Il caso

Scure del governo Renzi sui Patronati: rischiano il posto 9 mila persone

Il Patto di Stabilità del Governo Renzi prevede il taglio di circa 150 milioni di euro ai Patronati, una scure che si abbatte sul sistema dei Patronati che così non potranno più garantire né la gratuità nell'accesso alle prestazione che rendono esigibili i diritti sociali, né il supporto agli enti previdenziali.

Sui Patronati pende la scure di Matteo Renzi. Se passerà la Legge di stabilità, così com’è strutturata, nel 2015 i Patronati saranno destinati a sparire. E con loro i servizi su assistenza e previdenza ai cittadini. Per sostenere i servizi dei Patronati, tutti i lavoratori versano un contributo che ora il governo Renzi ha deciso di incamerare, per poi dimezzare sia le anticipazioni sia l’aliquota di contribuzione. La manovra di bilancio, infatti, prevede per il 2015 un taglio di 150 milioni di euro del Fondo Patronati (che attualmente ammonta a circa 430 milioni di euro derivanti interamente dal contributo dello 0,226% sui salari dei lavoratori dipendenti) per poi dimezzare dall’80 al 45% gli anticipi che vengono versati ai Patronati sulle somme spettanti. Dal 2016, poi, verrà semi-chiuso direttamente il finanziamento del Fondo, con la riduzione dell’aliquota di contribuzione allo 0,148%. Non è dato sapere se questi tagli si tradurranno in un stipendio netto più consistente per i lavoratori e nemmeno si spiega dove saranno dirottate quelle somme.

Di certo per ora si sa che con un taglio di circa 298 milioni di euro su 430, il sistema dei Patronati si avvia alla chiusura non potendo più garantire nè la gratuità nell’accesso alle prestazioni che rendono esigibili i diritti sociali nè il supporto agli enti previdenziali.

Oltretutto le norme che restringono l’anticipazione delle risorse per l’attività svolta strangolerebbero finanziariamente gli istituti: i patronati verrebbero privati di liquidità sufficiente, bloccata dal ritardo di minimo 3 anni nei saldi del finanziamento. Complessivamente ogni 30 milioni di taglio al fondo, mille operatori di patronato rischiano il licenziamento: in bilico ci sono 9mila posti di lavoro.

Il sistema patronato si oppone con decisione al taglio, ponendosi su questa posizione: i cittadini pagano le tasse per un servizio che dovrebbe essere erogato dall’Inps che, a causa dei tagli, ha progressivamente chiuso gli sportelli e demandato tutte le procedure al sistema informatico. Il patronato si è posto in una posizione di interlocutore con il cittadino, che preferisce ancora il contatto diretto allo sportello: come detto il fondo 2013 ammontava a 430 milioni mentre il sistema dei patronati garantisce allo Stato un risparmi di oltre 657 milioni, di cui 564 per l’Inps, 63 per l’Inail e oltre 30 per il Ministero degli Interni.

A livello lombardo l’Inas, il patronato della Cisl, nel 2013 ha avuto oltre 800mila contatti, presentando 285.508 domande agli enti previdenziali (Inps-Inpdap e Inail): tra queste 33.853 domandi di pensioni e supplementi, 60.246 domande di Aspi, MiniAspi e mobilità, 11.115 domande di maternità, 22.118 pensioni di invalidità civile e accompagnamento, 3.400 riconoscimenti di malattie professionali e infortuni. Inoltre, a favore dei cittadini extracomunitari, sono state inoltrate 21.355 fra richieste e rinnovo di permesso di soggiorno e ricongiungimento familiare.

In provincia di Bergamo il patronato Inas ha una sede provinciale in città e 11 sedi zonali, con una presenza capillare in circa l’80% dei comuni della Bergamasca grazie ad una fitta rete di collaboratori volontari: la portata del servizio può essere misurata negli oltre 200mila contatti registrati nel 2013 e nelle 47.513 domande presentate a Inps-Inpdap e Inail. Le domande di pensioni e supplementi sono state 5.324, 11.700 le domande di Aspi, MiniAspi e mobilità, 1.808 domande di maternità, 2.311 pensioni di invalidità civile e accompagnamento, 990 riconoscimenti di malattie professionali e infortuni. A favore degli extracomunitari 4.700 richieste e rinnovo di permesso di soggiorno o ricongiungimento familiare.

Tutti servizi che ora rischiano di scomparire. 

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