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Pillole di Grande Guerra 30 La guerra remota: l’assedio di Tsingtao fotogallery

Il 2 settembre 1914 l'esercito giapponese assalta Tsingtao: isolata dalla Madrepatria e a corto di viveri e munizione, la colonia tedesca capitolò il 7 novembre. Il piccolo lembo di terra, concesso dalla Cina alla Germania come risarcimento, rappresentava una spina nel fianco per le attività britanniche in estremo Oriente.

Tsingtao era la maggior installazione militare tedesca in estremo Oriente, ed era difesa da una guarnigione di circa 4.000 uomini. Il suo assedio non venne effettuato dai britannici, come sarebbe stato lecito immaginare, bensì dai loro alleati giapponesi, che, già dal 16 agosto del 1914, ossia una settimana prima della loro ufficiale entrata in guerra, organizzarono una spedizione militare contro la colonia tedesca.

Non ci si deve stupire di questa alleanza anglo-giapponese, che, alla luce di quanto accaduto nella seconda guerra mondiale potrebbe apparire improbabile: non dimentichiamo che la Gran Bretagna offrì un enorme appoggio al Mikado, in occasione del conflitto russo-giapponese del 1904/5, tanto che alcuni illustri storici, come Virgilio Ilari, sostengono addirittura che quella guerra fosse stata combattuta dal Giappone a nome dell’impero britannico. Comunque sia, ben prima della dichiarazione di guerra, il generale Mitsuomi Kamio ricevette l’ordine di muovere contro Tsingtao e di conquistarla. Il giorno precedente, il primo ministro nipponico aveva peraltro inviato un ultimatum alla Germania, intimandole di ritirare tutto il personale militare tedesco dalle acque cinesi e giapponesi.

Il 2 settembre, le truppe di Kamio, forti di circa 23.000 uomini e dotate di 142 cannoni, cominciarono a bombardare il porto nemico. Si unirono alle forze nipponiche anche 1.500 soldati inglesi: ufficialmente, per aiutare l’alleato, ma, in realtà, per controllare cosa stesse effettivamente accadendo. La guarnigione germanica, nonostante una sproporzione di forze di sei a uno, resistette bravamente per due mesi, rintuzzando colpo su colpo i tentativi nemici di impossessarsi della piazzaforte.

Infine, isolata dalla Madrepatria e a corto di viveri e di munizioni, essa dovette capitolare, il 7 novembre, e consegnò il porto ai giapponesi tre giorni più tardi. A questo punto, Tsingtao avrebbe dovuto tornare sotto la giurisdizione cinese: viceversa, dopo la ratifica, nel maggio del 1915, da parte del Celeste Impero, delle cosiddette “ventuno richieste”, presentate quattro mesi prima dai nipponici, l’ex colonia tedesca restò, per ragioni strategiche, sotto il controllo giapponese, che vi rimase, in effetti, fino al 1922.

Molto ammirata in Europa fu la tattica adottata, durante l’assedio, dal generale Kamio, che, forte dell’esperienza dell’analogo episodio di Port Arthur, durante la guerra russo-giapponese, evitò accuratamente gli attacchi frontali, che stavano producendo carneficine sul fronte occidentale, privilegiando azioni di sorpresa e notturne.

Ammirata, va detto, ma niente affatto imitata: i colleghi di Kamio, francesi, inglesi, tedeschi, pensavano ancora all’Oriente come ad un luogo semibarbaro, in cui potevano funzionare sistemi guerriglieri, inaccettabili in Europa. La storia dimostrò di quanto si sbagliavano…

Curiosità: risarcimento in colonia

L’ex colonia germanica della baia di Jiaozhou, nello Shandong meridionale, di cui Tsingtao (oggi Qingdao) era il capoluogo amministrativo, si trova in Cina: un territorio non del tutto estraneo alle rotte di espansione coloniale tedesca. Il sud dello Shandong, infatti, era sede, alla fine del XIX secolo, di una presenza militare e navale germanica e di un insediamento missionario. La ragione per cui la Germania, dal 1898 al 1914, si trovò a possedere questo minuscolo lembo di territorio cinese, di soli 550 kmq, è abbastanza anomala e curiosa.

Nel novembre 1897, proprio nel sud dello Shandong, la Società della Grande Spada, di forte tendenza nazionalista e xenofoba, assassinò due sacerdoti cattolici tedeschi, della missione Steyler, nella regione di Juye (di qui il nome di “incidente di Juye” con cui gli storici ricordano l’episodio): questo delitto va inserito nel contesto della ribellione nazionalista cinese (la cosiddetta “rivolta dei Boxer”), che portò, in seguito, l’Europa ad inviare in Cina un corpo di spedizione internazionale, a tutela degli europei che vi si trovavano. In quel clima arroventato, dall’assassinio dei due sacerdoti ebbe origine una serie di scontri tra i marinai ed i militari tedeschi che si trovavano sul posto e i nazionalisti cinesi, che si concluse con un accordo tra Cina e Germania, in cui si concedeva il territorio già occupato dai tedeschi al Reich, a titolo di risarcimento per l’incidente di Juye, per un periodo di 99 anni (come nel caso di Hong Kong con la Gran Bretagna).

Per questo motivo, nel 1914, Tsingtao rappresentava una spina nel fianco per le attività britanniche in estremo Oriente, tanto da indurre gli inglesi ad un’azione militare contro la base nemica.

Commenti

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  1. Scritto da Yu-Li-Han

    A posteriori si apprezza meglio la linea di riscossa cinese, partita insorgendo contro il programmato avvelenamento di massa mediante l’oppio gestito dalle potenze occidentali. Proseguì poi il condiviso passaggio di unità nazionale, di destrutturazione feudale, di lotta con affermazione di monocrazia socialista modernizzante. E’ stata una marcia lunga, tenace, dolorosa, giusta quanto efficace e con successi fondati sul proprio innalzamento invece che in detrimento di altri popoli.