo e Mister Phrenic; Lettura da Salamanca; Tatatatango; Mysterium Noctis; Repressione in città; Vacanze con Alice; Visitors). Artista capace perfino di raccontarsi e raccontare un tema delicatissimo come la Resistenza italiana in “Uomini e Comandanti” (Einaudi) uscito lo scorso aprile attraverso 15 racconti fulminanti per la demitizzazione della lotta armata, fatta di echi avventurosi e grotteschi, impellenze alimentari e sessuali, senza però mai perdere la bussola della partigianeria antifascista.

Era appena tornato da Torino dove aveva seguito il Torino Film Festival, che gli ha reso omaggio con la riproposizione di tutti i suoi lungometraggi.

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