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“Ecco la vera Maddalena” Ritrovato l’originale dell’ultimo Caravaggio

Mina Gregori, ha rivelato a “Repubblica” che il dipinto della Maddalena in estasi scoperto in una collezione europea è attribuibile all'artista.

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L’olio su tela di Caravaggio scomparso nel nulla è stato finalmente ritrovato.

Mina Gregori, la più grande esperta dell’artista, ha scoperto l’originale de “La Maddalena in estasi”, di cui ci sono almeno otto esemplari in giro per il mondo, in una collezione europea.

Nel dipinto, che misura 103,5 cm x 91,5 cm, la Maddalena è rappresentata in preda all’estasi: la testa riversa all’indietro, gli occhi socchiusi, la bocca leggermente aperta, i capelli sciolti sul bianco della veste e il rosso del manto. I colori e la tecnica sono indizi fondamentali, ha rivelato la studiosa, allieva di Roberto Longhi, a “Repubblica”, e lasciano pochi dubbi sulla paternità dell’opera, che sarebbe attribuibile a Caravaggio.

L’elemento più importante che ha permesso l’identificazione dell’opera è stato però trovato sul retro dell’olio su tela: un foglietto con grafia seicentesca che recita “Madalena reversa di Caravaggio a Chiaia ivi da servare pel beneficio del Cardinale Borghese di Roma”.

Questa è, secondo la Gregori, la prova principe che il quadro sia quello che Caravaggio aveva con sé durante il suo ultimo viaggio verso Porto Ercole.

La storia del dipinto è piuttosto complessa: Caravaggio muore di malattia il 18 luglio 1610, dopo l’approdo a Porto Ercole.

In una lettera del 29 luglio, Diodato Gentile, vescovo di Caserta e Nunzio Apostolico del Regno di Napoli, scrive al cardinale Scipione Borghese, grande collezionista e protettore di Caravaggio, che l’artista è deceduto e che sulla barca in cui viaggiava ci sono tre quadri: due San Giovanni e la Maddalena. Poiché l’artista è morto, la barca fa rotta verso Napoli e le ultime tre opere di Merisi vengono date in custodia a Costanza Colonna, la marchesa amica del pittore che abita nel quartiere “Chiaia” a cui si fa riferimento nel biglietto ritrovato nel retro del dipinto. La nobildonna dovrebbe far arrivare le tele al cardinale Borghese, ma qualcosa non va per il verso giusto, infatti solo un San Giovanni giungerà a destinazione, l’altro andrà perduto così come la Maddalena.

Le avventure di quest’ultima dal 1610 al 2014 sono di difficile ricostruzione: ne vengono pordotte alcune copie, una del 1612 di Louis Finson, conservata oggi al Musée des Beaux Arts di Marsiglia e un’altra di Klein, che si trova in una collezione romana e che è stata esposta in più mostre con il nome di Caravaggio, ma che solo secondo alcuni storici dell’arte è l’originale. Tesi che ora sembra smentita definitivamente da Mina Gregori, la quale ritiene che quella Maddalena non sia del Merisi perché è raffigurata come una donna matura e non come un’adolescente come quella che è stata ripresa anche da Finson.

La Maddalena in estasi “autografa” da Napoli è passata da Roma, come testimonia un timbro in ceralacca apposto sulla tela.

Poi più nulla. Finisce nella collezione di una famiglia europea, di generazione in generazione, finché a qualcuno viene in mente che possa essere un Caravaggio e viene contattata la massima autorità del campo: Mina Gregori, appunto, presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi di Firenze.

Dopo essere stato riconosciuto come originale dalla studiosa, il quadro è stato sottoposto a una pulitura e agli esami di laboratorio per datare la tela. A proposito della scoperta, la storica ha detto: “Sono sicura al cento per cento. Ho notato dapprima quelle mani intrecciate, poi ho valutato l’assoluta novità del soggetto, nessuno aveva dipinto prima una Maddalena così…Ho ravvisato i modi del Caravaggio”.

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