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“Terra, tetto, lavoro” Le richieste comuniste di papa Francesco

Incontro storico, oltre due ore, il 28 ottobre tra Papa Francesco e lavoratori precari, informali e non regolamentati, venditori ambulanti, migranti, indigeni, «campesinos, contadini senza terra», «cartoneros, riciclatori di carta e cartone», abitanti delle periferie.

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«Tierra, techo, y trabajo. Terra, tetto, lavoro. È strano, ma quando parlo di queste cose per qualcuno sembra che il Papa sia comunista. Non si capisce che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo».

Incontro storico, oltre due ore, il 28 ottobre tra Papa Francesco e lavoratori precari, informali e non regolamentati, venditori ambulanti, migranti, indigeni, «campesinos, contadini senza terra», «cartoneros, riciclatori di carta e cartone», abitanti delle periferie. Nel cardinale Jorge Mario Bergoglio i Movimenti popolari, molto attivi in Argentina e America Latina, avevano un interlocutore affidabile e un difensore appassionato. Da Buenos Aires a Roma la passione è rimasta intatta e si è dilatata alla Chiesa universale.

Per la prima volta il Papa convoca i Movimenti popolari, vescovi e operatori pastorali e nell’aula vecchia del Sinodo dialoga a tutto campo e ricorda la necessità e l’urgenza di uscire nelle periferie, ascoltare e rispondere al grido degli emarginati, sconfiggere la fame e la guerra, garantire la dignità ai più poveri. Un discorso di denuncia e di speranza «che, per ampiezza e profondità, ha il valore di una piccola enciclica sociale» spiega «Radio Vaticana». Riprende il filo del discorso: la solidarietà deve «affrontare gli effetti distruttivi dell’impero del denaro»; non si vince «lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che convertono i poveri in esseri domestici e inoffensivi»; coloro che riducono i poveri alla passività sono, nel linguaggio del Vangelo, «ipocriti». Terra, casa e lavoro «sono diritti sacri».

È un crimine che milioni di persone soffrano la fame, mentre «la speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti». Milioni sono costretti a vivere senza casa – come sperimentò anche Gesù – in megalopoli «immense, moderne, orgogliose e vanitose» fatte per una minoranza felice, assediate dai centri commerciali mentre si nega «la casa a migliaia di nostri vicini».

Il mondo opulento inventa tanti eufemismi «per cui una persona che soffre la miseria diventa “senza fissa dimora”. Dietro l’eufemismo spesso c’è un delitto».

Molto meglio «l’integrazione urbana, che favorisce il riconoscimento degli altri». «Non esiste una povertà materiale peggiore di quella che non permette di guadagnarsi il pane e priva della dignità del lavoro». La disoccupazione dei giovani è il risultato «di un’opzione sociale, di un sistema economico che pone i benefici prima dell’uomo, di una cultura che scarta l’uomo e lo considera un bene di consumo».

Ai «cartoneros», ai «campesinos», ai minatori si negano i diritti al lavoro e al sindacato.

Condanna «i sistemi economici che per sopravvivere devono fare la terza guerra mondiale a pezzi».

Esclama «Quanta sofferenza, quanta distruzione, quanto dolore. Da tutte le parti della terra, in tutti popoli, in ogni cuore e nei Movimenti popolari si leva il grido di pace: mai più la guerra. Un sistema economico, incentrato sul denaro sfrutta la natura per sostenere il ritmo frenetico di consumo». Conferma che sta preparando un’enciclica sull’ecologia.

Perché il sistema scaccia l’uomo e lo rimpiazza con il denaro? Perché al denaro si rende un culto idolatrico? Perché si globalizza l’indifferenza? Perché «il mondo si è dimenticato Dio ed è divenuto orfano perché ha emarginato Dio».

Esorta a cambiare il sistema, a costruire strutture sociali alternative «con coraggio, intelligenza e passione ma senza fanatismo né violenza». I cristiani hanno un bel programma nelle beatitudini. Conclude con un vibrante appello: «Nessuna famiglia senza casa. Nessun campesino senza terra! Nessun lavoratore senza diritti! Nessuna persona senza la dignità che dà il lavoro».

Tra i partecipanti alla tre giorni 27-29 ottobre – promossa da Giustizia e pace e dall’Accademia scienze sociali – anche il presidente della Bolivia, Evo Morales.

Spiega il portavoce Federico Lombardi: «La visita non è stata organizzata tramite i consueti canali diplomatici e l’incontro privato e informale è un’espressione di affetto e vicinanza al popolo e alla Chiesa boliviana e un sostegno per il miglioramento dei rapporti fra le autorità e la Chiesa nel Paese». Denunce e proposte che si rinsaldano all’esortazione apostolica «Evangelii gaudium» (24 novembre 2013) successiva al Sinodo 2012: «Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della iniquità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’iniquità è la radice dei mali sociali». Per i paladini del capitalismo esasperato questo Papa è un comunista.

Lo sostengono gli estremisti della destra politco-finanziaria e della destra teologico-ecclesiale. Per la prima brilla il «Grand Old Party, Gran Vecchio Partito» (Gop) soprannome del Partito repubblicano degli Stati Uniti, dove il commentatore radiofonico Rush Limbaugh accusa il Papa e l’«Evangelii gaudium» di marxismo. In una trasmissione intitolata dice testaulmente: «È triste quanto sbagli Papa Francesco. Ha scritto sui mali intrinseci del capitalismo. È triste perché fa capire che non sa di cosa parla». Descrive la «Evangelii gaudium» come «un assalto alla nuova tirannia del capitalismo e un attacco all’idolatria del denaro. Qualcuno ha scritto questa roba per lui o gliel’ha fatta arrivare.

È puro marxismo, che esce dalla bocca del Papa. Il capitalismo senza limiti non esiste da nessuna parte, è una frase socialista per descrivere gli Stati Uniti». Ad attaccare pesantemente il Papa in prima fila c’è il movimento scismatico di Marcel Lefebvre e il direttore dello statunitense «Catholic Family News»: «Francesco sembra avere un buon cuore, ma teologicamente è un treno deragliato. Non gli consentirei di insegnare la religione ai miei figli».

Pier Giuseppe Accornero

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Commenti

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  1. Scritto da FabioR79

    Atti degli Apostoli, capitolo 4, paragrafi dal 32 al 35:
    32 La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. 33 ….. 34 Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto 35 e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.

  2. Scritto da Gaetano Bresci

    Osti! Il miglior politico di sinistra in campo istituzionale…..prima o poi lo fanno fuori.

    1. Scritto da Carlo Pezzotta

      Ma, se neanche il nano di Arcore, è stato fatto fuori, lui, che si è sempre professato cattolico e sostenuto da milioni di cattolici italioti!!

  3. Scritto da Lina

    togliamo i mega stipendi a Renzi e politici e Company che è ora chi l’ha detto e dove stà scritto che dobbiamo continuare a mantenere ste Gente

  4. Scritto da gigi

    Purtroppo è rimasto l’ultimo dalla parte degli ultimi. Con che coraggio Renzi & Co. osano definirsi cristiani?

    1. Scritto da Luca Lazzaretti

      Si è vero, bravo! Aggiungerei anche il miliardario di Arcore, anche lui si professa cristiano..forse l’avevi dimenticato…