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Arresti per ‘ndrangheta: l’inchiesta porta anche a Bergamo

Anche la provincia di Bergamo è entrata nella inchiesta che martedì all'alba ha portato in carcere 13 persone per associazione di stampo mafioso, in particolare su infiltrazioni pesanti della 'ndrangheta tra la Calabria e la Lombardia

Anche la provincia di Bergamo è entrata nella inchiesta che martedì all’alba ha portato in carcere 13 persone per associazione di stampo mafioso, in particolare su infiltrazioni pesanti della ‘ndrangheta tra la Calabria e la Lombardia.

Una convesazione, intercettata nel corso dell’indagine tra Saverio Sorrentino, braccio destro di Antonio Galati, tra gli arrestati nel blitz di martedì, infatti, si riferisce a episodi legati a Bergamo. "Gli sparo nella rotula, ho il 38 poi glielo appoggio e gli sparo nella rotula a tutti e due". Questa la frase: Sorrentino parla di un chiaro gesto di intimidazione con l’obiettivo di convincere due ex soci della impresa Tierre a toglierlo dai guai nell’inchiesta che la Procura di Bergamo ha aperto per bancarotta fraudolenta della società, fallita nel 2008.

Galati, secondo le accuse, sarebbe uno dei leader della cosca Mancuso di Limbadi, in Calabria che in anche in Bergamasca ha diramato i suoi tentacoli in particolare attraverso aziende in cui reinvestire il denaro ricavato con le attività illecite: una di queste è la società Ta.St. a Fontanella, società intestata a prestanome per la gestione di un bar.

L’indagine è diretta dal procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini. Al centro delle indagini del Ros dei carabinieri ci sono due presunti gruppi della ‘ndrangheta radicati nel Comasco, con infiltrazioni nel tessuto economico lombardo.

Accertati, secondo le indagini, gli interessi delle cosche in speculazioni immobiliari e in subappalti di grandi opere connesse ad Expo 2015. Gli arresti, martedì, sono stati eseguiti nelle province di Milano, Como, Monza-Brianza, Vibo Valentia e Reggio Calabria.

I 13 indagati sono accusati di associazione di tipo mafioso, detenzione e porto abusivo di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di denaro di provenienza illecita, abuso d’ufficio, favoreggiamento, minacce e danneggiamento mediante incendio. Per l’accusa contatti con politica e istituzioni

Secondo l’accusa, gli arrestati avevano contatti con esponenti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale e bancario da cui ottenevano vantaggi, notizie riservate e finanziamenti.

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