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Lo scrittore Bergamaschi: “Nel mio nuovo giallo affronto il femminicidio”

Intervistato da Bergamonews, lo scrittore orobico Fabio Bergamaschi si racconta, spiega la propria passione per la scrittura e presenta il suo nuovo romanzo, “Natura morta con delitto”. Un giallo in cui non mancano riferimenti all’attualità, come anticipato dall’autore: “In questo libro affronto il dramma del femminicidio”.

“Il mio investigatore Massimo, questa volta, si trova alle prese con un caso di femminicidio, un drammatico problema che affligge la nostra società”. È con queste parole che lo scrittore orobico Fabio Bergamaschi illustra i contenuti al centro del suo nuovo romanzo giallo, intitolato “Natura morta con delitto”.

Fresco di pubblicazione, il libro fa seguito al romanzo d’esordio dell’autore, “Il veleno della vendetta”, in libreria dal novembre 2013, che ha segnato il debutto del protagonista, l’investigatore Massimo.

Intervistato da Bergamonews, Fabio Bergamaschi si racconta, spiega la propria passione per la scrittura e presenta il suo ultimo lavoro.

Ha esordito nel mondo della letteratura a settant’anni, come è nata l’idea di scrivere?

La volontà di scrivere è nata dopo aver partecipato, insieme ad alcuni amici, cinque anni fa, a una “Cena con delitto” a Brescia, dove ogni anno viene organizzata la “Settimana del giallo”, alla quale partecipano anche autori famosi. Aver preso parte a questa iniziativa mi ha affascinato e, appena sono rincasato, ho pensato di potermi dedicare alla scrittura di romanzi gialli. Nel tempo, però, avevo accantonato l’idea, avendo poco tempo per scrivere. Dapprima per il lavoro, come dirigente nel settore farmaceutico e alimentare, poi per l’impegno nel volontariato. Infatti, sono sempre stato attivo nel sociale, ad esempio nel Rotary, in modo particolare nella commissione distrettuale lombarda, per combattere la diffusione della poliomielite. Una mattina di due anni fa, infine, ho trovato un mio vecchio manoscritto e la passione per la scrittura ha preso piede.

Cioè?

Mentre stavo liberando alcuni cassetti in casa mia, ho rinvenuto una bozza che avevo scritto anni fa. Rileggendola l’ho trovata molto interessante e ho pensato che gli spunti contenuti in quel quaderno sarebbero potuti diventare un libro. Così, ho cominciato a lavorarci e a sviluppare la narrazione. Man mano le idee e la fantasia trovavano la propria espressione, la storia prendeva forma, le pagine crescevano. Proprio da questa traccia è nato il mio primo romanzo, “Il veleno della vendetta”. Sicuramente la lettura, un’altra mia passione, mi ha aiutato parecchio.

E quali generi letterari predilige?

Ho sempre avuto una grande passione per la lettura. Sin da giovane, amavo leggere romanzi gialli e d’avventura, cioè libri di movimento, che raccontano storie avvincenti e coinvolgenti. Anche da bambino, infatti, ricordo che per Santa Lucia preferivo giocattoli che si potessero utilizzare muovendosi o stando all’aria aperta invece di quelli da tavola, in cui bisogna stare fermi. Per questo, ho praticato sport: prima ho giocato a calcio, dalle giovanili fino ai 18 anni, nel Legnago, come terzino destro. Da adulto, poi, mi sono dedicato al golf.

Il protagonista dei suoi primi due libri è sempre l’investigatore Massimo. È una figura cui è particolarmente affezionato?

Si, l’investigatore Massimo è il protagonista di entrambi i miei libri. Col tempo, mi piacerebbe molto potesse diventare l’investigatore associato, nell’immaginario collettivo, a Bergamo. Nei romanzi gialli, infatti, i più grandi detective, solitamente vengono associati alla città che li vede protagonisti, un ruolo che per la Bergamasca è ancora sguarnito. Dopo il debutto ne “Il veleno della vendetta”, in questo nuovo romanzo, “Natura morta con delitto”, Massimo si trova alle prese con un nuovo caso. Questa volta il delitto è legato a una storia di femminicidio, un drammatico problema che affligge la nostra società.

Nei suoi libri non mancano, quindi, riferimenti all’attualità…

È vero, il mio intento è scrivere romanzi realistici, che possano indurre il lettore a compiere riflessioni sulla società. Ad esempio, nel primo romanzo, ho inserito l’elemento della crisi economica, con Massimo che si divide tra Bergamo, dove ha appena perso il lavoro, e Verona, la città in cui riuscirà a risolvere l’enigma, mentre questa volta ho affrontato il tema della violenza di genere. Ho dedicato, quindi, il mio romanzo alle donne vittime di femminicidio. A subirlo, nel testo, è una vecchia amica di Massimo, che pensava di essersi liberata dal marito, geloso, che la maltratta, e non si era resa conto che, proprio quest’ultimo, l’aveva seguita. E la storia si svilupperà con molti colpi di scena.

Anche l’ambientazione non è casuale

Scelgo con particolare cure i luoghi in cui ambientare le vicende narrate. È un aspetto cui dedico particolare attenzione, accanto alla caratterizzazione psicologica dei personaggi e alla loro sfera relazionale, agli incontri e ai dialoghi, nei quali spesso si può capire la chiave per individuare il colpevole del delitto. Ho scelto di ambientare le vicende del mio primo giallo in due contesti particolarmente importanti per me: Verona, dove ho vissuto a lungo, e Bergamo, dove abito, la città che amo. Nel mio secondo romanzo, invece, parlo solo di Bergamo: la descrivo offrendo la possibilità di farne conoscere le bellezze paesaggistiche, artistiche e architettoniche, la cultura del territorio. Infatti, non mancano riferimenti a vie e palazzi, piazze ed edifici, ma anche a piatti tipici bergamaschi.

Una narrazione sempre in prima persona. Come mai?

Si tratta di una precisa scelta: penso che scrivere in prima persona coinvolga maggiormente il lettore, che lo faccia sentire partecipe delle vicende e delle relative evoluzioni. In questo modo, chi legge apprende le stesse informazioni che ha Massimo: non è una lotta impari, come spesso avviene nei gialli, con l’autore che conosce a priori la vicenda e il lettore che deve cercare di scoprire lo svolgimento del delitto, magari con un finale deludente a carico di una comparsa. Io, invece, aiuto il lettore a scoprire il colpevole, fornendo degli indizi: così il romanzo diventa un viaggio da compiere insieme, mantenendo il mistero ma lasciando delle tracce nel testo.

Per concludere, a quali progetti sta lavorando per il prossimo futuro?

Nel breve periodo, sto ultimando la stesura di un terzo racconto, che vede sempre protagonista l’investigatore Massimo. Al centro ci sarà un tragico suicidio, un evento che metterà in crisi Massimo. E che potrà essere decifrato solamente grazie a una sua intuizione. Cogliendo gli spunti suggeriti da alcuni lettori, inoltre, nei prossimi romanzi, caratterizzerò le narrazioni con un’ambientazione dai toni più caldi, descrivendo una città più viva, una Bergamo con le sue iniziative, le associazioni e la vita sociale. Infine, posso anticipare che non mancano affascinanti idee per dar vita a nuovi futuri romanzi.

Paolo Ghisleni

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