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Imprese: boom di fallimenti Oltre 10mila in 9 mesi Più 18,7% rispetto al 2013

Non si ferma la corsa dei fallimenti: tra luglio e settembre più di 2.800 imprese hanno aperto una procedura fallimentare a livello nazionale, per un aumento pari al 18,7% rispetto allo stesso periodo del 2013. Non va meglio per le nuove imprese: sono state create 16.500 tra luglio e settembre scorso (+0,3%), ma il numero di aperture è il più basso degli ultimi dieci anni.

Un’epidemia che non si arresta. Sono i fallimenti. Tra luglio e settembre 2014 più di 2.800 imprese hanno aperto una procedura fallimentare a livello nazionale, per un aumento pari al 18,7% rispetto allo stesso periodo del 2013. Questo dato porta a oltre 10mila i fallimenti dichiarati nei primi nove mesi del 2013, il 18,6% in più rispetto al dato già elevato dell’anno precedente. Sono i dati resi noti da Unioncamere, la società di informatica delle Camere di commercio.

I FALLIMENTI

La crescita dei default riguarda tutte le forme giuridiche, con tassi di crescita a due cifre: più 20,6% per le società di capitale, più 14% per le società di persone e più 27,6% per le altre forme giuridiche.
Sull’aumento dei fallimenti registrato nel trimestre estivo pesa il contributo del commercio che, con i suoi 685 eventi e un incremento che ha superato il 23% rispetto al III trimestre 2013, rappresenta il 24% delle aperture totali. Numeri importanti, in termini assoluti e di incremento relativo, anche per costruzioni e manifattura: le attività legate al mondo edile, con 610 procedure fallimentari, presentano un aumento del 25% rispetto allo stesso periodo del 2013, mentre l’industria manifatturiera supera i 550 casi e registra un incremento più contenuto, pari al 3,4%.

L’aumento delle procedure fallimentari tra giugno e settembre riguarda tutta la Penisola, con tassi ovunque a doppia cifra, ad eccezione del Nord-Est, in cui si registra una contrazione dello 0,7% a quota 547, livello più basso rispetto a tutte le aree del Paese.

Il Nord Est beneficia del calo dei fallimenti registrato in Friuli Venezia Giulia (-11,7%) e in Emilia Romagna (-6,7%), mentre le procedure risultano in crescita in Trentino Alto Adige (+2,6%) e in Veneto (+6,6%). Al Centro, l’area con il tasso di aumento maggiore del periodo (+31,4%), i fallimenti sfiorano le 600 unità, con aumenti diffusi in 3 regioni (Lazio +41,3%, Toscana +38,4% e Marche +23,1%). L’Umbria risulta invece in controtendenza (-20,5%). Anche nel Nord-Ovest (+25,2%) si registra un tasso di crescita superiore alla media del Paese, con aumenti che variano tra il +66,7% della Liguria e il +19,4% della Lombardia. Nell’area l’unica regione senza segno più è la Valle d’Aosta, dove i fallimenti risultano stabili, a quota 3.

I CONCORDATI PREVENTIVI

Continuano a diminuire le domande di concordato preventivo: tra giugno e settembre 2014 sono state presentate 420 domande, il 19,8% in meno del terzo trimestre del 2013. Con questo dato, il numero di domande presentate nei primi nove mesi del 2014 ammonta a poco più di 1.500, in calo del 6,5% rispetto ai 1.640 concordati preventivi aperti nello stesso periodo del 2013.

Il rallentamento non coinvolge tutti i settori dell’economia: il numero di procedure aumenta nell’Agricoltura e nella Sanità (+50%), nel settore “Alloggi e ristorazione” (+33,3%) e nei “Servizi di informazione e comunicazione” (+14,3%).

I settori che contano il maggior numero di domande di concordato preventivo evidenziano comunque tutti un calo nel trimestre estivo 2014 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: l’industria manifatturiera (-24,7%), il commercio (-9,3%), le costruzioni (-17,7%). Dal punto di vista geografico, la diminuzione interessa tutte le aree del Paese, con tassi a doppia cifra ovunque. Tra giugno e settembre 2014 le procedure diminuiscono di quasi un terzo al Centro (-32%), dove pesa soprattutto la riduzione del Lazio (-69%), e del 20% al Nord-Ovest. Meno accentuato il calo nel Mezzogiorno (-14,6%) e nel Nord-Est (-10,4%). Tra le regioni in cui sono stati aperti più concordati preventivi nel terzo trimestre del 2014 si segnala il calo dell’Emilia Romagna (-19,3%), della Toscana (-18,4%) e della Lombardia (-13,2%) opposto all’incremento del Veneto (+12,8%).

