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No bomb jammer a Di Matteo Le Agende rosse da Bergamo pensano a una colletta

Non mancano di far discutere le dichiarazioni rilasciate dal ministro degli interni Angelino Alfano in merito alla sicurezza per il pm antimafia Nino Di Matteo. Per lui il magistrato "è superprotetto dallo Stato”, quindi, assegnargli il bomb jammer, "che si usa in guerra", non sarebbe così necessario. Antonella Vecchi, attivista bergamasca delle Agende rosse: “La risposta non basta. Per dare al magistrato il bomb-jammer, nel nostro movimento, qualche attivista sta cominciando a pensare anche a effettuare una colletta. Ma vorremmo più consapevolezza di cittadini e istituzioni".

Non mancano di far discutere le dichiarazioni rilasciate dal ministro degli interni Angelino Alfano in merito alle misure di sicurezza adottate per dare maggior protezione al pm antimafia Nino Di Matteo. Il titolare del Viminale, intervistato da Radio Anch’io, ha dichiarato: "Il pm Nino Di Matteo è un uomo superprotetto dallo Stato. Ma si è parlato con troppa superficialità di bomb jammer. È un dispositivo che si usa soprattutto nei teatri di guerra o in casi specifici”.

Parole che non lasciano indifferenti gli attivisti del movimento delle Agende rosse di Salvatore Borsellino, che da tempo promuovono iniziative per chiedere di tutelare il pm Di Matteo assegnandogli un bomb jammer, cioè un dispositivo tecnologico in grado di impedire l’uso di telecomandi che possano innescare cariche esplosive. Antonella Vecchi, bergamasca impegnata nelle Agende rosse, spiega: “Nelle ultime settimane, la scorta a protezione del pm Nino Di Matteo è stata implementata ma, secondo noi, la risposta data dal ministro Alfano ad una situazione difficile come quella attuale non basta. Accanto all’ampliamento della scorta, infatti, sarebbe necessario attuare altre misure per assicurarne la sicurezza. Su tutte, particolarmente efficace, potrebbe essere il bomb jammer, un dispositivo che può prevenire gli attentati. Uno strumento che è stato utilizzato anche in occasione della visita in Italia del presidente degli Stati Uniti Obama e, quindi, che non viene impiegato solamente in caso di guerra”.

L’assegnazione del bomb jammer a Di Matteo è un argomento che sta molto a cuore alle Agende rosse, insieme alla vicinanza ai magistrati antimafia e alla promozione di una cultura della legalità. Vecchi evidenzia: “Noi, delle Agende rosse, teniamo in modo particolare alla sicurezza dei magistrati, specialmente a quelli che si stanno dedicando a far luce sulla trattativa Stato-mafia. È per questo che, per esempio, abbiamo organizzato petizioni e raccolte firme, sit-in e manifestazioni chiedendo il bomb-jammer per Di Matteo. Tempo fa Alfano lo aveva promesso, ma poi il tutto era slittato. Al momento della consegna della petizione, a Roma, insieme a Salvatore Borsellino, infine, non ci aveva ricevuto, motivando di avere altri impegni. Per dare a Di Matteo il bomb-jammer, nel nostro movimento, tra le Agende rosse, c’è chi sta cominciando a pensare anche a effettuare una colletta: ad ora si tratta ancora solamente di un’ipotesi, ma penso che possa essere un’idea su cui riflettere. Una riflessione, quella sul tema della legalità, a cui invitiamo i cittadini, ma anche le istituzioni”.

Infine, l’attivista conclude: “Al di là del bomb-jammer, come Agende rosse, vorremmo maggior consapevolezza, tra i politici come nella società civile, dell’importanza di una cittadinanza responsabile”.

Paolo Ghisleni

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