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Papa Francesco in Turchia punta al rinnovamento del dialogo ecumenico

Papa Francesco si recherà in Turchia, ad Ankara e Istanbul, dal 28 al 30 novembre prossimo. Il Pontefice, ha detto il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, ha accolto "l'invito del presidente della Repubblica, di Bartolomeo I e del presidente della Conferenza episcopale”.

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A fine mese Pietro andrà a trovare il fratello Andrea: Papa Francesco visiterà Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, «segno del profondo legame che unisce Roma e Costantinopoli e del desiderio di superare, nell’amore e nella verità, gli ostacoli che ancora ci separano. Non c’è vero dialogo senza rinnovamento interiore».

Costantinopoli, antica Bisanzio e attuale Istanbul, deve il nome e il prestigio all’imperatore Costantino che nel 330 la designa capitale dell’Impero. Il Concilio Costantinopolitano I (381) attribuisce al Patriarca il secondo posto dopo il Vescovo di Roma e il Concilio di Calcedonia (451) riconosce la parità tra le due sedi ma nel luglio 1054 si consuma il grande scisma d’Oriente.

Per mille anni cattolici e ortodossi non si parlano. Il dialogo riprende 53 anni fa: nel 1961 Giovanni XXIII – che era stato dieci anni (1934-1944) delegato apostolico in Turchia e Grecia – invita gli «osservatori» delle «Chiese separate» al Concilio Vaticano II (1962-65).

Paolo VI, primo Papa nella storia, torna nella terra di Gesù e il 5 gennaio 1964 a Gerusalemme l’abbraccio tra Paolo VI e il Patriarca Atenagora I mette fine a nove secoli di lotte, incomprensioni e scomuniche.

Il 21 novembre 1964 – 50 anni fa – il Concilio approva il decreto sull’ecumenismo «Unitatis redintegratio», Da allora la promozione dell’unità tra i cristiani diventa uno dei principali intenti della Chiesa e l’ecumenismo ha fatto notevoli passi avanti.

Il 7 dicembre 1965 altro clamoroso gesto: in Concilio e al Fanar, sede del Patriarcato, viene letta la «dichiarazione comune» di Paolo VI e Atenagora I, che cancella e «toglie dalla memoria e nel mezzo della Chiesa le sentenze di scomunica». Ogni anno una delegazione ortodossa è a Roma per la festa dei Santi Pietro e Paolo (29 giugno) e una cattolica si reca al Fanar il 30 novembre per Sant’Andrea, fratello di Pietro, patrono della Chiesa ortodossa: è l’apostolo «protokleitós, il primo chiamato» perché annunciò a Pietro: «Abbiamo trovato il Messia» (Giovanni 1,41).

Il 25-26 luglio 1967 Paolo VI visita Atenagora a Costantinopoli e il Patriarca gli rende visita in Vaticano il 26-28 ottobre 1967 quando Paolo VI gli restituisce le reliquie di Sant’Andrea. Papa Montini il 14 dicembre 1974 nella Cappella Sistina compie un gesto clamoroso: bacia i piedi al metropolita di Calcedonia, Melitone, in memoria del gesto al Concilio di Firenze (1439) quando i Patriarchi ortodossi si rifiutarono di baciare i piedi al Pontefice Romano.

Giovanni Paolo II, accolto gelidamente, il 28-30 novembre 1979 visita Ankara, Istanbul, Izmir, Efeso e con il Patriarca Dimitrios I avvia il dialogo teologico. Dimitrios restituisce la visita nel dicembre 1987. Bartolomeo giunge a Roma tre volte: 1995, 2004 e 2014.

Nell’aprile 2004 il Patriarca concede ai cattolici «il perdono» 800 anni dopo il «sacco» di Costantinopoli nella IV crociata dell’aprile 1204, fatto che suscita «ricordi particolarmente dolorosi perché saccheggiatori erano cristiani latini – ricorda Papa Wojtyla – e un esercito, partito per recuperare la Terra Santa alla cristianità, andò a prendere e saccheggiare Costantinopoli versando il sangue di fratelli nella fede».

Wojtyla, cinque mesi prima di morire, il 27 novembre 2004 restituisce a Bartolomeo I le reliquie dei Santi Gregorio Nazianzeno e Giovanni Crisostomo, un gesto di riconciliazione 800 anni dopo il «sacco» che rifornì l’Occidente di reliquie e opere d’arte, compresa probabilmente la Sindone di Torino.

Papa Benedetto è stato in Turchia il 28-30 novembre 2006. Nella visita alla Moschea Blu accetta l’invito di Mustafà Cagrici, muftì di Istanbul, a raccogliersi davanti al «mihrab», la nicchia che indica La Mecca: non prega ma sosta in silenzioso raccoglimento.

Per Francesco e Bartolomeo sarà il quarto incontro. Il 19 marzo 2013 a Roma per l’inizio del ministero del Vescovo di Roma. A Gerusalemme il 24-26 maggio 2014 durante il viaggio del Papa in Terra Santa pregano insieme al Santo Sepolcro, cenano insieme, camminano mano nella mano, firmano la dichiarazione congiunta. A Roma Francesco e Bartolomeo pregano per la pace in Terra Santa con i presidenti palestinese Abu Mazen e israeliano Shimon Peres la sera di Pentecoste, 8 giugno 2014.

Ad Ankara Francesco incontrerà le autorità turche; a Istanbul firmerà una dichiarazione congiunta con Bartolomeo I, entrerà nella Moschea Blu e a Santa Sofia, già Cattedrale di Bisanzio, trasformata in moschea dal 1453 al 1935 e oggi museo.

La Turchia non riconosce il titolo di «Patriarca ecumenico di Costantinopoli» ma solo quello di «Patriarca del Fanar», il quartiere dove sorge la residenza, anche se il Patriarcato esiste da tempi antichissimi.

In Turchia le Chiese non hanno personalità giuridica, non possono costruire né restaurare i luoghi di culto, non possono possedere edifici e terreni né aprire scuole. Il Patriarcato è il punto di riferimento onorifico per gli ortodossi e il Patriarca è «primus inter pares» tra Chiese «autocefale».

Tra cattolici e ortodossi il nocciolo del confronto è sempre il «primato petrino», cioè i poteri del Vescovo di Roma, che gli ortodossi non accettano. La frattura più seria è con l’ortodossia russa che non vuole le Chiese cattoliche sul suo territorio, le definisce con disprezzo «uniate», non tollera la ricostituzione della gerarchia cattolica fatta da Giovanni Paolo II l’11 febbraio 2002 quando trasformò le quattro amministrazioni apostoliche in altrettante diocesi – Russia europea settentrionale, Russia europea meridionale, Siberia occidentale, Siberia orientale – allo scopo di migliorare l’assistenza dei cattolici nell’immensa regione.

D’altra parte la Chiesa ortodossa russa ha creato in Europa diocesi a Vienna, Berlino, Bruxelles.

La Chiesa è presente in Russia dal Battesimo della Rus’ nel 988, Mosca si è staccata da Costantinopoli e si è dichiarata autocefala di fatto nel 1448 e di diritto nel 1589.

La Russia, in quanto membro dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), ha sottoscritto il documento di Vienna che prescrive: «Gli Stati rispetteranno il diritto delle comunità religiose di organizzarsi secondo la propria struttura gerarchica e istituzionale».

Pier Giuseppe Accornero

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