NUOVE IMPRESE

Non solo fallimenti. L’anagrafe delle imprese nel terzo trimestre del 2014 chiude in positivo. Il bilancio demografico dei mesi estivi fra le imprese nate (72.833) e quelle che contemporaneamente hanno dichiarato la cessazione delle attività (56.382), termina con un saldo attivo pari a 16.451 unità, quasi 4mila unità in più rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Il tasso di crescita del periodo (+0,3%), però, è il risultato del più basso volume di iscrizioni rilevate nel terzo trimestre dell’anno dal 2005 e uno dei più contenuti volumi di cessazioni del decennio, superato solo nel 2010. Ma, come mostra l’analisi della natalità e mortalità delle imprese, diffusa oggi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione condotta da InfoCamere a partire dai dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, continua la corsa al rialzo dei fallimenti e l’assottigliamento del tessuto artigiano.

Sono oltre 10mila, infatti, i fallimenti registrati nei primi 9 mesi dell’anno, il 19% in più rispetto al dato – già elevato – dell’analogo periodo del 2013. Sul fronte artigiano, per il terzo trimestre consecutivo si registra un saldo negativo tra aperture e chiusure, dovuto soprattutto alla forte riduzione di iscrizioni (record negativo del decennio e oltre 1.000 unità in meno rispetto a quelle, già modeste, registrate nello stesso periodo del 2013).

“I dati provenienti dal Registro delle imprese indicano il persistere di una fase di stagnazione che sta colpendo il nostro sistema produttivo frenando la spinta a fare impresa e facendo aumentare le attività economiche che portano i libri in Tribunale”, evidenzia il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Il tema chiave, per dare nuove gambe allo sviluppo, è creare le condizioni per far ripartire il mercato interno, dal cui rallentamento dipendono le sorti di tante nostre imprese, e sostenere il coraggio e le aspirazioni di tante persone, soprattutto giovani, che vorrebbero mettersi in proprio. Per questo, occorre puntare con decisione sulle politiche attive per il lavoro, per far sì che le energie imprenditoriali del Paese possano tradursi in nuove iniziative economiche: un ambito nel quale le Camere di commercio sono particolarmente impegnate, anche attraverso un Network di 87 Sportelli per il sostegno all’imprenditorialità giovanile su tutto il territorio nazionale. In poco più di 5 mesi dal loro battesimo, abbiamo già accolto quasi 4.700 giovani motivati ad aprire una nuova impresa, assicurando loro percorsi mirati di accompagnamento allo start-up”.

Commenti

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  1. Scritto da CHESTER

    I boy scout sono sempre iperattivi e motivati ma, spesso, ti tocca recuperarli con l’elisoccorso.

  2. Scritto da il polemico

    è uno schifo,e la cosa assurda è per altri 3 anni sarà peggio di così……….perchè come dice il pd,ce lo chiede l’europa…

    1. Scritto da Guido

      Già, l’Europa che legifera sulle dimensioni dei cetrioli e dei battiscopa: dove siamo finiti, a forza di ritenerci evoluti…. Non possiamo nemmeno più decidere autonomamente se un cetriolo può essere definito tale se non rientra nei canoni europei…. L’eccesso di burocrazia e formalità (con aggiunta una massiccia dose di mascalzonaggine, perché sanno benissimo di essere pagati con montagne di denaro per non fare nulla), genera sciagure!

  3. Scritto da Sergio

    Beh, ma alla Leopolda teorizzano ed elucubrano all grande per noi….. Mangeremo i loro teoremi radical-chic (che vengono bene con la pancia piena da parlamentare), per sfamarci…

  4. Scritto da Alberto

    La crisi è finita, ringraziamo il venditore di pentole con l’acca aspirata.

    1. Scritto da BERGAMASC

      Sempre meglio del venditore di tappeti dall’accento brianzolo…comunque è la C che è aspirata, non l’H.